Il destino dell’Alleanza Atlantica, nota come NATO, è oggetto di crescente preoccupazione negli ultimi anni, soprattutto a causa delle critiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ivo Daalder, ex ambasciatore statunitense presso l’OTAN e ora senior fellow al Belfer Center di Harvard University, sostiene che la NATO può sopravvivere ma non come la conoscevamo nei precedenti 77 anni.
Trump e le sue critiche a lungo termine
La recente ostilità di Trump verso l’OTAN non è una novità improvvisa. Per decenni, il magnate immobiliare Donald Trump ha mostrato diffidenza nei confronti delle alleanze di sicurezza statunitensi, come testimoniato da un’intervista con la rivista Playboy del 1990 in cui chiedeva ai governi alleati di pagare l’America per il suo contributo alla difesa.
Quando divenne presidente, Trump non perse tempo a denigrare l’OTAN, definendola "obsoleta" e successivamente una "tigre di carta", inutilmente inefficiente. Questa posizione è stata rafforzata dalla sua insistenza sul fatto che gli alleati europei non si sarebbero mossi per aiutare gli Stati Uniti durante il conflitto con l’Iran, affermando che i governi occidentali avrebbero "sempre" dovuto assistere l’America prima di ricevere un contraccambio.
I rischi concreti di una NATO minata dalla leadership americana
Molti osservatori ritengono che Trump non possa effettivamente ritirarsi dall’OTAN senza il consenso del Congresso, grazie a leggi come quella approvata nel 2023 da Marco Rubio. Tuttavia, la costituzionalità di tali misure è contestabile, dato che molti precedenti mostrano che i presidenti possono ritirarsi unilaterale da trattati internazionali senza l’approvazione parlamentare.
Inoltre, Trump potrebbe danneggiare l’efficacia dell’OTAN tramite azioni più subdole. Le sue critiche false e le accuse infondate contro gli alleati europei hanno già messo in dubbio il sistema di difesa comune che la NATO promuove. Inoltre, potrebbe ridurre i contingenti militari americani in Europa, rimuovere l’esercito statunitense dalla struttura comando dell’Alleanza e boicottare le riunioni all’interno del consiglio.
Articolo 5: il nucleo della NATO minacciato?
L’articolo 5 della NATO, che stabilisce la solidarietà militare in caso di aggressione contro un membro dell’alleanza, potrebbe essere messo a dura prova. In pratica, Trump potrebbe adottare una visione limitata del dovere di difesa comune, considerando persino il semplice invio di elmetti o occhiali notturni come risposta adeguata a un attacco.
Strategie per superare la crisi dell’OTAN
Facciamo ora un passo indietro e analizziamo le possibili vie d’uscita che gli alleati europei possono intraprendere. La prima opzione sarebbe aspettare la fine del mandato di Trump, nella speranza che il suo successore ripristini l’impegno americano verso NATO.
Questa strategia ha funzionato durante il primo anno della presidenza di Trump, ma non è garantito che possa essere efficace un’altra volta. La fiducia europea negli Stati Uniti è stata fortemente scossa e potrebbe richiedere molto tempo per riprendersi.
La via dell’autonomia militare europea
Una seconda opzione sarebbe quella di optare per l’indipendenza strategica europea, creando strutture difensive fuori dalla NATO. Tuttavia, questo approccio è impraticabile poiché nessuna entità puramente europea dispone della competenza operativa, logistica e istituzionale necessaria per organizzare una difesa collettiva.
Una nuova NATO europeocentrica
La terza soluzione proposta da Daalder è quella di riformare l’OTAN stessa. L’alleanza attuale, guidata dagli Stati Uniti e con un nucleo militare americano fondamentale, dovrebbe essere sostituita da una versione europeocentrica.
Europei e canadesi possiedono le risorse, l’esperienza militare, la capacità produttiva tecnologica e sempre più il desiderio politico di sostituire gli Stati Uniti al centro dell’alleanza. Gli stati membri NATO hanno già aumentato i loro stanziamenti per la difesa al livello delle spese della Guerra Fredda.
Si stanno anche adottando forme alternative del servizio militare obbligatorio e accelerando la produzione di armi alla velocità più elevata degli ultimi 40 anni. Grazie a collaborazioni con aziende ucraine, l’Europa sta rincorrendo l’innovazione tecnologica statunitense.
Innovativi progetti europei fuori dalla NATO
Si stanno avviando inoltre progetti di difesa che operano al di fuori dell’OTAN ma sono complementari alla sua missione. Ad esempio, il Joint Expeditionary Force guidato dal Regno Unito, il programma Security Action for Europe finanziato dall’Unione Europea per la collaborazione nell’acquisto di armi europee e l’iniziativa nucleare franco-tedesca.
La strada verso una nuova NATO
Per trasformare queste risorse in capacità militari operative, gli alleati europei dovrebbero avere almeno cinque anni. La velocità di questa transizione dipenderà dal grado di cooperazione americana. Di fatto, un’evoluzione dell’OTAN più europeocentrica era comunque necessaria da tempo.
Nonostante la crisi provocata da Trump, una NATO riformata sarebbe più forte e adattata ai nuovi tempi.