Ponte sullo Stretto, la Corte dei conti solleva nuovi dubbi: “Chiarimenti del governo non sufficienti”

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura

La Corte dei conti torna a esprimere perplessità sul progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina. I magistrati contabili, dopo un’attenta analisi della documentazione inviata dal governo, hanno ritenuto insoddisfacenti i chiarimenti forniti in risposta ai rilievi già formulati nelle scorse settimane. Di conseguenza, la questione è stata deferita alla Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato, che si riunirà il prossimo 29 ottobre per un’ulteriore valutazione.

La decisione della Corte non blocca formalmente il percorso dell’opera, ma rappresenta un passaggio cruciale. Senza il “visto” di legittimità da parte dei magistrati contabili, infatti, la delibera Cipess che approva il progetto del ponte non può entrare pienamente in vigore. L’esame del 29 ottobre sarà quindi determinante per capire se il dossier potrà procedere o se sarà necessario un nuovo intervento da parte dell’esecutivo.

I rilievi della Corte: costi, procedure e trasparenza

I magistrati contabili avevano già evidenziato diverse criticità nella delibera Cipess che aveva dato il via libera al progetto. I dubbi riguardano principalmente i costi dell’opera, la coerenza del quadro normativo e le modalità con cui è stato riattivato l’iter di realizzazione dopo anni di sospensione. Secondo la Corte, nel documento approvato dal Cipess mancavano motivazioni solide a sostegno della decisione, e la relazione allegata appariva più come un riepilogo delle attività svolte che come una reale valutazione tecnico-economica del progetto.

Ulteriori perplessità riguardano la trasmissione degli atti e i tempi con cui questi sono stati inviati per il controllo preventivo. Alcuni documenti, secondo la Corte, sarebbero dovuti pervenire ai magistrati prima dell’approvazione definitiva, e non in un secondo momento. Inoltre, il metodo di invio — tramite collegamento elettronico e non attraverso canali formali tradizionali — è stato ritenuto poco conforme alle procedure previste per un’opera di tale portata.

Le contestazioni non si fermano qui. Restano da chiarire anche i dati economici e tecnici su cui si basa la stima complessiva dei costi. La Corte dei conti aveva concesso al governo un termine di venti giorni per fornire ulteriori dettagli e risposte. Palazzo Chigi ha rispettato la scadenza, ma la replica non è stata resa pubblica e, secondo fonti interne alla magistratura contabile, non avrebbe sciolto i principali nodi.

La replica della società “Stretto di Messina”

A intervenire dopo la decisione della Corte è stato Pietro Ciucci, amministratore delegato della società “Stretto di Messina”, che coordina il progetto. “La decisione della Corte non comporta alcun allungamento dei tempi per la procedura di registrazione della delibera Cipess, che resta fissata al 7 novembre”, ha dichiarato in una nota.

Ciucci ha spiegato che il rinvio rappresenta un passaggio tecnico utile per “svolgere ulteriori verifiche rispetto ai chiarimenti già forniti”, ribadendo la fiducia della società nell’esito positivo dell’esame. “Siamo convinti di aver operato nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee in materia di grandi opere pubbliche. Entro la convocazione del 29 ottobre, forniremo tutti gli approfondimenti richiesti, in piena collaborazione con le istituzioni competenti”, ha aggiunto.

Un progetto ancora in bilico

Il passaggio alla Sezione centrale di controllo di legittimità segna dunque una fase decisiva. L’organo collegiale, previsto dalla Costituzione, ha il compito di esercitare un controllo preventivo sugli atti del governo: senza il suo via libera, nessuna norma o delibera può produrre effetti. Nel caso del ponte sullo Stretto, l’adunanza generale del 29 ottobre — fissata alle ore 10 — dovrà decidere se registrare la delibera Cipess con o senza rilievi, oppure se rinviarla indietro per ulteriori modifiche.

Fino a quella data, il cronoprogramma dell’opera resta sospeso. Il progetto, da oltre mezzo secolo al centro di discussioni politiche e tecniche, continua quindi a muoversi su un equilibrio precario tra ambizioni infrastrutturali, vincoli normativi e sostenibilità economica.

Se la Corte dovesse approvare il documento, la procedura potrà proseguire verso la fase esecutiva. In caso contrario, il governo sarà costretto a intervenire nuovamente, fornendo ulteriori chiarimenti o revisioni del progetto.

Intanto, l’attenzione resta alta: il ponte sullo Stretto di Messina, simbolo di una delle opere più controverse della storia italiana, si trova ancora una volta davanti a un bivio tra rilancio e rinvio, mentre la Corte dei conti si prepara a valutare se i conti — e i principi di legittimità — tornano davvero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *