Negli anni Ottanta, il suo nome evocava una fiaba moderna: giovanissima, ribelle e ricchissima, Gloria Thurn und Taxis fu per la Germania ciò che Lady Diana rappresentò per il Regno Unito — un’icona glamour, imprevedibile, seguita dai tabloid come una stella del pop. Oggi, però, la principessa bavarese è diventata una figura controversa, al centro di polemiche politiche e mondane per le sue frequentazioni con l’estrema destra e gli ambienti ultraconservatori europei.

Il suo percorso inizia come in una storia d’altri tempi. Gloria, nata contessa Schönburg-Glauchau nel 1960, aveva appena vent’anni quando sposò Johannes Thurn und Taxis, principe di Ratisbona, di trent’anni più anziano. Le nozze del 31 maggio 1980 furono un evento mondano di portata nazionale: una giovane donna dai tratti punk, con i capelli cotonati e lo stile ribelle, che entrava nella più antica aristocrazia tedesca. In quella cerimonia, Gloria indossò il celebre diadema di Eugénie de Montijo, appartenuto all’imperatrice dei francesi e divenuto poi simbolo di fasto dinastico.

Il matrimonio tra i due, segnato dal contrasto tra l’energia giovanile di lei e la tradizione rigida di lui, affascinò e scandalizzò la stampa. Mentre Johannes rappresentava l’antico potere nobiliare, lei portava nella corte un vento di libertà, motociclette cromate e abiti di pelle. I giornali la ribattezzarono “la principessa punk”, trasformandola in una figura di culto pop. Ma la fiaba non durò a lungo: il principe morì nel 1990, lasciandola vedova a trent’anni e con un’eredità gravata da oltre 45 milioni di marchi in tasse.

Fu allora che la principessa dimostrò un’insospettata determinazione. Per evitare la bancarotta, vendette parte del patrimonio, incluso il celebre diadema, battuto all’asta nel 1992 da Sotheby’s a Ginevra e acquistato per quasi un milione di marchi dagli “Amis du Louvre”. Quella vendita segnò la fine del sogno dorato, ma anche l’inizio di una nuova fase: Gloria seppe riorganizzare i beni della casata e rilanciare l’immagine dei Thurn und Taxis come simbolo di un’aristocrazia imprenditoriale e mondana.

Negli anni successivi, tuttavia, la principessa si avvicinò progressivamente ad ambienti politici e culturali di destra, fino a diventare una figura di riferimento per i circoli conservatori tedeschi. Amante dichiarata dell’Italia e spesso ospite in Vaticano, Gloria ha stretto rapporti con figure influenti del cattolicesimo tradizionalista, tra cui il cardinale statunitense Raymond Burke, noto oppositore di papa Francesco. È anche amica di Alessandra Borghese, discendente di una delle più antiche famiglie nobili italiane, con la quale condivide l’impegno in iniziative religiose e culturali.

A far discutere, però, è il legame con personalità come Steve Bannon, stratega politico statunitense e ideologo della destra populista globale. Nel castello di famiglia a Ratisbona, negli ultimi anni, si sono tenuti convegni di intellettuali vicini al partito tedesco AfD (Alternative für Deutschland), oltre a incontri di gruppi identitari e movimenti ultranazionalisti, alcuni dei quali poi banditi dalle autorità tedesche. Gloria ha sempre negato di condividere le loro idee, sostenendo che le sale del castello vengono affittate “a chiunque” per eventi culturali e che non può controllare ogni ospite. Tuttavia, le sue giustificazioni non hanno convinto l’opinione pubblica, che la vede sempre più vicina a quegli ambienti.

Così, la principessa che un tempo sfidava le regole dell’aristocrazia con lo spirito di una rockstar si ritrova oggi simbolo di un mondo conservatore e nostalgico. La sua figura resta affascinante, sospesa tra la leggenda mondana e l’ombra della controversia politica. Dalla gioventù ribelle ai convegni dell’estrema destra, la parabola di Gloria Thurn und Taxis racconta il destino di una nobiltà europea che, per sopravvivere, oscilla tra la memoria del potere e la ricerca di un nuovo ruolo nel presente.

Un tempo icona di libertà e provocazione, oggi è il volto di un’aristocrazia inquieta, che continua a brillare tra le luci della mondanità e le ombre della politica.

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