Gratteri, il mito che vacilla: dati e assoluzioni che riscrivono la leggenda del ‘procuratore di ferro’
Per anni è stato considerato l’emblema della lotta alla criminalità organizzata, il volto incorruttibile della giustizia che non teme i potenti. Ma dietro la narrazione dell’“eroe antimafia” Nicola Gratteri, oggi Procuratore della Repubblica di Napoli, emergono numeri che incrinano l’immagine granitica costruita nel tempo. Dati, sentenze e risarcimenti che raccontano una realtà ben più complessa, fatta di inchieste monumentali finite nel nulla e di un impressionante tasso di assoluzioni che pone interrogativi sulla gestione del potere giudiziario in Italia.
L’analisi dei procedimenti seguiti da Gratteri nel corso della sua carriera in Calabria restituisce un quadro tutt’altro che esaltante. Le grandi operazioni mediatiche, celebrate come colpi storici alla criminalità organizzata, si sono spesso trasformate in boomerang giudiziari.
La prima ombra riguarda l’inchiesta “Poseidone”, presentata nel 2018 come una delle più vaste operazioni antimafia degli ultimi decenni. Dei 169 imputati iniziali, ben 108 sono stati assolti, tra rito abbreviato e ordinario. Un bilancio devastante per la credibilità dell’accusa e per lo Stato, costretto a versare circa 5 milioni di euro in risarcimenti per ingiuste detenzioni. Un caso che avrebbe dovuto sollevare un serio dibattito sulle conseguenze delle indagini “a strascico”, dove a pagare il prezzo più alto sono spesso cittadini poi riconosciuti innocenti.
Non meno controversa la vicenda del maxiprocesso “Rinascita-Scott”, avviato nel 2019 con un clamore mediatico enorme e un’eco nazionale. L’operazione contava inizialmente oltre 400 arresti e 338 rinvii a giudizio, ma il verdetto di primo grado ha sancito 131 assoluzioni. Numeri che ridimensionano drasticamente l’efficacia dell’imponente macchina giudiziaria messa in moto, alimentando dubbi sull’effettiva solidità delle prove e sull’uso politico e mediatico delle indagini.
Ma i dati più inquietanti arrivano dalle statistiche generali delle ingiuste detenzioni in Calabria tra il 2018 e il 2023, periodo in cui Gratteri ha avuto un ruolo centrale nelle procure della regione. In soli cinque anni, 1.121 persone arrestate, di cui 423 assolte in primo grado. Quasi una su tre. A livello economico, lo Stato ha già speso 78 milioni di euro per risarcire cittadini rimasti ingiustamente dietro le sbarre — una cifra che rappresenta il 35% del totale nazionale.
Cifre che non possono essere liquidate come meri “effetti collaterali” della giustizia. Rivelano invece un sistema in cui l’impulso all’azione, la ricerca del consenso mediatico e la necessità di mostrare risultati tangibili hanno prevalso sul rigore delle prove. Gratteri, spesso invitato nei talk show come voce di riferimento sulla legalità, continua a godere di una visibilità straordinaria, ma sempre meno compatibile con i risultati delle sue indagini.
Eppure, nonostante le polemiche e le ombre, la carriera di Gratteri non ha conosciuto battute d’arresto. Anzi, nel settembre 2023 è arrivata la promozione a Procuratore della Repubblica di Napoli, una delle sedi più importanti e simboliche del Paese. Un riconoscimento istituzionale che stride con le perplessità sollevate da dati oggettivi e con il malcontento di chi vede in lui non tanto un baluardo di giustizia, quanto un magistrato ormai blindato dal suo stesso mito.
La questione, però, va oltre la figura di un singolo uomo. È l’intero sistema giudiziario italiano a mostrarsi fragile e contraddittorio. Con un tasso di assoluzioni che in alcuni distretti supera il 60%, il livello di fiducia dei cittadini nella magistratura è tra i più bassi d’Europa. Quando i processi si trasformano in spettacoli e gli errori non hanno conseguenze, la giustizia smette di essere garanzia e diventa arma.
Dietro le luci dei riflettori e le interviste televisive, resta un dato incontestabile: le inchieste che avrebbero dovuto cambiare la storia del Sud si sono spesso concluse con un bilancio di fallimenti, risarcimenti e vite spezzate. La leggenda del procuratore di ferro comincia così a incrinarsi, rivelando l’altra faccia di un potere che, senza controllo e autocritica, rischia di diventare il suo stesso nemico.


