Renato Zero scuote ‘Che Tempo Che Fa’: rivelazioni, libertà, amicizie ritrovate e il mito del ‘triangolo’ che ancora fa discutere
L’apparizione di Renato Zero a Che Tempo Che Fa si è trasformata in uno di quei momenti televisivi capaci di catturare l’attenzione del pubblico ben oltre il semplice intrattenimento. L’artista romano, osannato dalla platea presente in studio e seguito da spettatori arrivati da ogni angolo d’Italia, ha offerto una lunga conversazione carica di ironia, confessioni e riflessioni personali che hanno toccato temi come l’identità, la sessualità, il rapporto con il successo e la complessa rete di affetti che ha accompagnato la sua carriera.
Al centro dell’intervista il nuovo album L’Ora Zero, concepito in un periodo segnato da tensioni globali e profonde incertezze. Zero ha descritto il disco come una sorta di specchio emotivo degli ultimi anni, un progetto nato dalla consapevolezza di quanto le promesse di un futuro pacifico stiano cedendo sotto il peso dei conflitti contemporanei. Un’opera che racconta lo sguardo di un cittadino del mondo che osserva con preoccupazione lo sgretolarsi di valori un tempo considerati certezze.
Nel corso della puntata, il cantautore ha ripercorso la sua vita con una sincerità disarmante. Ha parlato dei suoi 75 anni appena compiuti, simbolicamente dedicati a un incontro ideale con il “Renato” più fragile e umano, spesso schiacciato dalle aspettative dell’alter ego Zero, figura iconica che in mezzo secolo di carriera ha lasciato un’impronta indelebile sulla musica italiana. Un modo per riconciliarsi con sé stesso dopo anni di sacrifici, esposizione mediatica e responsabilità artistiche.
Non sono mancati aneddoti vivaci e sorprendenti, come quelli legati alla sua giovinezza, quando si ritrovava circondato da amici soliti fumare spinelli in spazi angusti come una Fiat 500. Pur non avendo mai fatto uso di stupefacenti, ammette con ironia di aver più volte temuto gli effetti del solo “essere nei paraggi”. Celebre l’episodio del letto che “lo risucchiava”, culminato in una corsa notturna in ospedale accompagnato dal padre, poliziotto, e risolta con qualche goccia di calmante.
Spazio anche ai ricordi dell’amicizia con Roberto D’Agostino, complice di mille avventure, tra cui un incidente rocambolesco che lo vide catapultato fuori dal finestrino “come un palombaro”, come lui stesso racconta ridendo. Episodi che, pur essendo divertenti, restituiscono l’immagine di una vita vissuta intensamente, sempre alla ricerca di verità, affetto e libertà.
Toccante il passaggio dedicato al rapporto con Loredana Bertè, un legame artisticamente esplosivo e umanamente complesso. Dopo un periodo di allontanamento, necessario per evitare di trasformare la complicità in abitudine, i due hanno ritrovato una vicinanza fatta di rispetto e autenticità. Una pausa utile, come spiegato da Zero, per permettere a entrambi di riconoscere i propri limiti senza paracadute emotivi.
Poi la rivelazione che tutti aspettavano: il celebre “triangolo”, reso immortale da una delle sue canzoni più amate, ha un fondamento reale. Raccontato con leggerezza e lucidità, diventa il pretesto per riflettere su un’epoca in cui la sessualità veniva vissuta come un’evasione gioiosa, priva delle rigidità odierne. Secondo Zero, proprio grazie a quelle esperienze, spesso promiscue e sincere, molte persone hanno imparato il valore della differenza, della tolleranza e dell’amore senza confini.
Tra ironia, memoria e profondità, l’intervista ha mostrato ancora una volta perché Renato Zero rimane una figura imprescindibile della cultura italiana: un artista che sa far riflettere, divertire e commuovere, senza mai rinunciare alla verità della propria storia.


