Allarme Difesa: l’Italia a corto di soldati e sotto attacco hacker ogni 20 minuti. Bruxelles attende il piano da 15 miliardi di Meloni

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura

Entro la fine di novembre, il governo italiano dovrà consegnare a Bruxelles i progetti dettagliati per accedere ai 14,9 miliardi di euro del fondo europeo Safe (Security Action for Europe), destinato al rafforzamento delle capacità difensive dell’Unione. Ma il tempo stringe e il quadro che emerge dagli studi più recenti non è rassicurante: l’Italia ha un esercito in affanno, mezzi obsoleti e un personale militare ben al di sotto delle esigenze fissate dagli standard NATO.

Secondo quanto trapela da fonti istituzionali, circa l’80% dei fondi sarà destinato al potenziamento delle forze armate terrestri, mentre il restante 20% andrà al rafforzamento della difesa aerea e all’acquisto di nuovi droni di ultima generazione. Si tratta di una manovra che rientra nel più ampio piano di riarmo europeo, il progetto “Readiness 2030” voluto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’iniziativa, dal valore complessivo di 150 miliardi di euro, punta a rendere l’Europa più autonoma nella difesa comune, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti.

Per ottenere i fondi, però, Bruxelles impone regole rigide: ogni progetto deve essere condiviso con almeno un altro Paese europeo o con partner come Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Svizzera o Ucraina. Inoltre, almeno il 65% degli armamenti dovrà essere prodotto in Europa, un vincolo pensato per sostenere l’industria militare del continente e ridurre le importazioni extra-UE.

Durante il seminario organizzato a Pavia dall’Aspen Institute Italia, dal titolo “La battaglia di Pavia e il futuro della difesa europea”, sono emersi dati che fotografano una realtà preoccupante. L’analisi dell’istituto – presieduto da Giulio Tremonti e coordinato da Angelo Maria Petroni – ha evidenziato la necessità di un profondo rinnovamento culturale e organizzativo nelle Forze Armate italiane. Lo studio suggerisce di spostare l’attenzione su tre pilastri fondamentali: tecnologia, addestramento e valori. Non solo nuove armi, dunque, ma anche una modernizzazione della mentalità militare, più flessibile e pronta a reagire in scenari complessi.

Il rapporto dell’Aspen avverte inoltre che per rispondere agli standard richiesti dall’Alleanza Atlantica, all’Italia servono almeno 40.000 soldati in più rispetto agli organici attuali. L’Esercito, che oggi conta circa 94.000 militari attivi (170.000 includendo Marina, Aeronautica e Carabinieri), dovrebbe aumentare le proprie unità di almeno un quarto.

Il generale Carmine Masiello, Capo di Stato maggiore dell’Esercito, ha confermato l’urgenza di un intervento strutturale: “L’attacco russo all’Ucraina ha cambiato lo scenario geopolitico e le priorità militari. Gli Stati Uniti non possono più garantire la stessa presenza difensiva in Europa. Per loro, oggi, la Cina e le questioni interne vengono prima della sicurezza del nostro continente.” Masiello ha inoltre sottolineato come le forze armate italiane manchino di “carri armati moderni, artiglieria e sistemi di contraerea adeguati”, oltre a soffrire di una grave carenza di personale operativo.

Ma non è solo il fronte militare tradizionale a preoccupare. La guerra moderna è ormai anche digitale. Lo ha ricordato Stefano Pontecorvo, presidente del gruppo Leonardo, durante il convegno di Pavia: “Le guerre non si combattono più soltanto con le pallottole, ma con i byte. Se un treno si ferma o se un acquedotto si blocca, dietro potrebbe esserci un attacco informatico.”

I dati forniti da Leonardo sono impressionanti: ogni giorno vengono sventati circa 80 attacchi informatici contro infrastrutture strategiche italiane, in media uno ogni 20 minuti. La minaccia cyber è diventata parte integrante della nuova difesa nazionale, al punto che il Ministero della Difesa ha inserito la sicurezza digitale tra le priorità assolute del prossimo decennio.

Il governo Meloni, quindi, dovrà affrontare una doppia sfida: convincere Bruxelles sulla solidità dei progetti e allo stesso tempo garantire che i fondi vengano impiegati in modo efficace per colmare le lacune più gravi.

L’Italia si trova in una fase cruciale. La nuova guerra del futuro non si combatte solo sul campo, ma anche nei server e nei cavi di rete. Le decisioni dei prossimi mesi determineranno non solo la capacità difensiva del Paese, ma anche il suo ruolo all’interno della nuova architettura militare europea.

Mentre i documenti finali del piano Safe si preparano per essere inviati alla Commissione, una verità emerge con forza: la sicurezza nazionale non è più un tema da rimandare. Tra carenze di personale, ritardi tecnologici e minacce informatiche in costante crescita, l’Italia si trova davanti a un bivio. E il tempo, questa volta, corre più veloce dei carri armati.

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