Youssef Siher, ricercatore bresciano di 30 anni e attivista pro Pal, è stato scarcerato mercoledì. La gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo firmato dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, «fatti salvi successivi approfondimenti di indagine». Per la procura Siher «istigava alla violenza», per la giudice nei suoi messaggi non c’è «nessun riferimento ad azioni concrete».
Pm e gip partivano dallo stesso punto: Siher non ha fatto riferimenti diretti ad atti di violenza nei messaggi pubblicati sul canale Telegram (11.000 iscritti) e sulla pagina Instagram (39.000 iscritti) che aveva creato e amministrava con il nome «Movimento 17 ottobre», aperti la sera del 18 ottobre dopo le devastazioni nel centro di Milano. Su tutto il resto le valutazioni si sono divise.
Per il pm era sospetto che Siher non fosse a casa sua nel Bresciano il pomeriggio della manifestazione milanese del 24 ottobre. La gip osserva che i familiari permisero subito alla polizia di rintracciarlo a casa di amiche milanesi, dove si era trasferito. Il rifiuto di fornire il codice di sblocco del cellulare sequestrato è per la giudice una scelta «neppure inusuale» e «di per sé neutra». Anche i contatti con movimenti e sindacati sono una «condotta di per sé rientrante nelle facoltà riconosciute dall’ordinamento».
Il fermo contestava l’istigazione a delinquere in due messaggi. Nel primo, del 18 ottobre, Siher scriveva «dobbiamo fare come la Francia, lì sono ben organizzati e soprattutto attivi»: per la gip è un riferimento «generico» e privo di «allusioni ad atti violenti». Nel secondo, del 20 ottobre, si leggeva: «Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».
La giudice riconosce «toni aspri ed espressioni volgari», ma rileva che la dichiarazione è rivolta a un «presente infame» e non alle istituzioni, e che manca di «specifici e concreti riferimenti ad azioni violente».
Sul canale alcuni utenti incitavano a «spaccare istituti di credito» e «distruggere ripetitori Rai». Secondo la procura Siher, invece di prendere le distanze, aveva «offerto un supporto di gestione della rete dei vari gruppi riottosi», e con convocazioni e annunci all’ultimo momento per il 24 ottobre aveva prospettato una «belligeranza urbana», da cui l’aggravante della finalità di terrorismo.
La gip ammette che la cancellazione dei gruppi temporanei mirava a ostacolare l’identificazione dei partecipanti, ma sottolinea che Siher «non prospetta mai l’attuazione di azioni violente» e si limita a «evocare azioni di "disobbedienza civile"».
Per questo la giudice non trova gli elementi del nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», introdotto dall’ultimo decreto legge del governo Meloni.
Resta il «vademecum di incitamento a tecniche di guerriglia urbana ispirato alla Rivoluzione egiziana del 2011» indicato dalla procura. La gip distingue tra la versione integrale trovata nel computer di Siher e quella pubblicata, priva delle quattro pagine più aggressive verso la polizia: «le pagine pubblicate non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nelle manifestazioni contro le forze dell’ordine, né istruzioni per reagire».


