Da decenni il nome di Ettore Majorana, uno dei più brillanti fisici italiani del Novecento, è circondato da un alone di mistero. Alla sua figura, già resa enigmatica dalla scomparsa avvenuta nel 1938, si è nel tempo intrecciata una leggenda affascinante e controversa: quella della cosiddetta “macchina di Majorana”, un presunto dispositivo capace di produrre energia illimitata e priva di scorie.

Questa invenzione, tuttavia, non trova alcun riscontro nella documentazione scientifica né storica. Non esistono prove concrete che Majorana abbia mai ideato, descritto o teorizzato un simile congegno. Nonostante ciò, la “macchina” continua a essere oggetto di dibattiti e conferenze, come quella tenutasi di recente in una sala del Senato della Repubblica, promossa dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. L’incontro, incentrato sulla presentazione del volume Majorana-Pelizza. Il segreto svelato di Alfredo Ravelli, ha riproposto al pubblico la controversa vicenda di un presunto carteggio tra il fisico catanese e l’imprenditore bresciano Rolando Pelizza, morto nel 2022.

Alla conferenza hanno partecipato la giornalista Sabrina Pieragostini, in veste di moderatrice, e alcuni relatori presentati come esponenti del mondo scientifico e culturale. Tra questi, monsignor Gianfranco Basti, professore emerito alla Pontificia Università Lateranense, la storica Roberta Rio, l’ingegnere Francesco Alessandrini, il giornalista Alberto Lori e Alberto Negri, ricercatore e presidente dell’associazione Spazio Tesla. Tuttavia, diversi di questi nomi non risultano associati a ricerche accademiche sul tema, e alcuni dei profili presentati non corrispondono a competenze effettive nel campo della fisica o della tecnologia energetica.

Durante l’incontro, l’autore Alfredo Ravelli ha ribadito la propria convinzione sull’autenticità dei documenti che collegherebbero Majorana a Pelizza. Secondo il racconto sostenuto dal libro, il fisico, dopo essere scomparso, si sarebbe ritirato in un convento calabrese, dove avrebbe incontrato il giovane Pelizza, al quale avrebbe trasmesso le istruzioni per costruire una macchina in grado di generare energia tramite un misterioso processo di “trasmutazione della materia”. Tale congegno, a detta dei sostenitori della teoria, non solo produrrebbe energia pulita e senza scorie, ma sarebbe anche capace di distruggere rifiuti e persino di ringiovanire i tessuti biologici.

Nonostante la suggestione del racconto, nessuna prova concreta è mai emersa a sostegno di queste affermazioni. Gli esperti del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) hanno più volte sottolineato l’inconsistenza scientifica delle teorie legate alla “macchina di Majorana”, definendole pseudoscientifiche e prive di basi verificabili. Le poche descrizioni tecniche circolanti sui social network e in ambienti complottisti fanno riferimento a un dispositivo delle dimensioni di una batteria per auto, alimentato da una tensione di 12 volt, in grado di generare un presunto “raggio della morte” basato sull’antimateria. Un concetto che contraddice apertamente le leggi della fisica note.

Anche la presunta corrispondenza tra Majorana e Pelizza è stata ripetutamente smentita. Studiosi come Erasmo Recami e Lorenzo Paletti hanno analizzato le lettere e i documenti presentati negli anni, evidenziando incongruenze stilistiche, anacronismi e mancanza di verifiche indipendenti. Alcune fotografie indicate come prova della sopravvivenza di Majorana sarebbero in realtà immagini di un attore spagnolo, mentre i video delle “sperimentazioni” della macchina si sarebbero rivelati semplici trucchi di scena.

Il caso della “macchina di Majorana” si colloca in quella zona grigia dove il mito incontra la disinformazione. È un esempio emblematico di come il fascino del mistero possa superare i confini della verifica scientifica, spingendo alcuni a trasformare una figura realmente geniale in un simbolo di speranze energetiche irrealizzabili.

La decisione di ospitare in un’istituzione pubblica un evento dedicato a un tema privo di fondamento scientifico ha sollevato critiche da parte del mondo accademico e del CICAP stesso. Il presidente del Comitato, Lorenzo Montali, ha ricordato che il compito delle istituzioni politiche non è quello di legittimare ipotesi non supportate da prove, ma di promuovere una cultura basata sul metodo scientifico e sulla conoscenza verificabile.

La leggenda della macchina di Majorana, dunque, continua a vivere come eco di un mistero mai risolto: quello della scomparsa del fisico stesso. Ma tra suggestione e fantasia, la realtà resta immutata — nessuna prova indica che il genio di Majorana abbia mai concepito un congegno capace di rivoluzionare il mondo dell’energia. La vera grandezza del fisico siciliano resta nelle sue scoperte autentiche, non nelle ombre che il tempo ha proiettato sul suo nome.

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