La fragile tregua tra Israele e Hamas sembra ormai sul punto di crollare. Dopo settimane di apparente calma, la crisi è esplosa nuovamente con l’annuncio da parte dell’ala militare di Hamas del rinvio della consegna del corpo di un ostaggio israeliano, Amiram Cooper, a causa di presunte violazioni da parte dello Stato ebraico. Cooper, 84 anni, era stato rapito dal Kibbutz Nir Oz durante l’attacco del 7 ottobre 2023 e successivamente dichiarato morto. La decisione di Hamas di posticipare la restituzione della salma ha scatenato immediate reazioni a Tel Aviv, dove il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di avviare “potenti attacchi” nella Striscia di Gaza.
Secondo quanto riportato dai media israeliani, le nuove operazioni militari segnano la prima grande escalation da quando, tre settimane fa, era entrata in vigore la tregua mediata da Stati Uniti, Egitto e Qatar. L’accordo prevedeva uno scambio graduale di ostaggi e prigionieri, oltre all’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia. Tuttavia, entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver infranto gli impegni: Israele sostiene che Hamas continui a organizzare imboscate e attacchi missilistici, mentre il movimento palestinese denuncia bombardamenti e raid nelle aree di confine.
Nella giornata di ieri, truppe israeliane di stanza a Rafah, nel sud di Gaza, sono state attaccate da miliziani palestinesi. L’esercito ha reagito con tiri di artiglieria, provocando danni nella zona ma senza fornire un bilancio ufficiale delle vittime. Secondo fonti palestinesi, si sarebbe trattato di una rappresaglia per le recenti operazioni israeliane nell’area, dove già la scorsa settimana due soldati delle IDF avevano perso la vita in un attacco.
Parallelamente, l’esercito israeliano ha comunicato di aver revocato le restrizioni di sicurezza imposte alle comunità civili nei pressi della Striscia di Gaza, segnale che lascia intendere un possibile spostamento delle truppe verso nuovi fronti operativi. Israele sostiene di voler rispondere alle provocazioni di Hamas “con forza proporzionata”, mentre i vertici del movimento islamista affermano di non avere alcun interesse a trattenere i corpi degli ostaggi o a ostacolare la tregua.
Suhail al-Hindi, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha dichiarato che la responsabilità del ritardo nella restituzione dei corpi sarebbe da attribuire alle autorità israeliane, che “avrebbero impedito alle squadre di ricerca di accedere alle aree rosse per il recupero delle salme”. Al-Hindi ha chiesto ai mediatori internazionali di “intervenire con decisione affinché Israele rispetti i termini dell’accordo e consenta le operazioni umanitarie”.
La situazione sul campo resta incandescente anche a livello diplomatico. L’Unione Europea ha espresso ferma condanna per un attacco israeliano avvenuto domenica contro una pattuglia dell’UNIFIL, la missione delle Nazioni Unite dispiegata nel sud del Libano. Secondo il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, un drone israeliano avrebbe lanciato una granata contro una pattuglia dei caschi blu vicino alla località di Kfar Kila, fortunatamente senza causare vittime. Bruxelles ha definito l’episodio “l’ultimo di una serie di azioni inaccettabili che minano la stabilità della regione”.
Mentre la diplomazia internazionale tenta di evitare un nuovo collasso del cessate-il-fuoco, emergono dati allarmanti sul morale delle forze armate israeliane. Un rapporto del Centro di Ricerca della Knesset ha rivelato che 279 soldati israeliani hanno tentato il suicidio tra gennaio 2024 e luglio 2025, con un incremento drammatico rispetto agli anni precedenti. Gli esperti collegano l’aumento ai traumi psicologici legati alla guerra, alla mobilitazione dei riservisti e alla prolungata instabilità del conflitto.
Intanto, a Gerusalemme, il patriarca latino Pierbattista Pizzaballa ha denunciato la situazione sempre più difficile in Cisgiordania, descrivendola come “insostenibile” a causa dell’espansione degli insediamenti e delle aggressioni dei coloni israeliani nei villaggi palestinesi.
Nelle prossime ore, Hamas dovrebbe consegnare alla Croce Rossa la salma di un altro ostaggio israeliano trovato in un tunnel a Gaza. Tuttavia, la fiducia reciproca appare ormai compromessa. Israele, dopo la mancata consegna del corpo di Cooper, sta valutando nuove misure di pressione militare e diplomatica. Tra le opzioni allo studio vi sarebbe la riapertura parziale del valico di Rafah per consentire l’uscita di civili, mossa che potrebbe anche agevolare la mediazione dei Paesi arabi.
Il conflitto, dopo quasi due anni di tensione ininterrotta, mostra ancora una volta quanto fragile sia il confine tra tregua e guerra. Ogni gesto, ogni parola, ogni ritardo rischia di trasformarsi nella scintilla di una nuova escalation.