L’area dei Campi Flegrei è nuovamente sotto stretta sorveglianza. Il Dipartimento della Protezione Civile ha confermato il livello di allerta gialla, corrispondente alla fase 2 di “Attenzione”, dopo le più recenti analisi condotte sulla complessa attività vulcanica che interessa la zona a ovest di Napoli. Una decisione che non sorprende gli esperti, ma che riaccende l’attenzione pubblica su una delle aree vulcaniche più pericolose e densamente popolate del pianeta.
La misura è stata adottata in seguito alla riunione della Commissione Grandi Rischi – settore rischio vulcanico, che ha esaminato i dati più aggiornati sullo stato del vulcano e sui movimenti del suolo registrati negli ultimi mesi. I risultati del monitoraggio confermano un’attività ancora vivace, con fenomeni di bradisismo, piccoli sciami sismici e deformazioni del terreno che indicano una costante pressione nel sottosuolo. Il decreto che sancisce l’allerta gialla, firmato il 30 ottobre, rappresenta un passaggio chiave nella strategia di prevenzione e preparazione ai possibili scenari futuri.
L’area dei Campi Flegrei, che include i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e parte di Napoli, è interessata da decenni da un lento ma inesorabile sollevamento del terreno, fenomeno noto come bradisismo. Dal 1950 a oggi, il suolo si è alzato di oltre quattro metri, segnale evidente di una continua attività del sistema vulcanico sottostante. Secondo gli studi più recenti, la causa di questa deformazione risiederebbe in una sorta di “bolla” di roccia calda e gas, larga diversi chilometri e profonda circa mezzo chilometro, che spinge verso l’alto la superficie terrestre.
Con la fase di Attenzione ora attiva, viene potenziato il monitoraggio del vulcano e delle aree circostanti. Gli enti scientifici e la Protezione Civile intensificano la raccolta e l’analisi dei dati sismici, geochimici e geodetici, per individuare tempestivamente ogni possibile segnale di aggravamento della situazione. Allo stesso tempo, vengono riviste e aggiornate le misure operative previste dai piani di emergenza, con l’obiettivo di assicurare una risposta rapida e coordinata in caso di necessità.
Non si tratta di un allarme immediato di eruzione, ma di un livello di vigilanza rafforzato che implica anche azioni preventive di tipo non strutturale: esercitazioni, attività di informazione alla popolazione, formazione del personale e test dei protocolli di evacuazione. In questo contesto, il 5 e 6 novembre si svolge l’esercitazione nazionale “Campi Flegrei 2025”, organizzata dal Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con la Regione Campania. L’iniziativa prevede la simulazione dell’allontanamento assistito di alcune aree del Comune di Napoli e il controllo dell’efficienza dei punti di raccolta, tra cui quello del Porto di Napoli – Stazione Marittima.
Questa esercitazione segue la precedente “Exe Flegrei 2024”, che aveva già testato la capacità di risposta del territorio a uno scenario di crisi vulcanica. Le prove di quest’anno servono a consolidare i protocolli e a verificare la tenuta del sistema di protezione in una delle aree più delicate d’Italia, dove vivono oltre mezzo milione di persone.
Gli esperti ribadiscono che la situazione è sotto controllo, ma richiede attenzione costante. L’allerta gialla non indica pericoli immediati, bensì la necessità di mantenere alta la vigilanza e rafforzare la cultura della prevenzione. Un obiettivo che passa anche attraverso la collaborazione dei cittadini, chiamati a seguire le indicazioni ufficiali e a partecipare alle iniziative di informazione promosse sul territorio.
I Campi Flegrei restano un gigante silenzioso, ma vivo. Un sistema complesso che continua a ricordare quanto fragile sia l’equilibrio tra la forza della natura e le attività umane. Mentre la scienza monitora ogni minimo segnale proveniente dal sottosuolo, la popolazione campana torna a convivere con un’attenzione rinnovata e la consapevolezza di abitare sopra una delle meraviglie – e al tempo stesso una delle sfide – più affascinanti della Terra.