COMO – Settantatré anni dopo l’ultima volta, la Juventus torna a perdere sul lago di Como. Un risultato che pesa come un macigno e che racconta molto più di una semplice battuta d’arresto. La squadra di Igor Tudor scivola al settimo posto in classifica e lascia dietro di sé una scia di polemiche, dubbi e un’aria di crisi tecnica sempre più densa. Quella che avrebbe dovuto essere una trasferta di routine si è trasformata in un naufragio inatteso, segnato da errori difensivi, sterilità offensiva e tensione crescente tra panchina e società.
La maledizione del lago
Era dal 1952 che la Juventus non usciva sconfitta da Como. Allora il calcio era in bianco e nero, la Rai sperimentava le prime trasmissioni e Eisenhower era alla Casa Bianca. Da allora, la “Vecchia Signora” non aveva più inciampato sul ramo del lago. Ma questa volta è bastato un quarto d’ora per riscrivere la storia: Nico Paz, talento ventunenne con un sinistro chirurgico, ha prima servito un assist perfetto su calcio d’angolo per Kempf, e poi ha chiuso la partita con un gol da manuale che ha fatto esplodere lo stadio Sinigaglia.
Il Como di Cesc Fàbregas ha giocato con lucidità e coraggio, sfruttando le transizioni rapide e la confusione tattica di una Juventus mai realmente in partita. In tribuna, spettatori d’eccezione come Arsène Wenger e Thierry Henry hanno applaudito la lezione tattica del giovane tecnico catalano.
Juventus irriconoscibile: gioco sterile e nervi tesi
Il dato che più colpisce è la totale assenza di pericolosità dei bianconeri. Nonostante il 55% di possesso palla, la squadra non ha mai tirato nello specchio nella prima frazione di gioco e ha chiuso con appena 0,88 expected goals. Una cifra che racconta di una squadra incapace di costruire, prevedibile, lenta, e priva di idee.
Tudor ha tentato di scuotere i suoi modificando modulo e uomini, passando a un 4-3-3 che in fase di costruzione diventava il solito 3-4-2-1, ma il risultato non è cambiato. Cambiaso ha combinato poco, Conceição ha dribblato molto ma senza incisività, e in mezzo al campo la squadra si è allungata, lasciando praterie per le ripartenze del Como.
Nel finale, il tecnico croato ha provato il tutto per tutto inserendo il 4-2-4, ma senza esito. L’unica vera reazione è arrivata negli spogliatoi, con scintille verbali tra Tudor e Fabregas. Il tecnico juventino ha replicato alle parole dell’ex campione del mondo, che aveva ironizzato sulla sua gestione: “Fabregas può dire quello che vuole”, ha risposto secco.
Le parole del tecnico e la tensione in società
“Sono deluso dal risultato, il gol su calcio piazzato all’inizio non si può prendere”, ha dichiarato Tudor nel dopopartita, cercando di contenere la frustrazione. Poi, alla domanda sulla sua posizione, ha aggiunto: “Un allenatore è sempre preoccupato. Penso solo a migliorare la squadra e i ragazzi, il resto non dipende da me.”
Dietro le quinte, però, il clima è tutt’altro che sereno. Le prestazioni altalenanti e la mancanza di identità tattica hanno incrinato il rapporto tra il tecnico e la dirigenza. Secondo indiscrezioni, tra gli agenti circolano già i primi nomi di possibili sostituti – tra cui Raffaele Palladino – anche se la società, per ora, non ha preso decisioni ufficiali.
Fabregas trionfa con il suo Como
Sul fronte opposto, Fàbregas ha celebrato la vittoria più importante della sua giovane carriera da allenatore. Il suo Como, organizzato e grintoso, ha saputo colpire nei momenti giusti e gestire il vantaggio con maturità. “I miei ragazzi hanno giocato con cuore e intelligenza, dimostrando che possiamo competere con chiunque”, ha commentato lo spagnolo a fine gara.
Protagonista assoluto Nico Paz, premiato come migliore in campo con voto 8, autore di un gol e un assist che hanno mandato in tilt la difesa juventina.
Una settimana cruciale per la Juventus
Il calendario non concede tregua: mercoledì la Juventus affronterà il Real Madrid al Bernabéu in Champions League, poi domenica la delicatissima sfida contro la Lazio. Due partite che potrebbero decidere il futuro di Tudor e dare una direzione chiara alla stagione bianconera.
Il settimo posto in classifica – posizione che non si vedeva dai tempi delle penalizzazioni del 2023 – fa suonare l’allarme. Servono risposte immediate, sul piano del gioco e dell’orgoglio, per evitare che la “finta grande” del campionato si trasformi in un caso da risolvere.
Per ora resta la fotografia di una serata amara: il Como che festeggia, e la Juventus che torna sul pullman con lo sguardo basso e più dubbi che certezze.