La tanto attesa riforma europea sul benessere animale è stata esclusa dal programma di lavoro 2026 della Commissione Europea. Una decisione che ha scatenato l’indignazione delle associazioni ambientaliste e dei movimenti animalisti, che parlano di tradimento delle promesse fatte ai cittadini europei e di resa politica alle pressioni delle lobby agricole. La delusione è palpabile: le linee guida per la revisione delle norme sulla tutela degli animali negli allevamenti erano già state elaborate dall’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, e attendevano solo di essere trasformate in proposte legislative.

Il programma ufficiale pubblicato a Bruxelles non lascia spazio a interpretazioni: la revisione del pacchetto sul benessere animale non rientra tra le priorità dell’esecutivo comunitario per il prossimo anno. Una scelta che, secondo gli osservatori, riflette il mutato equilibrio politico dell’Unione dopo le ultime elezioni europee, con una Commissione sempre più orientata verso posizioni conservatrici e meno inclini ad adottare misure ambientali e sociali considerate “troppo costose” o “restrittive” per il settore agricolo.

Le associazioni riunite nella coalizione “End the Cage Age”, che in Italia conta 22 organizzazioni aderenti tra cui Legambiente, Lav, Enpa e Animal Equality, hanno reagito annunciando una mobilitazione a livello europeo. “Si tratta di una grave retromarcia — denunciano —. La Commissione si era impegnata formalmente a presentare entro il 2026 una proposta per eliminare le gabbie negli allevamenti. Ora sembra voler cancellare tutto con un colpo di spugna”.

La coalizione “End the Cage Age” era nata per sostenere una Iniziativa dei cittadini europei (ICE), uno strumento di democrazia diretta riconosciuto dall’UE. L’iniziativa, conclusa con successo nel 2021, aveva raccolto 1,4 milioni di firme certificate, ben oltre il milione richiesto per l’esame da parte delle istituzioni. L’obiettivo era vietare gradualmente l’uso delle gabbie per animali come galline ovaiole, conigli, scrofe e vitelli, ancora oggi costretti a vivere in spazi minuscoli e privi di stimoli naturali. Secondo le stime, oltre 300 milioni di animali in Europa trascorrono gran parte della loro vita in recinti o gabbie dove non possono nemmeno girarsi o aprire le ali.

Dopo l’approvazione dell’ICE, la Commissione aveva promesso una proposta legislativa entro la fine del 2023. Tuttavia, il termine è scaduto senza risultati, spingendo il comitato promotore a presentare un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, tuttora in attesa di decisione. Ora la notizia dell’esclusione della riforma dal piano 2026 appare come un ulteriore rinvio, se non un vero e proprio affossamento del progetto.

Le associazioni sottolineano come l’EFSA abbia già fornito pareri scientifici dettagliati sui metodi di allevamento e sul trasporto degli animali vivi, evidenziando le criticità e proponendo soluzioni praticabili. Tuttavia, le sue raccomandazioni sembrano destinate a rimanere lettera morta. “È paradossale — commentano da Compassion in World Farming — che la stessa Commissione che ha finanziato questi studi ora decida di ignorarli”.

A pesare sulla decisione è anche il nuovo clima politico europeo. L’ingresso di forze sovraniste e agricoltori conservatori al Parlamento ha rafforzato l’opposizione alle politiche del Green Deal e della strategia Farm to Fork, che miravano a rendere l’agricoltura più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Molti governi, preoccupati per la competitività delle aziende agricole, preferiscono rinviare ogni misura che possa essere interpretata come un ulteriore vincolo economico per il settore.

Nella versione definitiva del programma europeo, l’unico riferimento al benessere animale è una vaga iniziativa “non legislativa” nell’ambito della zootecnia. Un cenno insufficiente, secondo gli animalisti, che parlano di “promesse disattese e mancanza di coraggio politico”.

Intanto, nelle stalle europee, la realtà resta immutata: galline stipate in spazi grandi quanto un foglio A4, scrofe costrette in gabbie di parto, anatre e oche alimentate forzatamente per la produzione di foie gras, pratica vietata in alcuni Paesi ma ancora legale in altri. “Milioni di animali soffrono ogni giorno — denunciano le associazioni italiane della coalizione —. L’Europa non può continuare a voltarsi dall’altra parte mentre si tradiscono gli impegni presi con i cittadini”.

Con la battaglia legale ancora aperta e una crescente pressione dell’opinione pubblica — secondo un sondaggio Eurobarometro, l’89% dei cittadini europei chiede norme più severe per la tutela degli animali —, il caso rischia di trasformarsi in un banco di prova per la credibilità delle istituzioni europee. La promessa di un’Europa più giusta e compassionevole, almeno per ora, sembra rinviata a data da destinarsi.

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