Dalla Sardegna ai vertici del box office: la sorprendente storia di Giuseppe Loi
Un’incredibile vicenda quella di Giuseppe Ignazio Loi, un ottantenne sardo che, per caso, si è ritrovato protagonista del film “La vita va così”, diventando una delle sorprese più apprezzate della stagione cinematografica. La sua storia, riemersa grazie a un’intervista del novembre 2025, sta catturando l’attenzione del pubblico e della critica.
Una vita tra le pecore e la semplicità
Giuseppe Loi ha dedicato settant’anni della sua vita alla pastorizia in Sardegna. Oggi, in pensione, percepisce un assegno mensile di 720 euro. Il suo racconto, caratterizzato da genuinità e semplicità, è quello di un uomo legato alle tradizioni e alla terra. Nel film di Riccardo Milani, interpreta se stesso, un piccolo pastore con il livello di istruzione della seconda elementare, trovandosi a fianco di attori affermati come Diego Abatantuono, Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari.
“La vita va così” ha incassato, in una sola settimana, 2 milioni e 300 mila euro, posizionandosi come il film più visto dell’anno. La pellicola narra la vera storia di un pastore che si rifiuta di vendere le proprie terre a un facoltoso immobiliarista milanese, il quale intendeva realizzare un lussuoso resort. Da questa opposizione è scaturita una battaglia legale che dura da ben 25 anni.
L’impatto del successo e la vita che cambia
“Mah, normale, sono uno con i piedi per terra”, commenta Loi, con modestia, di fronte al successo del film. La sua vita è cambiata, seppur in minima parte: con i compensi ricevuti ha potuto vendere le pecore e godersi un meritato riposo. “Riccardo mi ha aiutato”, racconta, “solo che potevano essere un po’ più generosi quelli che davano i soldi, ma non li critico”.
L’esperienza del successo si traduce in un aumento di attenzione da parte del pubblico: Giuseppe viene fermato per strada e sommerso da richieste di foto. Tuttavia, la sua vita scorre ancora tranquilla nel piccolo paese di Terralba, nell’agro di Oristano, dove vive con pochi vicini. “Saranno cinque, sei case”, precisa.
L’anteprima del film a Roma è stata una novità assoluta per il pastore sardo. “Era la prima volta che andavo a Roma. C’erano così tante persone per strada che mi sembravano delle formiche. Come si fa a vivere lì?”, si chiede ancora stupito.
Un ritorno alle origini e un talento inaspettato
Giuseppe Loi ha lavorato come pastore sotto padrone per quindici anni, ricevendo in pagamento cinque pecore all’anno. Solo dopo aver accumulato un piccolo gregge, è riuscito a mettersi in proprio. Per anni ha vissuto una vita dura, dormendo all’aperto, sotto le stelle, con un’alimentazione semplice ma sufficiente. Un esempio di vita austera, ma ricca di valori.
La sua naturalezza e il suo talento recitativo non sono passati inosservati. Diego Abatantuono, scherzando, lo ha paragonato a un Robert De Niro in miniatura. La sua partecipazione al film è nata grazie a un passaparola: un suo cugino, amico di un conoscente del regista Riccardo Milani, ha fatto arrivare il suo nome. Durante un provino, Loi ha interpretato la scena in cui rivendica il diritto alla sua terra, ereditata dai suoi antenati, conquistando immediatamente Milani.
Nonostante l’età, Giuseppe Loi non si esclude la possibilità di recitare in altri film, se l’occasione dovesse presentarsi. La sua priorità, però, rimane la Sardegna e la sua terra, la sua vera ricchezza. Come lui stesso afferma: “I soldi non fanno la felicità”.
La storia di Giuseppe Loi è un esempio di come la semplicità, l’amore per la propria terra e la genuinità possano portare al successo, anche in un mondo spesso dominato dall’effimero.