Con 75 anni di carriera sulle spalle e un nuovo album appena pubblicato, “L’OraZero”, composto da 19 brani inediti, Renato Zero continua a rappresentare una delle figure più iconiche e amate della musica italiana. La sua storia, fatta di talento, sfide e libertà artistica, è anche il racconto di un’Italia che cambiava, di un Paese che imparava a conoscere la diversità e a riconoscerla come parte del proprio patrimonio culturale.
Gli inizi tra il Piper e la Roma degli anni Sessanta
La carriera di Renato Zero nasce in un’epoca di rivoluzione sociale e artistica. Figlio di un poliziotto e di una madre dolce e discreta, cresce in un quartiere popolare di Roma, dove il desiderio di esprimersi trova sfogo nei locali della capitale. È al Piper Club, luogo simbolo della dolce vita e delle nuove tendenze musicali, che il giovane Renato diventa un volto noto: look audaci, tutine luccicanti, boa di piume e un carisma naturale che lo rende subito inconfondibile.
Accanto a lui gravitano personaggi che segneranno la storia della musica italiana: Loredana Bertè, Mia Martini, Patty Pravo e Roberto D’Agostino, amici e compagni di avventure in quella Roma che non dormiva mai. Si racconta che una sera, dopo un incidente con una 500, finì per sfondare la vetrina di un negozio di pompe funebri. “Uscii dal tettuccio – avrebbe ricordato anni dopo – e pensai: sono già un angelo”. Episodi surreali che oggi fanno parte del mito di un artista capace di trasformare ogni esperienza in spettacolo.
Il sostegno del padre e l’orgoglio di essere diverso
Dietro l’immagine del provocatore si nasconde un’infanzia segnata dalla dolcezza del padre Domenico, poliziotto dalle origini contadine, che seppe accogliere e comprendere la diversità del figlio in un’epoca tutt’altro che tollerante. Quando lo sorprese con un sacchetto pieno di costumi di scena, non lo rimproverò: “Non hai bisogno di nasconderti, vestiti come vuoi”. Una frase che, anni dopo, Renato avrebbe definito il suo primo vero atto di libertà.
Quel sostegno familiare fu la base di un percorso artistico senza compromessi. In un’Italia ancora chiusa e bigotta, Renato Zero portava sul palco il tema dell’identità, del travestimento e della libertà sessuale, sfidando i pregiudizi con l’arma dell’ironia e della musica.
Gli anni d’oro e le amicizie indimenticabili
Negli anni ’70 e ’80 arrivano i grandi successi: “Mi vendo”, “Il cielo”, “I migliori anni della nostra vita”, “Spiagge”, “Triangolo”. Canzoni che uniscono provocazione e poesia, leggerezza e riflessione, e che parlano di una società in trasformazione.
Il suo stile teatrale e la capacità di trasformarsi in mille personaggi fanno di lui un simbolo di libertà espressiva. “Anticipavo troppo i tempi – ha detto una volta – ma oggi il mondo mi ha raggiunto”.
Renato Zero non ha mai nascosto le difficoltà degli inizi: le retate al Piper, gli insulti per strada, i pregiudizi. Ma a ogni offesa rispondeva con il dialogo, cercando di disarmare la violenza con la parola. Un episodio rimasto celebre racconta di un giovane che lo aggredì verbalmente, ma che dopo averci parlato gli lasciò il proprio numero di telefono, promettendo protezione in caso di nuovi attacchi.
L’amore, la famiglia e l’impegno
La figura paterna ritorna in tutta la sua produzione musicale. Renato Zero è diventato anche un padre adottivo, scegliendo di accogliere un ragazzo, Roberto, che oggi considera a tutti gli effetti suo figlio. “Decisi di adottarlo quando lo vidi aiutare mia madre a farsi la doccia – ha raccontato – in quel gesto c’era amore, rispetto e purezza”.
Oggi, accanto alla musica, resta forte la sua attenzione ai giovani e alla società. Da sempre attento alle disuguaglianze e vicino alle classi più fragili, ha più volte denunciato il distacco della politica dalle persone comuni: “Negli anni ’60 e ’70 – ha detto – i politici avevano cultura e senso del dovere. Oggi vedo meno passione e più distanza”.
L’arte come verità
Dietro il personaggio, c’è sempre stato l’uomo: un artista che ha saputo mettere in discussione i propri limiti e quelli della società. Con la sua voce inconfondibile e la sua teatralità, Renato Zero ha insegnato che essere diversi è una forza, non una colpa.
Nel suo ultimo lavoro, “L’OraZero”, il messaggio è chiaro: il tempo dell’attesa è finito, quello della verità è iniziato. Dopo decenni di carriera, l’artista continua a cantare la libertà di essere se stessi, ricordando che la vera rivoluzione, oggi come allora, è vivere senza maschere.