Martedì è venuta a mancare Claudia Cardinale, un’attrice che, all’età di 87 anni, è rimasta una figura enigmatica nel mondo del cinema. Nonostante la straordinaria bellezza, Cardinale è sempre riuscita a evitare di essere intrappolata in uno specifico stereotipo femminile, contrariamente a molte delle sue contemporanee che avevano sfruttato il loro fascino per stabilire una precisa identità cinematografica.

Federico Fellini aveva colto perfettamente questa sua particolarità quando, nel film “8½”, l’aveva presentata con il proprio nome reale, Claudia, lasciandola apparire come una visione evanescente, difficilmente definibile. Anche Luchino Visconti aveva tentato, con “Il Gattopardo”, di inserirla in un contesto sontuoso e decorativo, ma non era riuscito a contenerne lo spirito libero. Il personaggio di Angelica Sedara aveva infatti un’aura sfuggente e misteriosa, capace di far innamorare i protagonisti del film senza mai rivelarsi del tutto.

Forse, tale abilità di restare inafferrabile risiedeva nella sua anima tunisina, intrisa di riservatezza e discrezione, o in una carriera che le aveva offerto oltre cento ruoli, senza però incatenarla a nessuno in particolare. La Cardinale era come una “ragazza con la valigia”, pronta a lasciarsi alle spalle ogni personaggio per avviarsi verso nuove interpretazioni.

Perfino la sua voce contribuiva a mantenerla una figura indefinita: all’inizio della carriera veniva doppiata da altre attrici, il che la rendeva ancora più inattuale ed enigmatica. Rendeva indimenticabili i film come “C’era una volta il West” di Sergio Leone e “I professionisti” di Richard Brooks, in cui incarnava donne capaci di superare la brutalità che le circondava e di risorgere più forti.

Claudia Cardinale rimane una presenza affascinante e sfuggente, e la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel panorama cinematografico.

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