Il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina, simbolo di connessione tra Sicilia e Calabria, si trova di nuovo davanti a un ostacolo: la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera con cui il governo, lo scorso agosto, aveva approvato il progetto definitivo. Una decisione che non blocca in modo definitivo l’opera, ma che rappresenta un duro colpo per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e, in particolare, per il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, principale sostenitore del progetto.
Le motivazioni della Corte: troppe ombre sui costi e sulle regole europee
Il nodo centrale della bocciatura riguarda la compatibilità del contratto di Webuild, la società incaricata della costruzione, con le normative europee sugli appalti pubblici. Secondo i giudici contabili, il contratto non rispetterebbe i limiti previsti in materia di variazione dei costi: l’aumento stimato, che supera il 50% rispetto al bando originario, avrebbe dovuto comportare una nuova gara internazionale, come richiesto dal diritto dell’Unione Europea.
Oltre a questo, la Corte dei Conti ha individuato una lunga serie di criticità: mancanza di chiarezza sulle coperture finanziarie, stime di traffico giudicate ottimistiche, lacune nella valutazione ambientale e questioni aperte sulla competenza del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), che ha approvato la delibera contestata.
Il giudizio di illegittimità, dunque, non si basa su un solo elemento ma su un insieme di fattori che — secondo la Corte — mettono a rischio la conformità dell’opera rispetto alle regole europee e nazionali.
Webuild e il consorzio Eurolink: i protagonisti del progetto
Al centro della vicenda c’è Webuild, nata nel 2020 dalla fusione tra Salini e Impregilo. L’azienda guida il consorzio Eurolink, che riunisce anche la spagnola Sacyr, la giapponese IHI, e partner italiani come Condotte e Itinera. Il gruppo aveva ricevuto l’incarico per la costruzione del ponte dopo la riattivazione del progetto, congelato per oltre un decennio.
Secondo la Corte dei Conti, tuttavia, la delibera del Cipess che ha riaffidato i lavori a Eurolink è da considerarsi in contrasto con le norme Ue, poiché non avrebbe tenuto conto delle regole sulla concorrenza e sull’obbligo di una nuova gara. Inoltre, i giudici hanno contestato la Valutazione di Incidenza Ambientale, ritenendo non sufficienti le verifiche su sismicità e impatto ecologico.
I rilievi tecnici e la mancata chiarezza del governo
Già a settembre la Corte aveva chiesto chiarimenti a Palazzo Chigi in merito al piano economico-finanziario, all’adeguamento sismico e ambientale, e soprattutto alla questione dell’aumento dei costi. Le risposte arrivate dal Dipartimento per la programmazione economica non sono state ritenute soddisfacenti.
Il 17 ottobre, la sezione di controllo sugli atti del governo ha quindi rimandato il caso alla sede collegiale, che ha deciso di non registrare l’atto. Entro trenta giorni saranno pubblicate le motivazioni dettagliate, ma la direzione è ormai chiara: per i giudici, la delibera del Cipess non rispetta i principi di legittimità.
Salvini e Meloni all’attacco: “Un atto politico, non tecnico”
La reazione politica è stata immediata. Matteo Salvini ha definito la decisione della Corte dei Conti un “atto d’invasione” e ha ribadito che “il Ponte si farà”. Anche Giorgia Meloni ha espresso irritazione, accusando i giudici contabili di voler ostacolare un progetto strategico per l’intero Paese.
Secondo fonti governative, l’esecutivo starebbe valutando di aggirare la bocciatura con un nuovo voto del Consiglio dei Ministri, che potrebbe approvare una nuova delibera “con riserva”. In questo caso, la Corte avrebbe solo due opzioni: registrare l’atto oppure registrarlo con riserva, consentendo comunque al governo di procedere, pur segnalando la vicenda al Parlamento.
Cosa può accadere adesso
La legge consente al governo di superare il parere negativo della Corte, dichiarando l’opera di “interesse pubblico prevalente”. In tal caso, la delibera avrebbe comunque efficacia, ma l’esecutivo si assumerebbe una responsabilità politica diretta.
L’annuncio dell’avvio dei cantieri, previsto per novembre, potrebbe però slittare. Il ministero delle Infrastrutture dovrà attendere la pubblicazione delle motivazioni e, soprattutto, il parere del Parlamento in caso di registrazione con riserva.
Una sfida politica e simbolica
Il Ponte sullo Stretto non è solo un’infrastruttura, ma un simbolo politico e identitario. Per il governo Meloni rappresenta il segno tangibile di una rinascita del Mezzogiorno, per le opposizioni un progetto costoso e rischioso.
La bocciatura della Corte dei Conti non chiude la partita, ma apre una fase di tensione istituzionale che potrebbe trasformarsi in un braccio di ferro tra poteri dello Stato. Il destino del Ponte, ancora una volta, resta sospeso tra la visione grandiosa del governo e le rigide regole della burocrazia e del diritto europeo.