Al termine di cinque Festival di Sanremo che hanno segnato la storia recente della televisione italiana, Fiorello ha annunciato la sua intenzione di non tornare più sul palco dell’Ariston. L’artista siciliano, protagonista indiscusso accanto ad Amadeus nelle ultime edizioni, ha spiegato che la decisione nasce da un sentimento di rispetto nei confronti dell’amico e collega, ma anche dal desiderio di non ripetere formule già consolidate. “Dopo cinque Sanremo basta – ha dichiarato durante il Festival dello Spettacolo a Milano –. Non sarebbe giusto verso Amadeus e neppure per il pubblico vedermi sempre lì. Ogni esperienza deve avere un inizio e una fine”.

L’intervento, tra ironia e riflessione, ha confermato la sua capacità di alternare leggerezza e profondità. Come da tradizione, Fiorello ha scherzato sulle proprie condizioni di salute, ironizzando su acciacchi e “alluce rigido”, ma ha subito chiarito che la sua scelta non è solo fisica, bensì artistica. Dopo anni di successi e record d’ascolti, lo showman ritiene concluso un ciclo irripetibile che ha riportato il Festival ai vertici della popolarità televisiva.

Durante l’evento milanese – la prima manifestazione europea interamente dedicata al mondo dell’intrattenimento – Fiorello ha affrontato anche il tema del varietà televisivo, un genere che lui stesso ha contribuito a reinventare nel corso della carriera. Con il suo consueto tono ironico ha spiegato perché oggi sarebbe difficile riproporre un format simile: “Fare un varietà adesso significherebbe cominciare alle undici di sera e finire all’alba. I tempi televisivi sono cambiati, e anche il pubblico lo è”.

Parlando della prima serata sempre più tarda, ha osservato come la televisione contemporanea rifletta abitudini e ritmi diversi rispetto al passato: “Una volta i programmi iniziavano subito dopo il telegiornale delle 20:30. Oggi la serata comincia molto più tardi, ma se milioni di telespettatori restano davanti alla tv per guardare Affari Tuoi o La Ruota della Fortuna, significa che il sistema funziona così. Ogni epoca ha il suo linguaggio e il suo tempo”.

L’addio all’Ariston segna simbolicamente la fine di un’epoca condivisa con Amadeus, con cui Fiorello ha costruito un sodalizio artistico e umano che ha ridisegnato l’immagine del Festival di Sanremo. I due hanno saputo fondere comicità, musica e intrattenimento in una formula vincente che ha unito generazioni diverse di spettatori, riportando il pubblico giovane davanti al piccolo schermo e trasformando la kermesse in un evento di costume.

Fiorello ha speso parole di stima anche per Carlo Conti, indicato come possibile erede alla conduzione: “È una persona straordinaria e sa bene come gestire un palcoscenico di quella portata. Sono sicuro che farà un ottimo lavoro”. Parole che suonano come un passaggio di testimone, pronunciato con eleganza e consapevolezza da chi conosce profondamente i meccanismi dello spettacolo televisivo.

Il pubblico, nel corso dell’incontro, ha applaudito più volte i riferimenti nostalgici ai grandi momenti della televisione italiana, ma Fiorello ha invitato a guardare avanti: “Ogni generazione ha i suoi protagonisti e i suoi modi di intrattenere. Il futuro della tv dipende da chi saprà interpretare meglio il presente”.

L’artista ha poi lasciato intendere che il suo futuro potrebbe spostarsi su altri progetti, forse più leggeri e meno legati alla tradizione del prime time. Il rapporto con la Rai, pur cambiato dopo la partenza di Amadeus, resta saldo, ma Fiorello non esclude nuove esperienze “fuori formato”, lontane dagli schemi consueti della televisione generalista.

Dopo aver riscritto le regole del varietà e aver contribuito a modernizzare il Festival di Sanremo, Fiorello sembra pronto a chiudere un capitolo importante della propria carriera. Con il suo consueto sorriso e la battuta pronta, ha salutato il pubblico con una frase che riassume perfettamente la sua filosofia: “Mai dire mai, ma a volte è giusto dire basta”.

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