Il governo Trump ha incaricato cinque ricercatori marginali di mettere in discussione il consenso internazionale sul cambiamento climatico. Secondo Chris Wright, segretario di stato per l’Energia, la scienza del clima è vittima della ‘cancel culture’: si sostiene che i dibattiti scientifici sono soffocati da accuse elettorali e da ricercatori corrotti.
Wright ha commissionato un rapporto di 141 pagine che afferma che il cambiamento climatico non è pericoloso. Questa tesi viene utilizzata per sostenere l’obiettivo del governo Trump di revocare le regole che limitano le emissioni inquinanti da auto, centrali termoelettriche e impianti industriali.
Il caso del rapporto del Dipartimento dell’Energia
Chris Wright, ex esecutivo nel settore dei combustibili fossili, sostiene che i punti di vista dissidenti sono spesso ignorati nella scienza climatica. Quando ha cercato autori per il suo rapporto, Wright ha contattato solo cinque persone da una lista di dodici ‘veri e propri scienziati’. Queste persone hanno subito accettato l’incarico.
Il rapporto del Dipartimento dell’Energia, realizzato da un gruppo piccolo di contrari al cambiamento climatico, contrasta con le valutazioni decennali pubblicate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite. Il processo per la creazione del rapporto è stato accelerato e segreto, differenziandosi dalla metodologia dell’IPCC che vede esperti nominati e accreditati che valutano migliaia di studi.
Diffamazioni nei confronti della scienza climatica
La tesi del rapporto è che il cambiamento climatico non è pericoloso. Tuttavia, Wright ha sottolineato nella propria introduzione al rapporto che l’obiettivo era fornire chiarezza e bilancio sulla situazione attuale della scienza del clima.
La National Academy of Sciences si è opposta alla tesi di Wright, definendola ‘arrogante e pretestuosa’. La scienziata Camille Parmesan ha sostenuto che questo tentativo è deliberato per sabotare la ricerca scientifica e sostituirla con ideologie insicure.
La controversia sulla rilevanza dei cicloni tropicali
Il rapporto del Dipartimento dell’Energia sostiene che non ci sono dati sufficienti per stabilire una relazione tra il cambiamento climatico e la frequenza o l’intensità dei cicloni tropicali. Tuttavia, il testo tralascia le informazioni contrarie, come quelle riportate nell’ultimo rapporto dell’IPCC.
Jim Kossin, uno dei principali ricercatori di tempeste tropicali e autore del rapporto IPCC, ha definito il documento del Dipartimento dell’Energia ‘chiaramente progettato per ingannare l’uditorio’. Secondo Kerry Emanuel, un esperto in cicloni tropicali, la mancanza di discussione sulle conseguenze idrologiche delle tempeste è una prova evidente che il rapporto nascosta i rischi del cambiamento climatico.
Il dibattito sull’aumento della temperatura estiva negli Stati Uniti
Il rapporto sostiene che le temperature estreme in America non stanno aumentando, ma questa affermazione è stata contestata da molte ricerche. Deepti Singh, una scienziata del clima dell’Università di Washington, ha sottolineato come i dati mostrino un aumento delle temperature estreme nel corso degli ultimi decenni.
Il rapporto tralascia anche che non tutti gli stati americani stanno registrando un calore crescente. Tuttavia, la maggior parte della nazione registra un riscaldamento generale e le tendenze climatiche globali mostrano un netto aumento delle temperature.
Fonti di dubbia attendibilità
Il rapporto del Dipartimento dell’Energia si basa su studi o report che sono stati spesso amplificati dalle industrie dei combustibili fossili o da gruppi conservatori che oppongono l’intervento governativo per affrontare il cambiamento climatico. Ad esempio, il rapporto cita un articolo scritto dal blogger Roy Spencer e pubblicato dal Heritage Foundation, una organizzazione conosciuta per le sue posizioni contro misure anti-inquinamento.
Conclusioni del rapporto critico
Il rapporto del Dipartimento dell’Energia non riesce a convincere la comunità scientifica. Le critiche riguardano sia il metodo di ricerca che l’interpretazione dei risultati, evidenziando come le conclusioni siano in disaccordo con i dati e le stime della maggior parte degli esperti nel campo.