Sessantanove anni dopo la tragedia di Marcinelle, il ricordo di quella miniera belga resta vivo e doloroso, simbolo di sacrificio, emigrazione e dignità del lavoro. L’8 agosto 1956, nelle viscere del Bois du Cazier, un incendio divampato dopo un corto circuito trasformò un turno di miniera in un inferno di fumo e fuoco: 262 uomini persero la vita, di cui 136 italiani. Oggi, quel dramma continua a rappresentare una ferita aperta nella memoria collettiva e un monito contro l’indifferenza verso la sicurezza dei lavoratori.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita ufficiale in Belgio su invito del re Filippo, ha voluto rendere omaggio alle vittime con una cerimonia carica di significato. Accompagnato dalla figlia Laura, il capo dello Stato ha incontrato i familiari dei minatori e ha deposto una corona di fiori nel luogo della tragedia. «Il ricordo di Marcinelle è perenne – ha dichiarato –. È un monito per la storia del lavoro e per la dignità di chi ogni giorno fatica, spesso rischiando la vita».

Tra i presenti, anche l’unico italiano sopravvissuto a quella catastrofe: Urbano Ciacci, 91 anni, originario di Fano. La sorte volle che quel giorno non fosse in miniera, perché impegnato nei festeggiamenti per il proprio matrimonio. Indossando la tuta azzurra da minatore e le medaglie al valore, ha consegnato al presidente una lampada di rame, simbolo della memoria dei compagni perduti. Mattarella, ricevendola, l’ha sollevata in segno di rispetto e di impegno: «Uno strumento indispensabile per chi lavora nel buio, ma anche per ricordare quanto la sicurezza non sia mai un tema secondario».

Nel corso della giornata, il presidente ha visitato il Museo del Bois du Cazier, dove sono custoditi caschetti, carrelli, documenti e fotografie d’epoca. Tra i volti dei minatori, molti giovanissimi, alcuni appena quindicenni, partiti dall’Italia in cerca di un futuro migliore. Davanti alle immagini in bianco e nero delle famiglie distrutte da quel disastro, Mattarella ha scritto sul registro dei visitatori: «È con profonda commozione che si rende omaggio a questo luogo, simbolo del sacrificio e della dignità dei lavoratori».

L’8 agosto, dal 2001, è stato proclamato Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Una data scelta non solo per ricordare Marcinelle, ma per onorare tutti gli italiani morti lavorando all’estero. Un riconoscimento che, nelle parole del presidente, “rafforza l’impegno collettivo per una società più giusta e attenta ai valori del lavoro e della solidarietà europea”.

Il tema della sicurezza sul lavoro è diventato uno dei punti centrali del suo mandato. Negli ultimi mesi, Mattarella ha più volte denunciato il ripetersi quotidiano di incidenti e morti nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi. In un messaggio inviato a Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, il capo dello Stato ha ribadito che “non ci si può arrendere di fronte a una sequela di tragedie che richiama ogni giorno all’urgenza di intervenire”.

Il richiamo del presidente assume un valore ancora più forte in un momento in cui i numeri degli incidenti sul lavoro restano drammatici: centinaia di vittime ogni anno, spesso giovani o precari, in contesti dove la sicurezza è percepita come un costo anziché un diritto.

A Charleroi, davanti alla miniera silenziosa di Marcinelle, le parole di Mattarella risuonano come un impegno e un ammonimento: “Quel giorno del 1956 ha segnato la storia dell’emigrazione italiana e del lavoro in Europa. Non basta ricordare, occorre agire, perché ogni vita spezzata dal lavoro è una sconfitta per la società intera”.

Il fumo che avvolse i pozzi di Marcinelle quasi settant’anni fa sembra oggi un simbolo che non si dissolve. In quel luogo, dove i minatori italiani morirono per un salario misero e per la speranza di un futuro, l’Italia rinnova la promessa di non dimenticare e di trasformare la memoria in responsabilità. Perché la dignità del lavoro non può esistere senza la sicurezza di chi lo svolge.

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