Un inatteso cambiamento si è verificato nel panorama dei mercati obbligazionari europei: i titoli di Stato francesi a dieci anni hanno superato, seppur di poco, i rendimenti dei BTP italiani di pari durata. Un fenomeno che si è sviluppato nell’arco di tre anni e che oggi segna un punto di svolta significativo nei rapporti tra i due principali debiti pubblici dell’area euro dopo quello tedesco.

Tre anni fa la situazione appariva quasi opposta. Nell’ottobre del 2022, il decennale italiano rendeva il 4,79%, in un momento in cui i tassi d’interesse della Banca Centrale Europea erano in piena fase di rialzo. Nello stesso periodo, l’OAT francese offriva un rendimento decisamente più basso, al 2,94%, con un differenziale di quasi due punti percentuali. Il Bund tedesco, considerato il punto di riferimento per la stabilità, si attestava intorno al 2,35%. Anche gli spread riflettevano questa distanza: quello tra BTP e Bund era di 185 punti base, mentre quello tra OAT e Bund si fermava a 59 punti.

Oggi, i numeri raccontano un’altra storia. Alla chiusura del 7 ottobre 2025, il rendimento dei BTP decennali è sceso al 3,57%, mentre quello degli OAT francesi ha raggiunto il 3,58%, segnando il sorpasso. Entrambi i titoli presentano ora uno spread contro il Bund di 86 punti base, un pareggio che pochi analisti avrebbero previsto soltanto due anni fa.

La dinamica non è casuale. Da un lato, l’Italia ha visto una graduale riduzione dei tassi sui propri titoli, favorita da una relativa stabilità politica e dalla percezione che il debito pubblico, pur elevato, sia sostenuto da un mix di politica monetaria favorevole e disciplina di bilancio. Dall’altro, la Francia ha vissuto un periodo di turbolenze politiche che hanno innalzato il rischio percepito dai mercati. La rinuncia dell’incarico da parte del primo ministro designato Sébastien Lecornu ha contribuito a far salire ulteriormente i rendimenti, portando il decennale francese vicino ai massimi di settembre, quando aveva toccato il 3,599%.

Il differenziale Francia-Germania è rimasto stabile attorno agli 86 punti, ma si avvicina ai livelli record di dicembre 2024, quando raggiunse quota 88. La Francia, che per lungo tempo ha beneficiato di tassi inferiori rispetto all’Italia grazie alla reputazione di solidità finanziaria, si trova ora in una posizione inedita.

Gli analisti prevedono che questa tendenza possa proseguire nei prossimi mesi, con un possibile ulteriore allargamento dello spread tra titoli francesi e italiani. Tuttavia, non si parla di una crisi paragonabile a quella che colpì l’Italia nel 2011, quando lo spread con il Bund superò i 570 punti base, alimentando timori di default. La situazione francese appare sotto controllo, ma segnala una perdita di fiducia parziale legata soprattutto all’instabilità politica e alla crescita del debito.

Un elemento chiave che contribuisce alla stabilità complessiva è il ruolo della Banca Centrale Europea. Francoforte detiene circa il 20% dei titoli francesi e il 23% di quelli italiani, acquistati negli anni attraverso i programmi di quantitative easing e Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme). Inoltre, dispone del Transmission Protection Instrument (TPI), un meccanismo che consente di intervenire sul mercato secondario per contenere eventuali episodi di speculazione eccessiva contro i debiti sovrani dei Paesi membri.

Questo strumento rappresenta una garanzia importante per evitare scenari di crisi improvvise come quelle vissute nel passato. In questo contesto, il “sorpasso” dei titoli francesi sui BTP italiani non va letto come un campanello d’allarme per Roma, ma come il segnale di un riassestamento delle percezioni di rischio all’interno dell’Eurozona.

La vera sfida, per entrambi i Paesi, sarà mantenere la fiducia degli investitori in un contesto di rallentamento economico e transizione verso politiche monetarie più neutre. La Francia dovrà gestire con cautela le tensioni interne per evitare che la curva dei rendimenti continui a impennarsi. L’Italia, invece, dovrà consolidare i progressi compiuti, mantenendo una rotta stabile sul fronte fiscale.

Il nuovo equilibrio nei mercati obbligazionari europei mostra che le gerarchie finanziarie possono cambiare rapidamente. In soli tre anni, la posizione relativa di Francia e Italia si è trasformata radicalmente, aprendo una nuova fase per gli investitori e per la politica economica europea.

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