HORSENS, Danimarca – La questione della deregolamentazione all’interno dell’Unione Europea non è esclusivamente orientata a compiacere gli Stati Uniti, secondo quanto espresso dal Ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, martedì scorso. Rasmussen ha sostenuto la necessità per Bruxelles di ridurre alcune delle sue restrizioni normative, pur mantenendo fermamente la propria indipendenza dalle pressioni esterne provenienti da Washington. Come ha dichiarato in un’intervista esclusiva con POLITICO, il ministro danese ha paragonato la situazione a un “Kinder Egg”, affermando che tali misure servono a più di uno scopo. “È nel nostro interesse intraprendere questo cammino, ma allo stesso tempo, risponde anche agli interessi altrui”, ha sottolineato.
Queste osservazioni giungono poco prima di un incontro determinante tra i leader dell’UE, previsto per la prossima settimana, in cui dominerà il tema della deregolamentazione. I leader sono pronti a spronare la Commissione Europea ad accelerare gli sforzi per ridurre la burocrazia, una mossa considerata imprescindibile per mantenere la competitività dell’Europa nella scena globale. “Se i nostri imprenditori trovano il tappeto rosso negli Stati Uniti e incontrano ostacoli burocratici in Europa, finiranno per preferire gli Stati Uniti”, ha avvertito Rasmussen. Negli ultimi mesi, Bruxelles ha intrapreso passi decisi per snellire le regolamentazioni, in particolare quelle ambientali, nel tentativo di rilanciare la competitività delle industrie europee rispetto a quelle statunitensi e cinesi. Attualmente, è in preparazione una serie di nove pacchetti normativi, che interessano settori come la difesa, l’ambiente e le tecnologie digitali. Le normative dell’UE hanno suscitato il malcontento del Presidente Donald Trump, che ha minacciato di aumentare i dazi come risposta a regolamenti visti come sfavorevoli e limitanti per le compagnie americane. Nel frattempo, Francia e Germania, le principali potenze economiche dell’UE, si stanno adoperando per promuovere una simile deregolamentazione ambientale a Bruxelles.
Per mantenere relazioni positive con Washington, la Commissione Europea sta progettando strategie per rispondere ai dissensi di Trump, presentando queste iniziative come parte di una riforma interna. Questa manovra politica permette al blocco continentale di perseguire la propria agenda senza apparire condiscendente rispetto alle richieste statunitensi. Rasmussen ha rilasciato queste dichiarazioni a margine di un incontro dei ministri del commercio dell’UE, ospitato in Danimarca, che detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’UE, l’organismo intergovernativo del blocco. L’incontro è stato in parte offuscato dalla decisione della Cina di ridurre le esportazioni di terre rare, aumentando la già complessa situazione dell’UE tra il conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina.
Sul fronte interno, Rasmussen ha sconsigliato l’adozione di una cosiddetta clausola di cessazione, che permetterebbe all’UE di riesaminare i termini dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti quando Trump non sarà più in carica. L’accordo, firmato a luglio da Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione, presso il campo da golf di Trump a Turnberry, Scozia, prevede un dazio di base del 15% su tutte le merci dell’UE verso gli Stati Uniti, con l’impegno dell’UE di azzerare i dazi su importazioni di automobili e beni industriali americani. Rasmussen ha affermato che una clausola di cessazione non influirebbe sulla realtà dei fatti, sottolineando la necessità di affrontare l’amministrazione americana attuale. Questa posizione è stata condivisa dal ministro irlandese per gli affari europei, Thomas Byrne.
Nel Parlamento Europeo, tuttavia, c’è una crescente richiesta di riesaminare le concessioni fatte all’amministrazione Trump, ritenendo l’accordo commerciale transatlantico sproporzionato a favore degli Stati Uniti. Rasmussen non ha escluso una futura rinegoziazione, ma solo nel momento in cui le conseguenze politiche ed economiche del protezionismo di Trump diverranno evidenti negli Stati Uniti. “Sono certo che, nel tempo, le ripercussioni di questa strategia si manifesteranno nella società americana. A quel punto, dovremo essere pronti a ridefinire i termini”, ha commentato l’ex primo ministro. Marianne Gros ha contribuito alla stesura di questo report.