NAPOLI — Il clima politico in Campania si è fatto incandescente. In vista delle prossime elezioni regionali, la scena si popola di manovre, voci di corridoio, promesse e malumori. Al centro di questo scenario agitato si muove Clemente Mastella, figura storica della politica campana, che torna a occupare un ruolo da protagonista nel gioco delle alleanze e dei corteggiamenti.

Il leader di Noi di Centro appare visibilmente irritato dal continuo conflitto interno tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca, due figure che dovrebbero rappresentare il fronte comune progressista ma che, nei fatti, non smettono di punzecchiarsi. Mastella, con la consueta schiettezza, non nasconde il suo disappunto: “Se continuano così, perdiamo. Io, invece, voglio vincere”. Una frase che fotografa perfettamente la situazione di tensione e la sensazione di disorientamento che attraversa la coalizione.

Nel frattempo, dal fronte opposto, arriva un segnale chiaro: il centrodestra ha fiutato l’occasione. La distanza nei sondaggi tra il candidato di area progressista, Roberto Fico, e quello di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, sembra essersi ridotta sensibilmente. Questo ha dato nuova linfa ai corteggiamenti nei confronti di Mastella, considerato da molti una figura capace di spostare decine di migliaia di voti. Non è un segreto che, in Campania, il sindaco di Benevento mantenga ancora un peso politico reale, fatto di relazioni, amministratori locali e consenso personale.

Secondo indiscrezioni, emissari del centrodestra — tra ministri e dirigenti di partito — si sarebbero mossi con insistenza per convincerlo a cambiare campo. L’obiettivo è chiaro: conquistare la Campania, una vittoria che avrebbe un valore simbolico e strategico immenso, equivalente a più successi messi insieme in altre regioni. Per questo, l’attenzione verso l’elettorato moderato e verso figure di raccordo come Mastella è altissima.

Sul fronte progressista, invece, regna la confusione. Il governatore uscente Vincenzo De Luca ha deciso di presentare una lista civica, A testa alta, provocando l’immediata reazione dei vertici del Partito Democratico. Le parole del responsabile comunicazione e cultura del Pd campano, Sandro Ruotolo, sono state nette: “Se De Luca fa una lista, è fuori dal partito”. Da qui, la replica piccata del figlio del governatore, Piero De Luca, oggi segretario regionale dem, che ha definito la polemica “inutile e dannosa”.

Il risultato è un fragile compromesso: il nome del governatore viene tolto dal simbolo, ma la lista resta. Dietro la facciata della diplomazia si nasconde però una frattura profonda. Fico e De Luca, pur costretti alla collaborazione, non riescono a celare la reciproca diffidenza. L’ex presidente della Camera, che si presenta come figura di rinnovamento, fatica a imporsi in un contesto dominato da personalismi, malumori e ambizioni.

La situazione si complica ulteriormente con il progressivo abbandono di alcuni fedelissimi deluchiani, che scelgono di passare al centrodestra. Tra questi, l’assessore regionale Nicola Caputo e il consigliere casertano Giovanni Zannini, entrambi diretti verso Forza Italia. Si parla di un vero e proprio esodo, guidato dal coordinatore regionale Fulvio Martusciello, che avrebbe già convinto oltre cento amministratori, inclusi ventuno sindaci, a schierarsi con Cirielli.

Il centrosinistra campano si trova così diviso tra le ambizioni personali e le alleanze forzate. Fico, da parte sua, deve affrontare una doppia sfida: chiedere il voto per una coalizione in cui molti non si riconoscono più e contrastare la crescente avanzata del centrodestra, sempre più determinato a presentarsi come l’alternativa credibile.

Mastella, dal canto suo, osserva la scena con il pragmatismo che lo contraddistingue. A 78 anni, vanta un curriculum che attraversa otto legislature da deputato, due incarichi da ministro, dieci anni a Bruxelles e una lunga esperienza da sindaco. Una carriera che gli conferisce l’autorevolezza necessaria per muoversi con disinvoltura tra le correnti, ma anche la consapevolezza di un sistema politico che non perdona esitazioni.

La partita, per ora, resta aperta. Tuttavia, il centrosinistra rischia di arrivare al voto diviso e logorato da rivalità interne, mentre il centrodestra, con l’entusiasmo di chi fiuta la vittoria, appare pronto a cogliere l’occasione. In Campania, come spesso accade, il risultato non dipenderà solo dai programmi, ma dall’abilità di chi saprà tessere, fino all’ultimo, la rete più fitta di alleanze e consensi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *