Un’indiscrezione destinata a scuotere il panorama geopolitico internazionale arriva dagli Stati Uniti: secondo quanto riportato da Axios, l’amministrazione americana guidata da Donald Trump sarebbe al lavoro, in via riservata, con esponenti russi per definire un piano di pace completo per porre fine alla guerra in Ucraina. Una rivelazione che apre scenari inaspettati, sollevando interrogativi su negoziati paralleli, rapporti informali e possibili cambiamenti radicali nella gestione del conflitto.

Secondo il media statunitense, il documento consisterebbe in 28 punti, ispirati al modello utilizzato da Washington per favorire il cessate il fuoco a Gaza tra Israele e Hamas. Una struttura diplomatica che mira a includere sicurezza, equilibrio regionale, garanzie internazionali e un percorso graduale verso la cessazione delle ostilità. Le fonti citate da Axios – sia americane che russe – sostengono che il piano sarebbe in fase avanzata, con interlocuzioni continue tra rappresentanti dell’amministrazione e figure vicine al Cremlino.

Uno dei passaggi più delicati riguarderebbe la definizione dei confini e lo status dei territori attualmente contesi, tema centrale di qualsiasi trattativa in Ucraina. Il piano, sempre secondo Axios, punterebbe a un meccanismo di progressiva smilitarizzazione delle zone più instabili, accompagnato da garanzie di sicurezza per Kiev e da un quadro negoziale che coinvolgerebbe anche i principali attori europei.

Non mancherebbe la parte relativa alla sicurezza europea, questione tornata al centro del dibattito dopo l’intensificarsi delle tensioni nell’Europa dell’Est. Il documento includerebbe proposte per rafforzare i sistemi di difesa della regione e rivedere alcune linee di comunicazione tra NATO e Federazione Russa. Un approccio che ricorda, nella sua architettura, le vecchie piattaforme di dialogo che avevano caratterizzato gli anni successivi alla Guerra Fredda, prima del deteriorarsi dei rapporti.

Il presunto negoziato segreto coinvolgerebbe anche la definizione del futuro dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. La nuova amministrazione Trump, secondo le fonti citate, starebbe tentando di riaprire canali diretti con Mosca per evitare una prosecuzione indefinita del conflitto, che continua a destabilizzare gli equilibri globali, a influenzare l’approvvigionamento energetico e a mettere sotto pressione i bilanci di molti Paesi occidentali.

Il modello diplomatico richiamato da Axios – quello del piano a 20 punti per Gaza – si fonda su una trattativa multilivello che procede per “fasi vincolanti”, ciascuna delle quali prevede verifiche, monitoraggi e interventi internazionali. Applicare lo stesso schema all’Ucraina significherebbe coinvolgere varie potenze mondiali, probabilmente con un ruolo attivo anche della Turchia, già in passato ospite di round negoziali tra Mosca e Kiev.

La rivelazione arriva in un momento delicato: mentre le forze russe intensificano gli attacchi contro infrastrutture energetiche ucraine, e mentre la diplomazia europea fatica a trovare una linea comune sulle forniture militari, la prospettiva di un piano di pace condiviso tra le due superpotenze potrebbe rappresentare una svolta o un ulteriore elemento di tensione politica.

Non è chiaro se Kiev sia stata coinvolta direttamente nella stesura o se il piano verrà presentato solo in una fase successiva. Secondo Axios, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff avrebbe dovuto incontrare il presidente Volodymyr Zelensky proprio il giorno della fuga di notizie, ma il viaggio sarebbe stato rinviato.

Se confermato, il piano a 28 punti segnerebbe uno dei tentativi più ambiziosi degli ultimi anni per porre fine al conflitto. Resta tuttavia da capire quale sarà la reazione dell’Ucraina, dei Paesi NATO e delle istituzioni europee, che temono accordi bilaterali capaci di alterare gli equilibri strategici continentali.

In un contesto dominato da attacchi, escalation e incertezze, l’idea di un negoziato segreto tra Washington e Mosca appare tanto sorprendente quanto potenzialmente decisiva. Ma fino a quando il documento non verrà reso pubblico, rimarrà un enigma diplomatico sospeso tra speranze di pace e timori di compromessi difficili da accettare.

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