La guerra in Iran, voluta in modo aggressivo e in contrasto con il diritto internazionale, è stata avviata senza una preventiva comunicazione all’Unione Europea e al resto del mondo. Si sta sviluppando con Netanyahu che ha coinvolto l’alleato Trump, portando a un allargamento del conflitto in Medio Oriente e coinvolgendo anche diversi Paesi arabi.

Il comportamento di Trump, rispetto alla guerra in Iran, appare ancora una volta quello di un vero “bullo”, con una visione di stampo imperialista. Trump è anche “fortunato”: conduce guerre contro Paesi che possiedono petrolio, terre rare, minerali preziosi e altre risorse utili all’economia americana.

Uno dei motivi del conflitto è anche la ricerca dell’uranio arricchito che l’Iran, secondo alcune accuse, dovrebbe utilizzare per scopi bellici, ma che non è stato ancora trovato.

Nel frattempo Israele attacca il Libano, territori limitrofi, Iran, Iraq e Siria, contribuendo a creare una situazione di forte instabilità regionale. Trump colpisce l’Iran con particolare attenzione al Canale di Hormuz, punto strategico fondamentale per il trasporto del petrolio. L’Iran, dal canto suo, risponde colpendo installazioni e basi americane in Medio Oriente e Israele.

Nello stretto di Hormuz si registrano navi ferme, in attesa di poter attraversare in condizioni di sicurezza, evitando il rischio di attacchi e possibili sversamenti di petrolio in mare, che provocherebbero disastri ecologici. Questo stallo del traffico delle petroliere contribuisce a far salire ulteriormente i prezzi del petrolio sul mercato.

Di conseguenza, i carburanti stanno aumentando sempre di più. Il Governo italiano è intervenuto con un primo decreto carburanti, pari a circa 527,4 milioni di euro, con iter immediato ed entrato in vigore il 19/03/2026 per una durata di 20 giorni, nella speranza che la situazione consenta presto condizioni di sicurezza per il passaggio delle petroliere nello stretto di Hormuz.

Per le economie mondiali, la guerra in Iran crea una situazione complessa e incerta sul fronte del petrolio, con conseguenze sia immediate sia di lungo periodo. Per quanto riguarda l’Europa, non vi è motivo di entrare in un conflitto voluto da Netanyahu e Trump, poiché nessun Paese dell’Unione Europea affiliato alla NATO ha subito aggressioni esterne tali da attivare l’articolo 5 dello statuto.

A mio avviso, la guerra andrà avanti ancora per un tempo indefinito, finché Trump non avrà ottenuto ciò che si è prefissato. L’Italia e l’Europa, pur rispettando gli impegni NATO, devono cercare di preservare la propria identità e le proprie visioni pacifiste.

La guerra, quindi, potrebbe proseguire ancora a lungo, anche perché Trump non appare soddisfatto delle condizioni attuali. Il presidente ha inoltre esortato il Paese a non rassegnarsi alle conseguenze inevitabili del conflitto.

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