Il Pentagono dispone del più potente esercito della storia umana eppure negli ultimi tre decenni la guerra è diventata una costante per i leader americani. Secondo Ivo Daalder, ex ambasciatore degli Stati Uniti presso l’OTAN e ricercatore alla Harvard Kennedy School, Washington non ha vinto nessuna guerra significativa dal 1975.
L’era delle guerre senza fine
Dalla Corea alla Vietnam, dall’Afghanistan all’Iraq e ora con l’Iran, gli Stati Uniti hanno combattuto innumerevoli conflitti ma soltonly la Guerra del Golfo del 1991 può essere considerata un vero successo. Tuttavia, anche quella ha lasciato i semi di futuri disastri.
La logica invertita della guerra americana
Carl von Clausewitz, il grande stratega prussiano, definiva la guerra come l’estensione della politica per mezzi diversi. Secondo lui, le forze armate sono strumenti al servizio di fini politici chiaramente definiti. Gli Stati Uniti hanno ribaltato questa concezione: anziché considerare la guerra come un’estensione delle politiche, la vedono come il fallimento della diplomazia, una scelta estrema senza obiettivi precisi.
Trump e l’approccio estremo
Il presidente Donald Trump rappresenta il caso più estremo di questa tendenza. Nel conflitto con l’Iran, la diplomazia è stata condotta da ambasciatori che ignoravano sia le trattative diplomatiche che i principi della fisica nucleare. Poi, una campagna di bombardamenti massicci ha seguito l’assunto illusorio che la distruzione portasse alla resa.
Tre gravi difetti strutturali
Il problema non risiede nella mancanza di potenza militare ma nel modo in cui gli obiettivi politici sono definiti. Daalder individua tre principali difetti che rendono difficile un successo bellico americano.
1. Inversione degli scopi e delle mele Il primo è l’inversione tra fini e mezzi: anziché definire un obiettivo politico e scegliere poi il metodo adeguato, Washington tende ad agire con la forza e sperare che i risultati politici seguano. Questo approccio ha portato a operazioni come “Rolling Thunder” in Vietnam, “Shock and Awe” in Iraq e “Epic Fury” nell’Iran.
2. Sovraccarico strategico Il secondo difetto è l’overreach: gli obiettivi sono troppo ampi e irrealistici, come il cambiamento di regime, la trasformazione civile o l’estinzione del terrorismo. Questi non sono fini raggiungibili con mezzi militari.
3. Forza contro volontà Il terzo difetto è che Washington crede nell’efficacia della forza eccessiva come compensazione per una motivazione inferiore dell’avversario. Tuttavia, il nemico ha spesso più determinazione di quanto possa avere la potenza americana.
Esempi recenti di fallimenti
Anche nelle guerre recenti, gli obiettivi sono stati vaghi e le azioni militari hanno mancato di una direzione chiara. Il Vietnam ha dimostrato come un attacco strategico possa infrangere la volontà pubblica americana.
Nel Medio Oriente, George W. Bush si è spinto oltre i consigli che avevano portato alla Guerra del Golfo, provocando una decennale guerra senza risultati sostanziali e un aumento della minaccia iraniana.
Lezioni dal passato
Anche in Afghanistan, la caduta del regime talebano non ha prevenuto l’insorgenza. La strategia contro il terrorismo si è rivelata insostenibile a lungo termine.
Nell’Iraq di oggi, le previsioni di un rapido trionfo sono state vane: la disbandatura dell’esercito irachiano ha aperto il terreno all’insorgenza senza una strategia per gestire i risultati.
L’imperativo della saggezza militare
Il problema non risiede nella potenza americana ma nella mancanza di chiarezza e strategia. Caspar Weinberger, ex segretario alla Difesa, ha stabilito criteri per l’uso delle forze armate che prevedevano interessi vitali ben definiti, obiettivi raggiungibili, supporto internazionale e un chiaro piano di uscita.
Colin Powell, ex segretario alla Difesa, ha riformulato questi princìpi per evitare ripetizioni degli errori del passato. Tuttavia, nel conflitto attuale con l’Iran, Washington sembra aver ignorato quegli insegnamenti essenziali.
La necessità di umiltà e saggezza
Per vincere le guerre future, gli Stati Uniti dovranno agire con maggior prudenza e meno arroganza. La forza militare è straordinaria ma non può sostituire un pensiero chiaro ed efficace.
Gli errori commessi negli ultimi decenni dimostrano che la logica della guerra americana è fallita. Per ripristinare il successo bellico, Washington dovrà tornare a una prospettiva più realistica e strategica.