Un’aula universitaria, luogo per eccellenza del confronto e del pensiero critico, si è trasformata a Venezia nel teatro di un episodio che ha scosso il mondo accademico e politico. L’ex deputato del Partito Democratico Emanuele Fiano, oggi presidente di Sinistra per Israele, è stato costretto a interrompere un incontro a Ca’ Foscari, nella sede di San Giobbe, dopo l’irruzione di un gruppo di studenti del Collettivo Sumud, che hanno gridato slogan contro il sionismo e la politica israeliana.
L’incontro, organizzato dall’associazione studentesca Futura, avrebbe dovuto essere un momento di dialogo sulla pace in Medio Oriente e sulla prospettiva della convivenza tra due popoli e due Stati. Invece, si è concluso con urla, cartelli e accuse reciproche, lasciando sul tavolo una domanda che pesa come un macigno: esiste ancora spazio per il dibattito libero nelle università italiane?
Un clima di tensione e un richiamo alla memoria
Il gruppo di contestatori ha interrotto l’intervento di Fiano leggendo un comunicato contro la “presenza dei sionisti nelle università” e accusando Israele di crimini in Palestina. Nonostante i tentativi di mediazione, l’atmosfera è presto degenerata. Le grida e i megafoni hanno reso impossibile proseguire il dibattito, che è stato definitivamente sospeso intorno alle 19, quando la sede universitaria stava per chiudere.
Per Fiano, da anni sotto scorta a causa delle minacce ricevute per le sue posizioni, l’episodio ha avuto un forte impatto personale e simbolico. L’ex parlamentare ha ricordato come anche suo padre, Nedo Fiano, sopravvissuto alla Shoah, fu costretto al silenzio nel 1938 a causa delle leggi razziali. “Non ho provato paura fisica – ha dichiarato – ma un turbamento profondo, perché impedire a qualcuno di parlare è l’inizio di una deriva che porta sempre alla violenza. Prima quella verbale, poi quella reale”.
Le sue parole hanno evocato una memoria dolorosa e un monito universale: la libertà di parola non può essere sacrificata sull’altare dell’ideologia.
Le reazioni del mondo politico
La condanna per quanto accaduto è stata pressoché unanime. Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito Democratico, ha definito l’episodio “un atto di prevaricazione e intolleranza”, mentre la senatrice Simona Malpezzi ha ricordato come Fiano “abbia sempre creduto nel dialogo, anche con chi la pensa diversamente”.
Piero Fassino ha parlato di “un gesto figlio del fanatismo e dei pregiudizi”, mentre Carlo Calenda, leader di Azione, ha espresso “solidarietà e vicinanza a Fiano da parte di tutta la comunità liberal-democratica”. Matteo Renzi è stato ancora più netto: “Impedire a un cittadino ebreo di parlare in un’università è un gesto che ripugna e che riporta a pagine buie della storia”.
Dal fronte istituzionale, Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha espresso solidarietà pur dissentendo sulla definizione di “fascismo” usata da Fiano per descrivere l’atteggiamento dei contestatori: “Forse è azzardato parlare di fascismo in questo caso, ma resta un comportamento inaccettabile”.
Il silenzio imposto e la fragilità del dialogo
L’episodio non è solo un caso isolato, ma si inserisce in un clima di crescente polarizzazione che attraversa molte università italiane. In nome dell’impegno politico, il dissenso si trasforma sempre più spesso in tentativo di censura, e il confronto civile lascia spazio alla contrapposizione frontale.
Il presidente della comunità ebraica di Venezia, Dario Calimani, presente all’incontro, ha espresso amarezza per quanto accaduto: “Era un dibattito non di parte, con l’intenzione di proporre una riflessione pacata sulla pace in Medio Oriente. È stato invece interrotto con i megafoni e gli slogan. Ma per discutere serve conoscenza, non rabbia”.
Calimani ha sottolineato come “imporre il silenzio non sia una forma di resistenza, ma una negazione della democrazia”. Parole che trovano eco in una comunità accademica sempre più divisa tra libertà d’espressione e militanza ideologica.
L’università come specchio della società
Quanto accaduto a Venezia pone una questione cruciale: quale ruolo deve avere l’università nella formazione del pensiero critico? Ca’ Foscari, come molte altre istituzioni accademiche, si trova oggi al centro di un dilemma tra pluralismo e ordine, tra diritto alla protesta e diritto alla parola.
Il caso Fiano mette in evidenza una verità scomoda: la libertà di esprimersi è fragile e va difesa ogni giorno, soprattutto nei luoghi deputati alla conoscenza. L’interruzione violenta di un dibattito non è solo un gesto di maleducazione politica, ma un attacco ai principi stessi della convivenza democratica.
A ottantasette anni dalle leggi razziali, vedere un uomo di cultura e di fede ebraica costretto ancora una volta al silenzio dentro un’aula universitaria rappresenta un fallimento collettivo. E ricorda che la storia, se non custodita con vigilanza, rischia di ripetersi sotto nuove forme di intolleranza travestite da libertà di opinione.