Momenti di alta tensione hanno scosso il Macrolotto di Prato, area simbolo dell’imprenditoria cinese nella città toscana, nella tarda mattinata di lunedì 17 novembre. Intorno alle 11.30, un gruppo di oltre quindici cittadini cinesi è uscito improvvisamente dal capannone del Consorzio Euroingro in via Gora del Pero e ha assalito gli agenti della Digos impegnati a garantire l’ordine pubblico durante un presidio sindacale. L’aggressione ha provocato il ferimento di due poliziotti, immediatamente trasportati al pronto soccorso dell’ospedale di Prato, dove sono stati medicati per lesioni non lievi.
La dinamica: un gruppo armato di rabbia contro il presidio sindacale
Secondo la ricostruzione fornita dalla Procura, l’obiettivo del gruppo non era la polizia, bensì il gazebo allestito da lavoratori pakistani e di altre nazionalità impegnati da giorni in un sit-in per rivendicare diritti basilari: il riconoscimento del contratto collettivo e la fine dei turni di lavoro considerati insostenibili. Un presidio pacifico, nato da una lunga vertenza che denuncia condizioni irregolari all’interno delle aziende operanti nel consorzio.
Il gruppo di aggressori avrebbe tentato di raggiungere il gazebo con un chiaro intento punitivo. Solo il tempestivo intervento degli agenti della Digos ha evitato che lo scontro degenerasse ulteriormente. Nel momento in cui i poliziotti si sono interposti, le tensioni sono esplose: spintoni, calci, pugni e un tafferuglio violento che ha coinvolto decine di persone.
Il procuratore Luca Tescaroli ha confermato che tre uomini, di 27, 30 e 60 anni, tutti regolarmente soggiornanti in Italia, sono stati identificati e bloccati. A loro carico stanno procedendo le ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Le indagini, però, non si fermano: si sta lavorando per individuare i restanti membri del gruppo che hanno partecipato all’aggressione.
La denuncia del sindacato: “Attacco organizzato contro lavoratori che chiedono diritti”
Al presidio erano presenti anche i rappresentanti del sindacato Sudd Cobas, impegnati in una conferenza stampa già programmata. Il sindacato parla senza mezzi termini di “attacco al presidio dei lavoratori Euroingro”, attribuendo l’iniziativa non soltanto ad alcuni operai, ma anche a soggetti riconducibili a titolari delle aziende del consorzio.
Secondo il racconto dei delegati sindacali, il gruppo avrebbe distrutto i gazebo allestiti per la protesta, tentando di colpire i lavoratori in sciopero. “È surreale che chi gestisce le attività reagisca con la violenza a una richiesta semplice e legittima: lavorare con un contratto regolare e turni sostenibili”, denuncia il sindacato, che da anni segnala presunte irregolarità diffuse nel distretto dell’abbigliamento pratese.
Sudd Cobas, in una nota, definisce Euroingro “un nodo della catena dello sfruttamento”, citando testimonianze di lavoratori costretti – a loro dire – a restare nascosti per ore in container durante ispezioni e controlli. Una prassi che, se confermata, getterebbe ulteriore luce su un sistema produttivo opaco, già più volte finito sotto la lente degli ispettori del lavoro.
Il sindacato ricorda anche il recente licenziamento di un operaio, avvenuto solo pochi giorni prima degli scontri, mentre altre aziende del consorzio erano impegnate in trattative per la regolarizzazione del personale: “È una guerra ai diritti – si legge nel comunicato – e Prato non può continuare a essere teatro di situazioni del genere”.
Un distretto sotto pressione: tensioni, sfruttamento e rivendicazioni
Quanto accaduto al Macrolotto non è un episodio isolato, ma il sintomo di un conflitto più ampio che coinvolge lavoratori stranieri, aziende locali e le dinamiche produttive di un distretto che da anni vive tra successi economici e ombre di sfruttamento. Le condizioni di lavoro denunciate dagli operai – turni lunghissimi, contratti inesistenti, buste paga irregolari – emergono periodicamente, spesso accompagnate da tensioni tra gruppi etnici diversi.
Il violento attacco agli agenti della Digos rappresenta un salto di qualità nell’escalation di conflitti interni al distretto, segnale di un malessere profondo che richiama la necessità di interventi strutturati, controlli rigorosi e un dialogo reale tra istituzioni, sindacati e imprese.
La città chiede chiarezza
Mentre i due agenti feriti vengono assistiti e le indagini proseguono per identificare tutti i responsabili, l’episodio rimette al centro del dibattito la sicurezza nel distretto pratese e il delicato equilibrio tra produttività ed elementi di illegalità che, secondo molti osservatori, continuano a condizionare la vita lavorativa dell’area.
Lo scontro al Macrolotto appare oggi come il punto di rottura di tensioni accumulate nel tempo, reso evidente da un episodio che potrebbe non essere l’ultimo se non verranno affrontate le cause profonde delle rivendicazioni e delle violenze.