La tragica notte di viale Fulvio Testi continua a rivelare dettagli inaspettati. L’incidente costato la vita al 19enne Pietro Silva Orrego si arricchisce di una svolta inattesa che sta riscrivendo completamente la ricostruzione iniziale. Il 20enne indicato da alcune testimonianze come possibile conducente del Suv coinvolto — e sospettato persino di aver inscenato un finto intervento per soccorrere gli amici — sarebbe stato in realtà uno dei primi a tentare disperatamente di salvare i giovani intrappolati nelle lamiere.
Due video circolati sui social nelle ultime ore stanno radicalmente cambiando il quadro investigativo. Le immagini mostrano il ragazzo arrivare di corsa insieme ad alcuni passanti, urlare in stato di shock per i suoi amici e tentare con tutte le forze di sfondare il finestrino della Mercedes Classe G Brabus distrutta nell’impatto. Mentre colpisce il vetro a calci, una delle scarpe gli vola via e finisce nell’abitacolo. Proprio quella scarpa, inizialmente trovata dentro la vettura, aveva alimentato i sospetti sul suo possibile ruolo alla guida. Oggi, invece, sembrerebbe diventare la prova della sua buona fede.
Le nuove immagini mostrano un giovane visibilmente scosso, impegnato a cercare un modo per liberare i ragazzi intrappolati. Il suo comportamento contrasta con l’ipotesi — circolata subito dopo l’incidente — che avesse tentato di camuffarsi da soccorritore improvvisato per non ammettere di essere al volante. Secondo la testimonianza di un passante, infatti, le sue affermazioni iniziali non coincidevano con la realtà dei fatti: aveva dichiarato di essere arrivato con un tram che, secondo gli orari, non aveva effettuato alcuna corsa in quel momento. Era risultato inoltre positivo all’alcol test, un elemento che aveva ulteriormente rafforzato le ombre sulla sua posizione.
Gli investigatori, però, stanno ora valutando attentamente ogni indizio. L’assenza quasi totale di ferite compatibili con un impatto di quella gravità ha già insospettito gli agenti, poiché chi si fosse trovato realmente a bordo del Suv avrebbe riportato traumi significativi. Le macchie di sangue sui vestiti del 20enne sarebbero invece spiegabili con il tentativo di soccorrere gli amici gravemente feriti.
Il ragazzo conosceva bene gli occupanti del mezzo e non si esclude che avesse passato la serata con loro. Tuttavia, gli inquirenti ritengono sempre più plausibile che fosse sceso dall’auto prima dell'incidente, forse poco prima della folle corsa conclusasi contro un ostacolo, che ha letteralmente spezzato il Suv in due.
Nel mirino ora c’è un altro giovane: un 23enne, incensurato e con patente valida, che aveva noleggiato la Mercedes da una società specializzata. È stato lui stesso a dichiarare alla polizia locale di essere stato alla guida nel momento dello schianto. Gli agenti attendono gli esiti completi dell’alcol test a cui è stato sottoposto in pronto soccorso. Proprio lui potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale.
Gli inquirenti continuano a ricostruire minuto per minuto la dinamica dell’incidente, esaminando telecamere, telefonate, testimonianze e soprattutto nuovi frammenti video che stanno emergendo in queste ore. La notte dell’incidente, infatti, diversi automobilisti e residenti della zona hanno registrato e condiviso immagini dell’impressionante scena, contribuendo involontariamente a fare luce su una storia che, a prima vista, sembrava più semplice di quanto si stia rivelando.
Il caso resta aperto e pieno di interrogativi, ma una cosa sembra ormai chiara: quel 20enne, accusato di mentire per nascondere presunte colpe, potrebbe essere stato — al contrario — uno dei pochi ad aver tentato ciò che chiunque spererebbe di fare in una situazione simile: salvare una vita. Il dramma di una notte di festa trasformata in tragedia, però, resta immutato. E Milano continua a chiedersi come sia stato possibile che un’uscita tra amici si sia trasformata in un incubo destinato a segnare per sempre tutte le persone coinvolte.