La sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato del 3 novembre è stata per Donald Trump una «mazzata» durissima. Il presidente potrebbe ora reagire con dei licenziamenti: a rischio ci sono il ministro della Guerra, Pete Hegseth, e la capa di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles. È la lettura di un’analisi pubblicata dal Corriere della Sera il 5 novembre.
Secondo il quotidiano, il voto è stato un referendum sul presidente, voluto da lui stesso. Prima la guerra ha provocato difficoltà economiche che hanno frenato i candidati repubblicani. Poi Trump ha chiesto agli americani di votare come se sulla scheda ci fosse il suo nome.
Il confronto con le elezioni di metà mandato del 2018, perse anche quelle nel primo mandato, è a suo sfavore. Questa volta, su Iran, Israele e Ucraina, Trump troverà una forte ostilità dei democratici.
Nel 2018 Trump era indagato da Robert Mueller per le interferenze russe nelle elezioni, ma l’inchiesta si svolgeva all’interno del suo governo. Ora, osserva il Corriere, lui e i figli sono molto più esposti ai poteri d’indagine di una Camera a maggioranza democratica. La Camera potrebbe occuparsi degli arricchimenti ottenuti durante la presidenza con le criptovalute, le donazioni e gli affari con Paesi esteri, soprattutto del Golfo.
Il presidente conserva comunque poteri ampi. Controlla l’apparato militare e di polizia, i servizi segreti e la Giustizia, e ha mano libera su commercio, dazi, immigrazione e relazioni internazionali.
Anche la successione appare complicata. Il vicepresidente JD Vance, che si è impegnato nella campagna elettorale quanto Trump, ne esce indebolito. Il presidente, racconta chi gli è più vicino, trova ormai soddisfazione soprattutto nei progetti architettonici a Washington, dall’arco di trionfo alla sala da ballo. I democratici, però, potrebbero bloccarne i fondi.
Resta il nodo delle epurazioni. Hegseth, sempre difeso da Trump, è diventato ingombrante e bersaglio sicuro dei democratici, anche se il presidente ha negato di volerlo sostituire. Per negoziare con l’opposizione, Trump potrebbe invece scegliere un capo di gabinetto più abile nella trattativa di Wiles, una sua fedelissima ma, secondo il Corriere, «durissima e per questo odiata da molti».


