La decisione di Jannik Sinner, attuale numero 2 del ranking mondiale ATP, di non prendere parte all’edizione 2025 della Coppa Davis continua a far discutere. Il tennista altoatesino, reduce da una stagione straordinaria culminata con la vittoria alle ATP Finals di Torino, ha preferito concentrare le proprie energie sulla preparazione in vista degli Australian Open, rinunciando alla competizione a squadre che lo scorso anno aveva regalato all’Italia il titolo.
Una scelta che, se da un lato appare logica dal punto di vista sportivo, dall’altro ha scatenato un’ondata di critiche, alimentata anche dal commento del giornalista e conduttore televisivo Bruno Vespa, che ha voluto dire la sua sui social, generando non poche polemiche.
Il commento di Bruno Vespa e la bufera sui social
Sul suo profilo ufficiale X (ex Twitter), Vespa ha scritto:
“Perché un italiano dovrebbe tifare Sinner? Parla tedesco (giusto, è la sua lingua), risiede a Montecarlo, non gioca per la nazionale in Coppa Davis per prendersi una settimana di vacanza in più. Onore ad Alcaraz che scende in campo per la sua Spagna.”
Il post, pubblicato nelle ore successive alla conferma dell’assenza di Sinner, ha scatenato immediatamente una tempesta di commenti. Molti utenti hanno sottolineato le imprecisioni del messaggio: innanzitutto, Sinner non parla solo tedesco, ma è perfettamente bilingue e nato in Italia, a San Candido, nella provincia autonoma di Bolzano, da genitori di madrelingua tedesca. Inoltre, il tennista non ha mai rinnegato le proprie origini italiane, anzi si è sempre dichiarato orgoglioso di rappresentare il tricolore nei tornei internazionali.
Ancora più goffo l’errore nel nome dell’altro tennista citato, Carlos Alcaraz, che nel primo post era stato ribattezzato “Alvarez”, generando ulteriore ironia tra gli utenti. Il messaggio è stato poi modificato, ma il danno d’immagine era ormai fatto: Vespa è stato sommerso da critiche e accuse di superficialità.
Le motivazioni di Sinner
Al di là delle polemiche mediatiche, la scelta di Sinner è stata spiegata con chiarezza dal diretto interessato. Dopo un’annata intensa, che lo ha visto protagonista in tornei su tutte le superfici, il tennista ha deciso di concedersi un periodo di recupero per prepararsi al meglio alla stagione australiana.
“Dopo Torino – ha dichiarato a Sky Sport – l’obiettivo è partire col piede giusto in Australia. Non sembra, ma una settimana di preparazione in quel periodo può fare la differenza. Abbiamo deciso così con il mio team.”
Una decisione condivisa dallo staff tecnico e fisioterapico, che ha preferito evitare il rischio di sovraccarichi fisici. La Coppa Davis, infatti, arriva a ridosso del periodo di pausa tra le stagioni, rendendo difficile mantenere un equilibrio tra riposo e rendimento competitivo.
Una scelta non isolata nel mondo del tennis
Sinner non è il primo grande tennista a saltare la Coppa Davis. Anche Carlos Alcaraz, proprio colui che Vespa aveva citato nel suo post, aveva rinunciato nel 2023 alla fase di qualificazione con la Spagna, decisione che aveva comportato l’eliminazione della squadra iberica. Lo stesso spagnolo ha saltato alcuni incontri anche nel 2024, prima di annunciare il suo ritorno solo per le fasi decisive.
Le assenze di tennisti di vertice in Coppa Davis non sono quindi un’anomalia, ma una conseguenza naturale di un calendario sempre più denso e competitivo, che spesso costringe gli atleti a scegliere tra la nazionale e la propria carriera individuale.
Tra orgoglio nazionale e pragmatismo sportivo
La vicenda mette in luce il conflitto, ormai ricorrente, tra orgoglio patriottico e gestione professionale del proprio percorso sportivo. Da un lato c’è chi ritiene che un atleta debba sempre rispondere alla chiamata della nazionale; dall’altro, chi sostiene che il diritto di scegliere sia legittimo, soprattutto in uno sport individuale come il tennis, dove la carriera è scandita da equilibri fisici e mentali delicatissimi.
Nel caso di Sinner, la scelta appare ponderata e coerente con il suo profilo: riservato, metodico, lontano dagli eccessi mediatici. Le polemiche scatenate da Bruno Vespa e dai social sembrano, piuttosto, la prova di quanto il tennista altoatesino sia ormai diventato un simbolo nazionale, capace di dividere e appassionare come solo i grandi campioni sanno fare.
Alla fine, a parlare saranno i risultati: e se l’inizio della stagione australiana confermerà la solidità del suo percorso, la scelta di rinunciare alla Coppa Davis apparirà, anche agli occhi dei più scettici, non come un atto di egoismo, ma come una strategia vincente per restare ai vertici del tennis mondiale.