La Ragioneria dello Stato ha dato il via libera al testo definitivo della legge di bilancio per il 2026, approvato dal governo guidato da Giorgia Meloni e ora atteso al vaglio del Parlamento. Il testo, composto da 154 articoli contro i 137 della prima bozza, introduce un pacchetto di misure fiscali e retributive che promettono aumenti in busta paga per una parte dei lavoratori italiani, sia nel settore pubblico che privato. Al centro della manovra figurano il nuovo taglio dell’Irpef, la detassazione degli aumenti contrattuali, la riduzione delle imposte sui premi di produttività e un fondo dedicato ai dipendenti comunali.

Il nuovo taglio Irpef: vantaggi concentrati sul ceto medio

La principale novità riguarda la riduzione dell’Irpef per i redditi medio-alti. L’aliquota del secondo scaglione — oggi al 35% — scenderà al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro annui. La misura, che secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze interesserà circa 13,6 milioni di contribuenti, prevede un beneficio medio stimato di 210 euro all’anno.

Il costo complessivo dell’intervento si aggira intorno ai 3 miliardi di euro annui per il triennio 2026-2028. Tuttavia, il vantaggio effettivo sarà proporzionato alla parte di reddito che ricade nel secondo scaglione, favorendo dunque chi ha stipendi più alti. Le stime de Il Sole 24 Ore indicano che quasi la metà dei benefici (42,9%) andrà ai redditi oltre i 50.000 euro, circa 2,8 milioni di persone, che potranno risparmiare fino a 440 euro all’anno.

Il governo valuta anche la possibilità di estendere l’aliquota del 33% fino a 60.000 euro, proposta sostenuta da Forza Italia, ma per farlo servirebbero altri due miliardi di euro.

Ecco gli effetti stimati del taglio, in base ai redditi:

30.000 euro: risparmio di circa 40 euro annui

35.000 euro: 140 euro

40.000 euro: 240 euro

45.000 euro: 340 euro

50.000 euro: 440 euro

55.000 euro: 940 euro

60.000 euro: 1.440 euro

Flat tax sugli aumenti contrattuali

Per incentivare i rinnovi dei contratti collettivi, la manovra introduce una flat tax del 5% sugli aumenti contrattuali dei lavoratori con redditi fino a 28.000 euro annui. Questa fascia di contribuenti, esclusa dal taglio Irpef, potrà così beneficiare di una detassazione dedicata.

Secondo le stime della relazione tecnica, saranno coinvolti oltre 3,3 milioni di lavoratori, con un impatto finanziario pari a 474,9 milioni di euro. L’aumento medio stimato in busta paga è di circa 680 euro annui.

A questa misura si affianca l’innalzamento da 3.000 a 5.000 euro della soglia per i premi di risultato e per la partecipazione agli utili aziendali, con un’imposta ridotta che passa dal 5% all’1%. Circa 250.000 lavoratori beneficeranno di questa ulteriore agevolazione.

Aumenti per i dipendenti comunali

Una novità significativa riguarda i dipendenti dei Comuni, esclusi i dirigenti. È stato istituito un fondo specifico presso il Ministero dell’Interno, con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2027 e 100 milioni annui a partire dal 2028.

Queste risorse, da ripartire in base alla contrattazione collettiva nazionale del comparto funzioni locali, serviranno ad aumentare il trattamento accessorio del personale. Secondo le stime dell’Aran, l’incremento medio sarà di circa 18 euro al mese per tredici mensilità, equivalenti a 234 euro l’anno.

In parallelo, per gli altri dipendenti pubblici viene confermata una detassazione del trattamento accessorio con aliquota al 15% fino a 800 euro, purché il reddito complessivo non superi i 50.000 euro. Restano esclusi i corpi di polizia e le forze armate, già soggetti a regimi agevolati specifici.

Agevolazioni per lavoro notturno, festivo e turismo

La legge di bilancio prevede inoltre una riduzione fiscale al 15% per le maggiorazioni corrisposte ai lavoratori notturni e festivi, ma con limiti: la misura si applicherà solo ai redditi fino a 40.000 euro e per importi complessivi non superiori a 1.500 euro.

Un intervento mirato riguarda il settore del turismo e della ristorazione, tra i più colpiti dalla crisi del lavoro stagionale. Dal 1° gennaio al 30 settembre 2026, i dipendenti di bar, ristoranti e strutture turistiche riceveranno un trattamento integrativo speciale pari al 15% delle retribuzioni lorde, non imponibile ai fini fiscali. Anche in questo caso, il limite massimo di reddito resta fissato a 40.000 euro.

Un bilancio tra promesse e sostenibilità

Con la manovra 2026, l’esecutivo Meloni punta a stimolare i consumi e a premiare il lavoro, soprattutto nel ceto medio, mantenendo però un fragile equilibrio tra crescita e sostenibilità dei conti pubblici. Il Parlamento dovrà ora valutare eventuali modifiche, ma l’obiettivo politico è chiaro: consolidare il consenso tra i lavoratori e alleggerire, seppur parzialmente, la pressione fiscale che grava da anni sulle famiglie italiane.

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