L’Europa torna a stringere il cerchio attorno alla Russia e ad alzare il livello del proprio impegno militare a favore dell’Ucraina. Dal nuovo vertice di Londra dei cosiddetti “Volenterosi” — un gruppo di venti Paesi europei e alleati impegnati nel sostegno a Kiev — è emersa una linea comune volta a intensificare le forniture di armi e rafforzare la pressione diplomatica sul Cremlino. L’obiettivo è chiaro: costringere il presidente russo Vladimir Putin a sedersi al tavolo dei negoziati.

Il primo ministro britannico Keir Starmer, ospite dell’incontro, ha ribadito che “questo non è il momento di rallentare” e che le capacità missilistiche e difensive dell’Ucraina devono essere potenziate per affrontare un inverno che si preannuncia particolarmente duro. Dalla Francia, Emmanuel Macron ha annunciato la consegna di ulteriori missili Aster, nuovi programmi di addestramento militare e la fornitura di caccia Mirage, confermando il ruolo di Parigi come uno dei principali partner militari di Kiev.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenuto in collegamento, ha denunciato l’intenzione di Mosca di colpire le infrastrutture energetiche ucraine per creare “un disastro umanitario” nel periodo invernale. “Putin vuole lasciare il Paese al freddo e al buio”, ha dichiarato, chiedendo una risposta unitaria e tempestiva da parte dell’Occidente.

Le posizioni dell’Italia

Nonostante il fronte occidentale appaia compatto, alcune differenze tra gli alleati restano evidenti. L’Italia, in particolare, non ha ancora reso note in modo ufficiale le proprie prossime mosse. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il governo starebbe completando il dodicesimo pacchetto di aiuti militari a Kiev, che includerebbe anche i sistemi antimissile Samp-T. Tali forniture, sempre secondo la testata americana, potrebbero ricevere l’approvazione definitiva entro la fine del 2025.

Roma potrebbe inoltre aderire al programma “Purl”, uno schema proposto in ambito NATO e sostenuto dall’ex presidente statunitense Donald Trump, che prevede l’acquisto di armi statunitensi da parte dei Paesi europei per poi inviarle all’Ucraina. Tuttavia, il Ministero della Difesa italiano ha smentito con fermezza le indiscrezioni, specificando che “tutte le forniture militari sono classificate e vengono comunicate esclusivamente nelle sedi istituzionali competenti”.

In una nota diffusa dopo il vertice di Londra, Palazzo Chigi ha ribadito la linea della diplomazia e dell’unità transatlantica: “È fondamentale mantenere la coesione tra Europa e Stati Uniti nel perseguire un cessate il fuoco che apra la strada a un negoziato credibile, basato sull’attuale linea di contatto e finalizzato a una pace giusta e duratura”.

Mosca torna a colpire Kiev

Mentre la diplomazia si muove tra Londra, Bruxelles e Washington, sul terreno la guerra non concede tregua. Nelle ore successive al vertice, la capitale ucraina è stata nuovamente bersaglio di un attacco russo con droni e missili. Secondo il sindaco Vitali Klitschko, otto persone sono rimaste ferite, tre delle quali ricoverate in ospedale, mentre diverse abitazioni sono state distrutte o gravemente danneggiate.

Le esplosioni hanno colpito in particolare i quartieri di Darnytskyi e Desniansky, dove i vigili del fuoco sono intervenuti per domare gli incendi scoppiati dopo l’impatto dei missili. “La città è sotto attacco, restate nei rifugi”, ha scritto Klitschko su Telegram, descrivendo una notte di paura che ha riportato Kiev indietro ai momenti più difficili del conflitto.

Diplomazia e scenari futuri

Sul fronte politico, un inatteso spiraglio diplomatico è arrivato dalle dichiarazioni di Kirill Dmitriev, rappresentante di Putin per la cooperazione economica internazionale. In un’intervista alla CNN, Dmitriev ha parlato della possibilità di un futuro incontro tra il leader del Cremlino e Donald Trump, qualora l’ex presidente tornasse alla Casa Bianca. “È necessario comprendere le preoccupazioni della Russia — ha dichiarato —. Solo da una visione equilibrata può nascere una soluzione diplomatica al conflitto”.

Il colloquio, che dovrebbe coinvolgere anche l’imprenditore americano Steve Witkoff, viene interpretato da molti osservatori come un segnale di apertura, seppure timido, da parte di Mosca. Tuttavia, resta difficile immaginare un percorso negoziale concreto finché i bombardamenti continueranno a colpire l’Ucraina e le forniture militari da parte dell’Occidente aumenteranno.

Il vertice dei Volenterosi di Londra, dunque, ha tracciato due direzioni parallele: più armi per rafforzare Kiev e maggiore pressione diplomatica per convincere Mosca a trattare. Una strategia che mira a chiudere un cerchio difficile, tra la necessità di difendere l’Ucraina e la speranza, ancora lontana, di un accordo di pace stabile.

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