Negli Stati Uniti torna la domanda sulla salute mentale di Donald Trump. Le sortite «anomale» che hanno segnato la fase finale della campagna per le elezioni di metà mandato, e le sue prime reazioni alla sconfitta, riaprono il confronto. Da una parte c’è l’ipotesi di un declino cognitivo, dall’altra quella di una versione estrema della sua vecchia strategia. Nata con i comizi del 2015 e battezzata «The Weave», punta ad attirare l’attenzione con affermazioni scandalose e salti continui da un argomento all’altro.
Si è anzi detto compiaciuto per l’aumento dei profitti delle compagnie petrolifere. A chi gli faceva notare che la gente soffre, ha risposto «non mi interessa».
In Ohio, dove sosteneva il senatore Jon Husted, che stava per essere battuto dal democratico Sherrod Brown, si è soffermato sul sedere, sulle spalle, sulle mani e sui piedi del candidato, elogiando il fisico di «un vero atleta». Husted aveva preso il posto di JD Vance, diventato vicepresidente, e da ragazzo aveva giocato a football nella squadra universitaria. Trump è tornato a parlare del sedere di Husted anche in Kentucky e in North Carolina. In Pennsylvania ha fatto riferimento alle «straordinarie dimensioni» del pene di Arnold Palmer, leggenda del golf.
A poche ore dal voto, invece di parlare di inflazione, immigrazione e criminalità, il presidente è andato a celebrare il controverso restauro della Reflecting Pool, lo specchio d’acqua davanti al Lincoln Memorial. Ha anche detto che vorrebbe cambiarle nome e darle il suo. Dopo la sconfitta si è dedicato soprattutto alle opere edilizie con cui vuole riempire Washington, dall’arco di trionfo alla sala da ballo, e ha mostrato con orgoglio il cantiere ai giornalisti. «Un giorno da celebrare», ha commentato il ministro dell’Interno Doug Burgum.
Il New York Times ha analizzato con l’intelligenza artificiale 6.500 discorsi di Trump. Secondo il quotidiano, in dieci anni il ricorso a insulti e parolacce è passato da 6 a 15 ogni 10 mila parole, mentre digressioni e frasi confuse sono quasi triplicate. Incoerenze sempre più frequenti, argomenti ripetuti con le stesse parole nello stesso comizio e attenzione per l’aspetto fisico degli interlocutori inducono gli esperti a ritenere che stiano gradualmente franando i suoi «guardrail» psicologici.
Inoltre restano appena 22 giorni di lavoro parlamentare per far approvare dal Congresso, ancora a maggioranza repubblicana, leggi e nomine volute dalla Casa Bianca prima dell’insediamento delle nuove Camere a guida democratica, il 3 gennaio.


