Una delle notti più violente degli ultimi mesi ha travolto l’Ucraina, colpita da un’ondata coordinata di droni e missili russi lanciati da più direzioni. L’attacco, che ha interessato contemporaneamente le regioni orientali e occidentali, ha provocato decine di feriti, blackout su vasta scala e una mobilitazione immediata sia delle forze ucraine sia dei Paesi confinanti. La potenza del raid indica un nuovo salto di intensità nelle operazioni russe, con una precisione e una frequenza sempre più difficili da contenere.
Secondo le autorità ucraine, l’offensiva è iniziata nelle prime ore del mattino, quando il sistema di difesa aeronautica ha rilevato il decollo di numerosi droni kamikaze diretti verso le principali aree urbane del Paese. Il primo allarme è scattato a Kharkiv, già martoriata da settimane, dove la polizia locale ha confermato un “attacco massiccio” che ha colpito quartieri densamente popolati. Oltre dieci palazzi sono stati danneggiati, insieme a una scuola, un supermercato e una sottostazione di ambulanze. Il bilancio provvisorio parla di almeno 36 feriti, tra cui due bambini di nove e tredici anni che hanno riportato gravi reazioni da stress.
La città ha vissuto momenti di caos totale: esplosioni a ripetizione, finestre infrante, palazzi avvolti dal fumo e ambulanze costrette a operare in condizioni disperate. Le autorità hanno confermato che un edificio di nove piani è stato colpito direttamente, prendendo fuoco poco dopo l’impatto. Squadre di soccorritori sono intervenute per ore per estrarre i residenti intrappolati sotto le macerie.
Ma Kharkiv non è stata l’unica a vivere l’incubo. Per la prima volta da giorni, anche città dell’Ucraina occidentale sono finite nel mirino: Ternopil ha registrato due vittime in seguito a un raid che ha colpito edifici residenziali, tra cui un condominio multipiano. L’intero Paese è stato messo in stato di allerta aerea, con sirene che hanno risuonato da Leopoli a Dnipro. Il sindaco di Leopoli ha lanciato un appello urgente ai cittadini: “Non ignorate l’allarme, restate nei rifugi”.
Gli attacchi hanno avuto un obiettivo chiaro: le infrastrutture energetiche. Il Ministero dell’Energia ha annunciato che, a causa dei danni riportati, sono state introdotte interruzioni di corrente di emergenza in diverse regioni. Tecnici e operatori sono pronti a intervenire non appena la situazione di sicurezza lo permetterà, ma molti distretti restano al buio, proprio mentre il Paese si prepara a un inverno duro e imprevedibile.
In parallelo, Mosca ha dichiarato che la propria difesa aerea avrebbe intercettato nella notte sessantacinque droni ucraini in volo sul territorio russo. La versione russa parla di dispositivi neutralizzati sul Mar Nero, sulle regioni di Voronezh, Belgorod, Krasnodar e sul Mar d’Azov. Il Ministero della Difesa ha inoltre riferito che quattro missili Atacms di fabbricazione statunitense, lanciati verso la città di Voronezh, sarebbero stati abbattuti.
L’ondata di attacchi ha provocato reazioni immediate anche nei Paesi confinanti. La Polonia, preoccupata dall’intensità dei raid, ha chiuso temporaneamente gli aeroporti di Rzeszów e Lublino, consentendo alla propria aviazione di operare con piena libertà. L’aviazione polacca ha confermato l’allerta massima dei suoi sistemi radar e il decollo di caccia in pronta difesa dello spazio aereo nazionale.
La portata del raid dimostra che la Russia sta intensificando in maniera evidente la pressione sull’Ucraina, colpendo simultaneamente obiettivi civili ed energetici, con l’intento di destabilizzare il Paese alla vigilia dell’inverno. Una strategia che mira a logorare la popolazione e indebolire ulteriormente le infrastrutture essenziali.
Mentre proseguono le opere di soccorso e valutazione dei danni, le autorità ucraine avvertono che gli attacchi potrebbero continuare nelle prossime ore. L’allerta resta massima, e la notte appena trascorsa viene già descritta come una delle più devastanti dall’inizio dell’anno.