Beppe Grillo torna a muovere le acque nel panorama politico italiano, riattivando il dominio originario del Movimento 5 Stelle e riportando al centro della scena la disputa mai del tutto sopita sulla proprietà del simbolo del partito. Il vecchio sito, www.movimento5stelle.it
, è tornato online dopo anni di inattività, mostrando chiaramente il logo storico registrato dall’associazione genovese legata al fondatore. Una mossa che, agli occhi degli osservatori politici, rappresenta molto più di un gesto simbolico: è il segnale di una possibile riapertura dello scontro legale e politico con Giuseppe Conte, oggi leader del M5S.
Il portale, rimasto inattivo dal 2018, è stato ripristinato il 23 agosto scorso. Nella home page compare il tradizionale logo del Movimento con l’indirizzo web integrato all’interno del contrassegno, lo stesso registrato nel 2015 all’Ufficio marchi europeo a nome dell’Associazione Movimento 5 Stelle con sede a Genova. Si tratta di un dettaglio tutt’altro che secondario: il simbolo in questione, per quanto oggi legato nell’immaginario collettivo al partito guidato da Conte, risulta giuridicamente di proprietà del fondatore.
All’interno del sito compaiono i documenti ufficiali dell’associazione, tra cui il verbale dell’assemblea dei soci e il rendiconto economico al 2024, che evidenzia un disavanzo di 9.822 euro. Nei bilanci figurano inoltre voci curiose: piccoli crediti verso Grillo per 88 euro e debiti nei suoi confronti per oltre 8.400 euro, oltre a spese amministrative e di audit internazionale. Numeri esigui, ma significativi, perché confermano che l’associazione genovese non è mai stata sciolta del tutto e mantiene una sua attività formale.
L’operazione, apparentemente tecnica, assume un peso politico rilevante. Il ritorno in rete del dominio storico coincide infatti con le crescenti tensioni interne al Movimento e con i malumori di alcuni militanti delle origini, che accusano la leadership di Conte di aver snaturato la missione originaria del progetto grillino. A dare voce a questa nostalgia è stato Paolo Becchi, ex “ideologo” del M5S, che sui propri canali social ha pubblicato una lettera aperta a Grillo. Nel testo, l’accademico ricorda gli esordi del movimento come “un sogno condiviso di un’Italia diversa”, ma denuncia il progressivo allontanamento dallo spirito iniziale.
Becchi invita il fondatore a “riprendersi il simbolo per restituirgli dignità”, non per rifondare un partito, ma per concedergli “una degna sepoltura”, chiudendo idealmente un ciclo politico. Parole che risuonano come un invito a Grillo a separare definitivamente la sua figura da quella di Conte, a cui rimprovera di aver trasformato il Movimento in una forza tradizionale, ormai distante dal modello partecipativo e ribelle che ne aveva segnato la nascita.
Sul piano politico e legale, l’iniziativa del fondatore apre scenari complessi. Il simbolo depositato da Grillo è infatti diverso da quello attualmente utilizzato dal partito di Conte, ma la somiglianza è tale da poter creare confusione tra gli elettori. L’eventuale contesa giudiziaria, se formalizzata, potrebbe avere effetti diretti anche sulle future competizioni elettorali, in particolare in Campania, dove si prevede una fase cruciale per la presentazione delle liste europee.
L’ipotesi di un nuovo braccio di ferro tra i due ex alleati si inserisce in un momento delicato per il Movimento. Da un lato, Giuseppe Conte tenta di rafforzare la sua posizione politica e di consolidare l’alleanza progressista; dall’altro, Grillo – pur restando formalmente esterno alle decisioni operative – riafferma la sua influenza simbolica e identitaria sul progetto che aveva contribuito a creare nel 2009.
Il ritorno online dello storico sito non è dunque un semplice episodio di “manutenzione digitale”, ma un gesto dal valore politico preciso. È un segnale di presenza, un modo per ricordare che, nonostante la guida di Conte, il marchio M5S porta ancora la firma di Beppe Grillo. E mentre il fondatore tace ufficialmente, il suo gesto parla chiaro: il Movimento che nacque per rompere le regole del sistema potrebbe presto trovarsi a combattere una battaglia interna per difendere la propria identità.