Archiviata la fase di mobilitazione a senso unico sulla questione palestinese, la sinistra italiana torna al suo copione preferito: attaccare il governo, evocare spettri di fascismo e denunciare inesistenti pericoli per la libertà di stampa. Uno schema ormai collaudato, che si ripete puntualmente ogni volta che il dibattito politico si sposta su temi concreti, dove il centrodestra mostra risultati e compattezza.
Il nuovo atto di questa rappresentazione è andato in scena durante il Congresso del Partito del Socialismo Europeo, dove Elly Schlein ha scelto di riaccendere i toni contro Giorgia Meloni e il suo esecutivo. Nel suo intervento, la segretaria del Pd ha accusato il governo di tagliare la spesa pubblica, la sanità, la scuola e di ostacolare il salario minimo, arrivando perfino a sostenere che la libertà e la democrazia sarebbero “a rischio” con la destra al potere.
Un copione, appunto, già visto e risentito. Dopo settimane in cui il Pd e i suoi alleati sembravano più concentrati sullo scenario internazionale, pronti a sventolare bandiere palestinesi e a scagliarsi contro Israele, ecco il ritorno alla solita retorica interna: quella che descrive un’Italia sull’orlo dell’autoritarismo e un governo impegnato a reprimere diritti e opinioni. Una narrazione che ignora la realtà dei fatti, ma che serve a galvanizzare un elettorato in crisi d’identità.
La replica di Giorgia Meloni non si è fatta attendere. La presidente del Consiglio ha definito le parole della Schlein “deliranti” e “vergognose”, accusandola di diffondere falsità all’estero e di gettare ombre sul proprio Paese. Una risposta dura, ma inevitabile di fronte a un’opposizione che sembra incapace di proporre soluzioni concrete e preferisce rifugiarsi nella propaganda ideologica.
È interessante notare come, in assenza di argomenti solidi, la sinistra ricorra sempre agli stessi slogan: “fascismo”, “odio”, “mancanza di libertà di stampa”. Parole usate come clave politiche, ma ormai svuotate di significato. L’Italia del 2025 è un Paese pienamente democratico, con una stampa libera, una magistratura indipendente e un Parlamento in piena attività. Parlare di rischio autoritario, come fa Schlein, significa semplicemente non accettare la realtà di un governo scelto dagli elettori e legittimato dal voto.
Dietro queste accuse, c’è la difficoltà della sinistra di riconoscere il consenso popolare di cui gode la maggioranza. La leadership di Meloni, apprezzata anche a livello internazionale, irrita chi per anni ha ritenuto di avere il monopolio morale della politica italiana. Così, invece di confrontarsi sui risultati – dalla crescita economica alla gestione dei flussi migratori – si preferisce spostare il discorso sul piano ideologico, evocando paure e nemici immaginari.
A questo si aggiunge la solita difesa selettiva della libertà di stampa. Quando giornalisti o conduttori televisivi criticano la sinistra, vengono etichettati come “megafoni del potere”; ma se le stesse testate attaccano il governo, improvvisamente diventano simboli di indipendenza e coraggio. È un doppio standard che tradisce l’ipocrisia di un fronte politico ormai prigioniero delle proprie narrazioni.
La verità è che la sinistra italiana non ha ancora fatto i conti con la sua perdita di contatto con il Paese reale. Mentre il governo affronta dossier complessi e prova a dare risposte concrete, il Pd e i suoi alleati preferiscono il linguaggio della denuncia e della delegittimazione. Finita la “sbornia palestinese”, è tornato il teatrino interno, con gli stessi attori, le stesse battute e la solita trama: gridare al fascismo, accusare di censura, e sperare che qualcuno ancora ci creda.
Ma l’Italia è andata avanti, mentre la sinistra continua a inseguire fantasmi. Forse è proprio questo che, più di ogni altra cosa, dà fastidio a chi non riesce a rassegnarsi alla realtà.
La solita tiritera, la sinistra non sa più a cosa appigliarsi. Fascismo, censura… Ma chi ci crede ancora? Guarda avanti invece di restare inchiodata al passato!
Spostare lo sguardo in avanti è importante, ma non dobbiamo dimenticare le lezioni del passato. Affrontare il presente con consapevolezza storica aiuta a costruire un futuro più equo e giusto. Non è una questione di restare ancorati al passato, ma di evitare di ripetere errori già commessi.