Leonardo Pieraccioni torna dietro la macchina da presa con «Un weekend artificiale», il suo sedicesimo film, in uscita nelle sale dal 12 novembre. È una commedia sull’intelligenza artificiale che ribalta la prospettiva: sono le macchine a invidiare gli esseri umani, perché questi provano emozioni. Il regista ne ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera.
Nel film un’umanoide, interpretata da Giulia Vecchio, riconosce nell’imperfezione umana qualcosa che non può raggiungere. «Avevo voglia di provare a vedere dove siamo arrivati con questa intelligenza artificiale e raccontare questa favola», spiega Pieraccioni. «Oggi tutti facciamo uso dell’Ai, ascoltiamo questa voce molto accondiscendente, democristiana, che ci dà sempre ragione».
Per il regista, però, ci sono molte cose che la macchina invidia agli umani: «Ma vuoi mettere la goduria di grattarsi in mezzo alle spalle, oppure di ritrovare 50 euro nella tasca di un cappotto? L’intelligenza artificiale non ha il guizzo, non potrà mai scrivere My Way».
I protagonisti partecipano all’esperimento di un ingegnere miliardario che ha creato l’umanoide. Pieraccioni ammette una connessione con «questi nuovi ingegneri rampanti»: inizialmente aveva immaginato il personaggio in giacca e cravatta, poi gli ha messo sandali e campanelline indiane, una scelta che giudica «anche più inquietante».
Nel cast c’è Massimo Ceccherini nei panni di un direttore di banca, vestito elegante e con i capelli tirati all’indietro, ma secondo il regista «il più cialtrone di tutti». Il film riunisce dopo trent’anni diversi interpreti del «Ciclone», tra cui Tosca D’Aquino e Paolo Hendel. Pieraccioni esclude però un seguito di quel film: «Quella è una storia chiusa, bellina proprio per questo. Farlo sarebbe inutile e sbagliato». Ritrovare quegli attori, dice, è stato «come riaprire un campeggio che avevi chiuso trent’anni fa».
Alla domanda se userebbe attori creati con l’intelligenza artificiale, risponde di no: «È ridicolo, avranno le voci con l’autotune, risulteranno sempre finti. I baci, le carezze e i ragionamenti belli sono quelli analogici». Racconta anche che la figlia sedicenne ha scoperto più di un ragazzo che le aveva scritto lettere d’amore con l’intelligenza artificiale, e scherza: «All’Ai gli si fa rabbia, per questo ci scongela tutto il reparto surgelati, ci fa i dispetti».
Meglio gli attori in carne e ossa, conclude: «Molto meglio Ceccherini rispetto a un attore fatto con l’intelligenza artificiale, certo. Lui lo sostituirei piuttosto con un cinghiale».


