L’Ucraina, ormai da oltre due anni teatro di una guerra logorante, sta affrontando una delle crisi sanitarie più gravi e drammatiche del mondo moderno: l’esplosione del numero di amputazioni tra i militari e i civili feriti al fronte. Per trovare dati comparabili, bisogna risalire alla Prima guerra mondiale, quando decine di migliaia di soldati britannici e tedeschi persero arti a causa delle ferite riportate in trincea. Oggi, nel cuore dell’Europa, la storia sembra ripetersi: le protesi sono diventate un simbolo di sopravvivenza e, al tempo stesso, il segno tangibile del costo umano di un conflitto che non risparmia nessuno.
Un bilancio di guerra senza precedenti
Secondo le stime delle autorità sanitarie ucraine e dei medici militari, il 65-70% delle ferite riportate dai soldati riguarda gli arti, principalmente a causa delle esplosioni e delle onde d’urto. Nonostante i giubbotti antiproiettile e gli elmetti moderni proteggano efficacemente torace e testa, gambe e braccia restano vulnerabili. I numeri parlano di decine di migliaia di amputazioni: un bilancio che supera di gran lunga quello registrato nei conflitti recenti in Iraq e Afghanistan, dove meno di 2.000 militari statunitensi subirono amputazioni in oltre vent’anni di missioni.
Il capo traumatologo delle Forze Armate ucraine, Yuriy Yarmolyuk, ha descritto un quadro allarmante: su cento soldati feriti entro cinque chilometri dal fronte, più di un terzo riporta lesioni gravi e fino al 10% muore prima di ricevere cure adeguate. La carenza di mezzi di evacuazione rapida, unita alla difficoltà di operare in zone sotto attacco continuo, rende impossibile garantire trattamenti tempestivi.
Il boom del mercato delle protesi
L’Ucraina è diventata il più grande mercato mondiale di protesi. Ogni mese si stima che vengano prodotte e impiantate centinaia di dispositivi, ma la domanda è almeno tre volte superiore. Il Superhumans Center, struttura fondata da Andriy Stavnitser, riesce a fornire circa 300 protesi mensili, a fronte di una richiesta che supera le 1.000 unità.
Una protesi di alta qualità costa tra i 20.000 e i 25.000 dollari, e lo Stato ucraino copre fino a 25.000 euro per ogni soldato amputato. Tuttavia, molti necessitano di più protesi nel corso della vita, specialmente chi subisce amputazioni multiple. Inoltre, la burocrazia e la lentezza delle indagini sui casi di ferite dovute a presunta negligenza medica rendono difficile ottenere i certificati necessari per accedere ai fondi pubblici.
Organizzazioni come Yurydychna Sotnia, che si occupano della tutela legale dei veterani, hanno documentato oltre 200 casi di militari rimasti senza assistenza adeguata. In parallelo, solo 5-7 delle circa 60 aziende che producono protesi per il sistema sanitario nazionale dispongono di tecnologie e competenze per affrontare casi complessi, come amputazioni multiple o innesti bionici.
Il problema dei lacci emostatici
Un altro aspetto drammatico riguarda l’uso improprio dei lacci emostatici (tourniquet), strumenti impiegati per bloccare le emorragie. Il capitano statunitense in pensione Rom A. Stevens ha stimato che circa 75.000 amputazioni ucraine su 100.000 totali siano dovute a un impiego scorretto di questi dispositivi. Un dato confermato anche dal chirurgo militare Vladyslav Yatsun, secondo il quale solo un quarto dei feriti arrivati in ospedale con un laccio emostatico lo aveva realmente necessario.
Il problema nasce dal fatto che molti soldati e volontari hanno ricevuto un addestramento minimo. L’uso del tourniquet, se mantenuto per più di due ore, può causare necrosi dei tessuti e rendere inevitabile l’amputazione. Negli eserciti occidentali, i feriti vengono evacuati in elicottero entro tempi brevi; in Ucraina, invece, i trasporti avvengono spesso via terra, sotto bombardamenti e con ritardi che superano ampiamente le soglie di sicurezza.
Un futuro complesso anche dopo la guerra
Le conseguenze di questa emergenza sanitaria andranno ben oltre la fine del conflitto. Le mine antiuomo disseminate nei campi renderanno pericolose le attività agricole e la vita quotidiana per decenni. La domanda di protesi, oggi concentrata sui militari, si estenderà inevitabilmente anche alla popolazione civile, trasformando l’Ucraina in un Paese segnato da ferite fisiche permanenti.
Anche altri teatri di guerra, come la Striscia di Gaza, mostrano la stessa tragedia umanitaria: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi due anni circa 42.000 palestinesi hanno riportato ferite gravi, di cui 5.000 amputati, molti dei quali bambini.
L’Ucraina rappresenta oggi il volto più evidente di una realtà che accomuna tutti i conflitti moderni: le armi cambiano, ma il prezzo umano resta lo stesso. Mentre il Paese tenta di ricostruire ospedali e centri di riabilitazione, migliaia di vite dovranno imparare a convivere con l’assenza di ciò che la guerra ha tolto, cercando nella tecnologia e nella solidarietà internazionale un modo per tornare a camminare.