Sorpresa mondiale: non è l’inglese la lingua che l’intelligenza artificiale capisce meglio – e l’italiano è nella top 3

Di Cesare Borgia ·4 min di lettura

Un nuovo studio internazionale ha svelato una scoperta che ribalta ogni convinzione sull’intelligenza artificiale: la lingua meglio compresa dai modelli di AI non è l’inglese, come si è sempre creduto, ma il polacco. Ancora più sorprendente è che l’italiano si piazza al terzo posto, superando colossi linguistici come il tedesco, il portoghese e persino il cinese.

Lo studio, pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Maryland in collaborazione con Microsoft Research, ha analizzato la capacità dei principali modelli di linguaggio artificiale – tra cui OpenAI (ChatGPT), Google Gemini, Qwen, Llama e DeepSeek – di comprendere e rispondere correttamente in 26 lingue diverse. I risultati, descritti come “sorprendenti e poco intuitivi”, hanno mostrato che le prestazioni migliori non arrivano dall’inglese, bensì da lingue considerate più complesse e con strutture grammaticali articolate.

Il polacco al primo posto, ma l’italiano convince

Secondo i ricercatori, il polacco ha ottenuto un tasso di comprensione e risposta corretta dell’88%, seguito dal francese (87%) e dall’italiano (86%). L’inglese, invece, si è fermato al sesto posto, con un punteggio medio di 83,9%, superato anche da spagnolo, russo e ucraino.

Ecco la classifica delle prime dieci lingue meglio comprese dall’intelligenza artificiale:

Polacco – 88%

Francese – 87%

Italiano – 86%

Spagnolo – 85%

Russo – 84%

Inglese – 83,9%

Ucraino – 83,5%

Portoghese – 82%

Tedesco – 81%

Olandese – 80%

Tutte le lingue della top 10 appartengono alla famiglia indoeuropea, un dettaglio che secondo gli studiosi potrebbe aver favorito una maggiore “familiarità strutturale” per i modelli linguistici, che tendono a imparare meglio idiomi con radici comuni.

Perché il polacco (e l’italiano) battono l’inglese

La vera sorpresa dello studio non è solo la posizione dell’inglese, ma il motivo per cui lingue più complesse risultano meglio comprese. Secondo gli esperti, l’AI elabora più facilmente linguaggi con strutture logiche regolari e morfologia chiara, anche se più ricche. “Il polacco, pur essendo difficile per gli esseri umani, è estremamente preciso per l’intelligenza artificiale, che riesce a decodificarne i modelli linguistici con alta coerenza sintattica”, spiega il rapporto.

Un fenomeno simile accade per l’italiano, che unisce chiarezza grammaticale e una grande ricchezza lessicale, offrendo ai modelli di AI dati più coerenti da interpretare. Il risultato è una migliore comprensione del contesto e una più accurata generazione di testo.

Curiosamente, il cinese – lingua con una delle più ampie basi di dati disponibili online – si è classificato tra gli ultimi posti. Gli esperti attribuiscono questo risultato alla complessità dei toni e alla natura ideografica della scrittura, molto più difficile da modellare per i sistemi basati su token linguistici.

Un segnale per il futuro dell’AI multilingue

I risultati di questo studio aprono nuove prospettive per l’evoluzione dei modelli linguistici. Se finora l’inglese è stato considerato lo standard universale per la comunicazione con l’AI, oggi emerge la possibilità di un futuro davvero multilingue, in cui lingue come l’italiano potranno diventare centrali nella ricerca e nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il dato più interessante è che il polacco e l’italiano sono stati compresi così bene nonostante la quantità di testi disponibili in rete sia inferiore rispetto all’inglese. Ciò significa che non è solo la quantità di dati a determinare l’efficacia dell’apprendimento dei modelli, ma anche la qualità linguistica e la struttura sintattica del materiale di addestramento.

L’italiano tra le lingue del futuro digitale

La ricerca conferma ciò che molti linguisti avevano già ipotizzato: l’italiano, con la sua logica grammaticale rigorosa e la musicalità naturale, è una lingua che si adatta perfettamente ai meccanismi di elaborazione semantica delle AI. Questa caratteristica potrebbe aprire nuove strade per lo sviluppo di assistenti vocali, traduttori automatici e chatbot più sofisticati in lingua italiana, capaci di rispondere con precisione e naturalezza.

In un’epoca in cui la tecnologia linguistica è sempre più al centro della comunicazione globale, sapere che l’italiano rientra tra le lingue “preferite” dall’intelligenza artificiale rappresenta un motivo di orgoglio e un’opportunità concreta per valorizzare il patrimonio linguistico nazionale nel mondo digitale del futuro.

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