Una tempesta si è abbattuta sulla Federazione Italiana Sport Paralimpici Invernali (FISIP), un’istituzione nata nel 2010 con l’obiettivo di rendere accessibili le discipline di sci, fondo e snowboard alle persone con disabilità. Al centro delle accuse c’è il presidente Paolo Tavian, successore di Tiziana Nasi — la donna che aveva aperto la strada agli atleti paralimpici in Italia — ora coinvolto in un’indagine per presunti abusi psicologici, molestie e minacce, con particolare riferimento a comportamenti discriminatori nei confronti di alcune dipendenti donne.
Il 21 ottobre, il procuratore sportivo Stefano Comellini ha chiesto il deferimento di Tavian per “violazioni gravissime dei principi di lealtà e correttezza” previsti dallo statuto sportivo. L’inchiesta, che sta scuotendo il mondo paralimpico italiano, nasce da una serie di testimonianze interne che descrivono un clima lavorativo teso e ostile, fatto di pressioni, umiliazioni e comportamenti ritenuti incompatibili con i valori etici dello sport.
Secondo le ricostruzioni dell’accusa, Tavian avrebbe più volte offeso e denigrato colleghe e collaboratrici, utilizzando toni discriminatori e frasi pesanti come: “Qui il mondo va alla rovescia, adesso le donne pensano di prendere il potere”. Inoltre, avrebbe escluso sistematicamente il segretario generale Sonia Nolli dai processi decisionali, fino a chiederne di fatto la rimozione dal ruolo di capo dell’amministrazione. Alcune dipendenti hanno raccontato di essere state sollecitate a “spiare” la collega, riferendo comportamenti e conversazioni private.
Gli episodi contestati includono anche l’uso di linguaggio offensivo e bestemmie negli uffici federali, oltre a presunte azioni ritorsive, come la disattivazione delle password di lavoro della segretaria generale per sostituirla con un uomo di fiducia del presidente. Secondo quanto riferito, il clima di tensione avrebbe portato la Nolli a un forte crollo psicologico, tanto da dover ricorrere a cure mediche e a un periodo di malattia ancora in corso.
Non si tratta di un caso isolato. Dall’indagine emergono anche due dimissioni improvvise tra i cinque dipendenti della segreteria, motivate dallo stress e da un ambiente ritenuto “incompatibile con la propria etica professionale”. Una delle ex collaboratrici, identificata con le iniziali M.C., nella sua lettera di addio ha raccontato un episodio emblematico: “Un giorno, vedendomi maneggiare il cellulare, il presidente mi chiese di consegnarglielo. Quando lo appoggiai sulla scrivania, disse: ‘Non ho fiducia in lei’. È stato il punto di rottura: il deterioramento delle condizioni di lavoro mi costringe ad andarmene.”
Tre membri del consiglio federale — Lambiase, Lanthaler e Sabidussi — si sono ufficialmente dissociati dalla decisione di rimuovere la Nolli, così come i revisori dei conti, segnalando “gravi irregolarità gestionali e comportamentali”.
Nonostante la gravità delle accuse e il rischio concreto di radiazione, la FISIP, sotto la presidenza Tavian, ha pubblicato nei giorni scorsi un bando per nominare un nuovo procuratore e rinnovare gli organi di giustizia interna, compreso quello di primo grado che dovrebbe giudicare il caso. Una mossa che molti hanno interpretato come un tentativo di ricompattare il controllo della Federazione prima delle decisioni disciplinari.
Tavian, dal canto suo, nega ogni addebito. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha dichiarato di essere vittima di un “gruppo organizzato con uno scopo preciso”. “Ho soltanto sostituito una segretaria con una persona più capace, ristabilendo la parte contabile che era in disordine a causa di complicità interne”, ha affermato.
Il suo legale, l’avvocato Domenico Viola, ha rincarato la dose, mettendo in dubbio la legittimità del procuratore Comellini: “Il suo mandato potrebbe essere scaduto. Presenteremo un esposto all’Ordine degli Avvocati e chiederemo al Comitato Italiano Paralimpico l’autorizzazione per i nuovi organi di giustizia. È una situazione anomala, quasi un’aberrazione”.
Il legale ha inoltre definito le accuse della segretaria “inconsistenti”, sostenendo che siano state alimentate da “un piccolo gruppo di persone in cerca di vendetta personale”.
Intanto, nel mondo dello sport paralimpico cresce la preoccupazione. La FISIP, che per anni è stata un simbolo di inclusione e rispetto, rischia ora di essere travolta da una delle crisi più gravi della sua storia. Le accuse, se confermate, metterebbero in discussione non solo la leadership di Tavian ma anche la credibilità dell’intero movimento paralimpico italiano, fondato sui valori opposti a quelli che emergono da questa vicenda.
La decisione finale sul futuro del presidente è attesa nelle prossime settimane. Ma una cosa è certa: la fiducia nella Federazione è già in bilico, e ricostruirla non sarà facile.