Siti porno bloccati ai minori: da oggi scatta la verifica dell’età, ma il web si ribella. Il commento pungente di Luca Bizzarri fa il giro dei social

Di Carlotta Reale ·4 min di lettura

Da oggi, 12 novembre 2025, in Italia cambia il modo di accedere ai siti pornografici. È ufficialmente entrato in vigore il nuovo sistema di verifica dell’età introdotto dall’Agcom, che obbliga tutte le piattaforme a luci rosse e i portali di condivisione video a introdurre sistemi in grado di impedire ai minori di 18 anni di accedere ai contenuti per adulti. Un cambiamento epocale che, però, ha già scatenato polemiche, ironie e dubbi sulla reale efficacia dei controlli.

La stretta dell’Agcom

La misura era stata annunciata mesi fa, ma ora è diventata realtà. I siti per adulti, da Pornhub a YouPorn, fino ai portali più piccoli e indipendenti, devono implementare strumenti di verifica dell’età affidabili, pena sanzioni fino a 250.000 euro e il rischio di oscuramento sul territorio nazionale.

L’obiettivo dichiarato è quello di proteggere i minori, spesso esposti a contenuti espliciti senza alcun filtro. Tuttavia, la normativa si scontra con un paradosso: i portali non possono richiedere documenti d’identità, né utilizzare sistemi come Spid o Carta d’Identità Elettronica, strumenti pensati per la pubblica amministrazione. In altre parole, devono verificare l’età senza realmente sapere chi è l’utente.

Anche i metodi più avanzati — come l’invio di selfie o la stima dell’età tramite intelligenza artificiale — sono stati vietati per motivi di privacy, lasciando i gestori dei siti nel limbo tra obblighi di legge e impossibilità tecnica di rispettarli.

Il commento ironico di Luca Bizzarri

Nel caos generale, a gettare un tocco di ironia sulla vicenda è stato Luca Bizzarri, attore, conduttore e volto noto della televisione italiana. Su X (ex Twitter), il comico ha pubblicato un post che in poche ore è diventato virale:

“Comunque prima cosa fatta stamattina: controllare che Pornhub funzionasse. Funziona, non ti chiede niente. Io, naturalmente, mi sono sentito scemo. Chissà se capita anche a loro.”

Il messaggio, ironico e provocatorio, ha scatenato una valanga di commenti. Un utente, cercando di stuzzicarlo, ha scritto: “Perché hai l’abbonamento, prova a disdirlo”. La replica di Bizzarri non si è fatta attendere:

“Abbonamento? Io capisco non sapere un cao di niente, ma almeno una cultura di base sulle pie speravo l’aveste.”

Un botta e risposta che ha fatto sorridere il web, ma che nasconde anche una riflessione più seria: la difficoltà di mettere in pratica controlli realmente efficaci in un mondo digitale che, per sua natura, sfugge alle regole.

“Se serve il controllo sui siti porno, perché non anche su X?”

Poco dopo, Bizzarri ha rincarato la dose, rivolgendosi direttamente all’Agcom con un’altra osservazione tagliente:

“Poi un’illuminazione, e mi rivolgo direttamente ad AGCOM. Scusate, ma qui su X il porno c’è. Allora ci vuole il riconoscimento anche qui, perché X è esentata?”

Un interrogativo che molti utenti hanno condiviso: se l’obiettivo è davvero proteggere i minori, perché le piattaforme social, dove circolano quotidianamente immagini e video espliciti, non sono sottoposte agli stessi controlli?

Una legge che divide

La nuova normativa, pur nata con intenti di tutela, rischia di trasformarsi in un boomerang. Gli esperti del settore digitale sottolineano che i sistemi di blocco sono facilmente aggirabili con l’uso di VPN, mirror site o server esteri, rendendo la misura poco efficace e potenzialmente dannosa per la privacy degli utenti.

Molti temono inoltre che la legge possa spingere parte del pubblico verso canali illegali o non regolamentati, aumentando i rischi di truffe informatiche e violazioni dei dati personali.

Tra tutela e censura

Il dibattito si divide tra chi sostiene la necessità di una regolamentazione più severa per proteggere i minori e chi teme che questo possa aprire la strada a una forma di censura digitale. L’Agcom, da parte sua, difende la decisione parlando di un “passo necessario verso la responsabilità online”, ma il popolo del web sembra pensarla diversamente.

Intanto, mentre i tecnici delle piattaforme cercano soluzioni per adeguarsi senza violare la privacy degli utenti, i controlli restano facilmente eludibili. E il commento di Luca Bizzarri, più che una battuta, sembra una fotografia impietosa della realtà: tra buone intenzioni e inefficienze tecniche, la nuova legge rischia di trasformarsi nell’ennesimo paradosso digitale all’italiana.

Una cosa, però, è certa: il porno online non si è fermato. E anche chi avrebbe voluto bloccarlo, oggi si ritrova davanti a una rete che, ancora una volta, ha dimostrato di essere più veloce di chi cerca di imbrigliarla.

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