Con la pubblicazione postuma dell’autobiografia di Virginia Giuffre, Nobody’s Girl, si riaccende il dibattito attorno alla figura del principe Andrea, fratello del re Carlo III, e al suo controverso legame con lo scandalo sessuale che coinvolse Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell. Il libro, uscito a pochi mesi dalla tragica morte dell’autrice, ha riportato alla luce accuse e testimonianze che, nonostante gli anni trascorsi, continuano a gettare una lunga ombra sulla Casa Reale britannica.

Virginia Giuffre, divenuta simbolo della lotta contro lo sfruttamento e la violenza sulle donne, racconta nel suo volume la drammatica esperienza vissuta quando era ancora minorenne. Nel libro sostiene di essere stata costretta a subire rapporti sessuali con il principe Andrea in tre diverse occasioni. Nonostante le smentite del duca di York, che continua a proclamarsi innocente, l’opinione pubblica britannica appare sempre più scettica, anche alla luce di nuovi elementi emersi negli ultimi mesi.

Il principe Andrea, che nel 2022 aveva deciso di patteggiare per chiudere la causa intentata da Giuffre – versando, secondo quanto trapelato, una somma superiore ai dieci milioni di sterline – non ha mai riconosciuto alcuna colpa. Le sue dichiarazioni di estraneità, unite al mancato pentimento pubblico, alimentano oggi un’ondata di indignazione che coinvolge sia la società civile sia il mondo politico. Molti ritengono che la monarchia, già messa a dura prova da scandali e tensioni interne, non possa permettersi ulteriori imbarazzi.

Secondo alcune ricostruzioni, nel 2011 il principe avrebbe incaricato una guardia del corpo – il cui stipendio era a carico dei contribuenti – di raccogliere informazioni compromettenti sul passato della Giuffre, nel tentativo di screditarla. A quel tempo, la gestione della sicurezza dei reali era affidata a Lord Peter Rosslyn, oggi figura di fiducia del re. La polizia britannica, dopo la riapertura di alcune piste investigative, ha confermato di considerare le accuse estremamente gravi e di voler valutare nuovi sviluppi alla luce delle rivelazioni contenute nel libro.

La nota avvocata Helena Kennedy ha dichiarato che, qualora emergessero ulteriori testimonianze di altre vittime, non si potrebbe escludere un futuro processo per stupro. Intanto, fonti vicine a Buckingham Palace parlano di forti pressioni da parte del re stesso, che avrebbe suggerito al fratello di ritirarsi definitivamente dalla vita pubblica e di lasciare la residenza di Royal Lodge, lussuosa dimora appartenuta in passato alla regina madre. Tra le ipotesi circolate, anche quella di un trasferimento all’estero, forse in Svizzera, per allontanare definitivamente Andrea dai riflettori.

La posizione del principe rappresenta oggi un problema concreto per la famiglia reale. La regina Camilla, da sempre impegnata in cause contro la violenza di genere, si trova in evidente imbarazzo di fronte a un caso che mina la credibilità delle iniziative benefiche promosse dalla monarchia. All’interno del Parlamento britannico, diverse voci si sono già levate per chiedere la revoca definitiva dei titoli rimasti ad Andrea, incluso quello di principe, in nome della trasparenza e della dignità istituzionale.

A complicare il quadro vi è anche la questione economica: il duca continuerebbe a vivere a Royal Lodge senza pagare un affitto, nonostante in passato abbia finanziato lavori di ristrutturazione per circa 7,8 milioni di sterline. La notizia ha ulteriormente alimentato la polemica sull’uso dei fondi pubblici e sul trattamento di favore riservato ai membri della famiglia reale.

Amy Wallace, giornalista statunitense che ha collaborato con la Giuffre alla stesura di Nobody’s Girl, ha posto una domanda che continua a riecheggiare nell’opinione pubblica: se il principe Andrea è davvero innocente, perché non ha mai collaborato pienamente con le indagini? Gli spostamenti del duca, ricostruiti nei registri di volo e nelle testimonianze, lo collocano più volte nelle residenze e negli ambienti frequentati da Epstein. “Perché non racconta ciò che ha visto?”, si chiede Wallace, dando voce a un dubbio che, a distanza di anni, resta senza risposta.

Mentre la monarchia tenta di preservare la propria immagine, l’eredità morale lasciata da Virginia Giuffre continua a pesare. Nobody’s Girl non è solo il racconto di una vittima, ma anche una denuncia collettiva contro il silenzio e l’impunità. E nel Regno Unito, la domanda sul destino del principe Andrea non riguarda più soltanto un uomo, ma la credibilità stessa dell’istituzione che rappresenta.

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