Si ritorna a parlare ancora di nucleare come fonte energetica per risolvere la crisi energetica innescata dalle guerre, dalle tensioni internazionali e dalla dipendenza dalle fonti fossili. Il tema viene presentato come una soluzione rapida e moderna, ma bisogna ricordare che il Paese si è già espresso sul nucleare nel 1987 e nel 2011. È quindi molto chiaro che una larga parte dell’Italia non vuole il ritorno al nucleare e non vuole spendere altro tempo e denaro per riaprire una discussione già affrontata.

Si sta rassicurando il Paese proponendo il cosiddetto “nucleare di nuova generazione”, ma sempre nucleare è. Per la costruzione, la messa in opera, le autorizzazioni, i controlli e l’avvio reale della produzione, soprattutto operando con i costi e i tempi del Paese Italia, potrebbero volerci anche molti anni. Parlare oggi di nucleare come risposta immediata alla crisi energetica rischia quindi di essere fuorviante: una centrale non si costruisce in pochi mesi e non risolve le emergenze attuali.

Inoltre, il nucleare porta con sé il problema irrisolto delle scorie radioattive. Scorie che devono essere custodite per tempi lunghissimi e che nessuno vuole vicino alla propria casa, nel proprio territorio o nella propria regione. Gli scienziati e i politici che propongono il ritorno al nucleare conoscono bene questi problemi, specialmente quello dello smaltimento delle scorie. Difficilmente però accetterebbero un deposito radioattivo nei giardini delle loro case.

C’è anche un problema di sicurezza. I materiali radioattivi, se non controllati in modo rigoroso, possono diventare un rischio in scenari terroristici o militari, anche attraverso il possibile uso in ordigni contaminanti, le cosiddette “bombe sporche”. In un mondo attraversato da guerre e instabilità geopolitica, aggiungere nuovi siti sensibili e nuove filiere radioattive non è una scelta priva di conseguenze.

La storia dell’energia nucleare è segnata da diversi incidenti gravi:

  • Kyshtym, Unione Sovietica, 1957 — scala INES 6
  • Windscale/Sellafield, Gran Bretagna, 1957 — scala INES 5
  • Three Mile Island, Stati Uniti, 1979 — scala INES 5
  • Chernobyl, Unione Sovietica, 1986 — scala INES 7
  • Tokaimura, Giappone, 1999 — scala INES 4
  • Fukushima, Giappone, 2011 — scala INES 7

Chernobyl resta il più grave incidente della storia dell’energia nucleare. Provocò vittime immediate e conseguenze sanitarie, sociali e ambientali enormi. Secondo le stime più prudenti, le vittime accertate furono alcune decine, mentre le stime sulle conseguenze a lungo termine sono molto più controverse. L’ONU parlò di migliaia di possibili morti legate agli effetti delle radiazioni nelle popolazioni più esposte. Molte persone, soprattutto bambini e adolescenti, contrassero tumori alla tiroide. La verità completa sulle conseguenze sanitarie di Chernobyl resta ancora oggi discussa, anche perché gli effetti delle radiazioni possono manifestarsi a distanza di anni.

La nube contaminata sprigionata da Chernobyl raggiunse l’Europa centro-settentrionale, la Svizzera e anche l’Italia. Ricordo che in quel periodo ci consigliarono di evitare di mangiare alcuni prodotti della terra e di bere latte fresco. Oggi, inoltre, le centrali nucleari in Ucraina sono sottoposte al rischio degli atti di guerra, con la possibilità di una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Questo dimostra che il nucleare non va valutato solo in condizioni ideali, ma anche dentro la realtà instabile del mondo in cui viviamo.

Tredici Paesi europei utilizzano ancora energia nucleare attiva, mentre molti altri non la usano. Tra i Paesi dell’Unione Europea che hanno il nucleare, prima delle ultime crisi energetiche alcuni avevano già avviato o discusso percorsi di riduzione o dismissione. Con le guerre e le tensioni internazionali, invece, si sta tornando a una corsa individualistica all’approvvigionamento delle fonti energetiche, specialmente fossili, creando una situazione critica per l’economia mondiale.

La Commissione Europea definisce le politiche energetiche dell’Unione con l’obiettivo di garantire energia pulita, sicura e a prezzi accessibili. La strategia dovrebbe puntare sulla transizione verde, sulla riduzione graduale della dipendenza dai combustibili fossili e sul contenimento dei consumi energetici entro il 2030.

Il sistema energetico italiano è ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili, con gas e petrolio che coprono una parte importante del fabbisogno nazionale. L’Italia importa gran parte dell’energia che consuma, rendendo la sicurezza energetica un tema di forte impatto economico e ambientale. Per questo motivo serve ridurre la dipendenza dall’estero, ma sostituire gas e petrolio con l’uranio non significa diventare davvero indipendenti.

Per quanto riguarda il nucleare, infatti, il maggior produttore mondiale di uranio è il Kazakistan, seguito da Canada e Namibia. Il Kazakistan da solo produce circa il 40% dell’uranio mondiale. Comprare uranio dai Paesi che lo producono ha un costo e crea un’ulteriore dipendenza geopolitica. Inoltre le riserve conosciute non sono infinite: con i consumi attuali possono durare molti decenni, ma non rappresentano una fonte illimitata. Se poi molti Paesi decidessero di puntare contemporaneamente sul nucleare, la pressione sulla domanda di uranio aumenterebbe.

Un altro aspetto spesso dimenticato riguarda l’acqua. Le centrali nucleari hanno bisogno di grandi quantità d’acqua per il raffreddamento. In un futuro segnato da siccità, crisi idriche e cambiamenti climatici, questo è un problema concreto. Le rinnovabili come fotovoltaico ed eolico, invece, consumano molta meno acqua durante la produzione di energia.

Le fonti rinnovabili sono in forte espansione e rappresentano l’alternativa più concreta per ridurre la dipendenza energetica. In Italia, negli ultimi anni, le rinnovabili hanno già coperto una quota importante del fabbisogno elettrico, superando il 40% in alcuni dati annuali recenti. Non emettono CO₂ durante la produzione di energia, non generano scorie radioattive e non richiedono combustibili da importare continuamente.

I pannelli fotovoltaici sono una fonte energetica pulita e rinnovabile. Contengono materiali come vetro, silicio, alluminio e altri componenti che possono essere in larga parte recuperati e riciclati. Naturalmente anche le rinnovabili devono essere progettate bene: pannelli fotovoltaici, pale eoliche e altri impianti devono essere ubicati in luoghi dove non contrastino con l’ambiente, il paesaggio e l’agricoltura. Ma questo è un problema di pianificazione, non un motivo per fermare la transizione energetica.

In Italia molti progetti di energia rinnovabile sono bloccati tra veti, lentezze burocratiche e autorizzazioni. È un paradosso: da una parte si dice che serve energia, dall’altra si rallentano proprio le fonti che possono essere installate in tempi molto più rapidi rispetto al nucleare. Prima di pensare a nuove centrali nucleari, sarebbe più logico sbloccare i progetti rinnovabili, potenziare le reti elettriche, investire negli accumuli e ridurre gli sprechi.

Poi c’è tutto il discorso dell’utilizzo inefficiente o superfluo dell’energia, che comporta costi economici elevati e impatti ambientali negativi. Da un’analisi dettagliata degli sprechi energetici si può capire come ridurli e rendere disponibile più energia reale, senza dover necessariamente produrne sempre di più.

Ecco alcuni esempi di spreco energetico e di possibili soluzioni:

  1. Tutti gli apparecchi con schede elettroniche che usano lo standby continuano a consumare energia anche quando non sono attivamente in uso. Lo si vede spesso dal led acceso. È utile scegliere elettrodomestici di classe energetica elevata, preferire programmi ECO e usare ciabatte multipresa per spegnere completamente i dispositivi.
  2. Per l’illuminazione bisogna spegnere le luci lasciate accese nelle stanze vuote e usare la luce naturale quando è possibile. Le vecchie lampadine a incandescenza vanno sostituite con tecnologie LED, che consumano molto meno. Anche la regolazione delle temperature è importante: non troppo alte in inverno e non troppo basse in estate.
  3. Bisogna evitare di usare lavatrice e lavastoviglie a mezzo carico. Nei frigoriferi vecchi è utile sostituire le guarnizioni difettose ed effettuare lo sbrinamento quando lo strato di ghiaccio supera i livelli consigliati.
  4. Installare infissi di nuova generazione permette di risparmiare energia e di non disperdere calore o aria fresca. Il riscaldamento dovrebbe essere regolato intorno ai 20°C in inverno, mentre il condizionatore dovrebbe essere impostato evitando differenze eccessive rispetto alla temperatura esterna.
  5. Anche l’approvvigionamento alimentare incide sui consumi. Lunghe distanze di trasporto e catena del freddo comportano un elevato consumo energetico. Il negozietto sotto casa, i prodotti locali e una distribuzione più corta possono essere utili anche da questo punto di vista.

Per quanto riguarda la mobilità, le preferenze e le strategie dovrebbero essere orientate a soluzioni collettive, al risparmio energetico e alla sostenibilità, sia per le persone sia per le merci. La base principale deve essere la riduzione dei consumi, delle emissioni e dell’impatto sull’ambiente.

Mobilità delle persone

  1. Mobilità attiva: camminare e usare la bicicletta, soprattutto per brevi distanze e in zone pianeggianti, sono le forme più efficienti e a impatto quasi nullo. La bici può essere combinata con i mezzi pubblici, in particolare con il treno.
  2. Trasporto pubblico: treni, tram, metropolitane e autobus consumano meno energia per passeggero rispetto all’auto privata. Anche car pooling e car sharing possono contribuire a ridurre traffico, congestione e consumi.
  3. Elettrificazione: l’adozione di veicoli elettrici può essere utile per l’alta efficienza energetica e per l’assenza di emissioni locali, soprattutto se l’elettricità usata proviene sempre di più da fonti rinnovabili.

Mobilità delle merci

Il settore della mobilità delle merci deve puntare a ridurre le emissioni, visto che il trasporto incide molto sull’inquinamento e sui consumi energetici.

  1. Bisogna preferire il trasporto ferroviario e le vie navigabili interne rispetto al trasporto su gomma, perché sono più efficienti.
  2. Per le consegne urbane si possono utilizzare biciclette da carico o veicoli elettrici commerciali, riducendo così le emissioni nei centri città.
  3. È importante ottimizzare i carichi, aumentando il fattore di riempimento dei mezzi per evitare viaggi a vuoto e usando strumenti digitali per migliorare le rotte.
  4. Per i mezzi pesanti e per il trasporto marittimo, difficili da elettrificare direttamente, si possono valutare carburanti alternativi come biocarburanti sostenibili o idrogeno, purché prodotti in modo realmente pulito.
  5. Lo smart working e una migliore pianificazione degli spostamenti possono ridurre il traffico e i consumi inutili.
  6. È utile ottimizzare i veicoli esistenti, migliorare l’efficienza dei motori, usare materiali più leggeri e gestire in modo intelligente la ricarica dei veicoli elettrici.

Se tutti, nel nostro piccolo, ci adoperiamo per avere più sostenibilità possibile, avremo la capacità di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le risorse delle generazioni future. Naturalmente serve equilibrio tra ambiente, società ed economia, per costruire uno sviluppo duraturo che tuteli il pianeta, promuova l’equità sociale e garantisca una gestione responsabile delle risorse.

Il nucleare viene presentato come una scorciatoia, ma in realtà è una scelta lenta, costosa, complessa e carica di problemi irrisolti. La strada più concreta è un’altra: rinnovabili, efficienza energetica, reti moderne, accumuli, riduzione degli sprechi e consumi più intelligenti. Questa è la vera indipendenza energetica.

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