L’arresto dell’attivista svedese Greta Thunberg da parte delle autorità israeliane ha scatenato un’ondata di accuse, smentite e prese di posizione ufficiali che stanno alimentando un acceso dibattito internazionale. Il fermo è avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 ottobre, quando la nave della missione Global Sumud Flotilla, diretta verso la Striscia di Gaza, è stata intercettata dalla marina israeliana a poche miglia dalla costa. A bordo si trovavano 137 volontari provenienti da diversi Paesi, tra cui esponenti politici e figure pubbliche.
Le denunce dei volontari turchi
Tra coloro che hanno raccontato quanto avvenuto figura il giornalista turco Ersin Celik, rientrato a Istanbul insieme ad altri connazionali dopo il rilascio. In dichiarazioni rese alla stampa locale e alle autorità turche, Celik ha accusato i militari israeliani di aver trattato Greta Thunberg con estrema durezza durante le operazioni di abbordaggio e arresto. Secondo il suo racconto, la giovane attivista sarebbe stata bendata, ammanettata, trascinata a terra e costretta a baciare la bandiera israeliana.
Queste accuse, rilanciate da diversi media turchi, hanno alimentato una forte indignazione pubblica in Turchia e acceso le discussioni sui social network. Sümeyye Erdogan Bayraktar, figlia del presidente turco, ha accolto i volontari al loro rientro, sottolineando la gravità di quanto denunciato e chiedendo un’indagine internazionale indipendente.
Le versioni ufficiali israeliane
Poche ore dopo l’intercettazione, il ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato un messaggio sui social in cui assicurava che Greta Thunberg era «incolume» e stava per essere trasferita in Israele per le procedure legali. Nel messaggio veniva allegato un breve video in cui l’attivista appariva seduta accanto a un militare, intenta a ricevere dell’acqua e una giacca bianca.
Secondo le autorità israeliane, l’operazione si è svolta nel rispetto delle norme di sicurezza e la Flotilla è stata fermata per impedire una violazione del blocco navale imposto su Gaza. Tuttavia, la credibilità di questa versione è stata messa in discussione dalle testimonianze di altri passeggeri e da una lettera diplomatica svedese trapelata alla stampa.
La lettera di Stoccolma
Il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato una lettera inviata dal ministero degli Esteri svedese ai genitori di Greta Thunberg. Nel documento vengono descritte le condizioni in cui l’attivista sarebbe stata detenuta: «disidratazione», «cibo insufficiente» e una cella infestata da cimici che le avrebbe provocato una grave reazione cutanea.
La lettera menziona inoltre lunghi periodi in cui la giovane sarebbe stata costretta a rimanere in piedi o seduta su superfici dure. Un funzionario svedese, che ha potuto incontrarla in carcere, ha confermato queste informazioni alle autorità di Stoccolma. Le autorità svedesi hanno espresso «preoccupazione crescente» per il trattamento ricevuto e hanno avviato contatti diplomatici con Israele per ottenere chiarimenti.
Un precedente già noto
Non è la prima volta che Greta Thunberg entra in rotta di collisione con le autorità israeliane. Già il 7 giugno era stata arrestata mentre tentava di raggiungere Gaza a bordo della nave Madleen. In quell’occasione era stata espulsa con il divieto di ingresso nel Paese per cento anni. La nuova partecipazione alla Flotilla è stata interpretata da molti osservatori come un gesto di sfida simbolica, che ha inevitabilmente irrigidito la risposta israeliana.
Reazioni e preoccupazioni internazionali
Organizzazioni umanitarie e attivisti hanno espresso preoccupazione per la sorte degli attivisti coinvolti nella missione, molti dei quali sono considerati “recidivi” dalle autorità israeliane. Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana del Global Movement to Gaza, ha sottolineato la necessità di una vigilanza internazionale attenta per prevenire trattamenti punitivi nei confronti dei volontari arrestati.
Anche governi europei e ONG internazionali stanno seguendo con attenzione il caso, che si inserisce in un contesto già teso per la guerra in corso tra Israele e Hamas e per il crescente coinvolgimento di figure pubbliche nelle iniziative pro-Gaza.
Un caso destinato a far discutere
L’arresto di Greta Thunberg non è soltanto un episodio di cronaca legato a una missione umanitaria, ma un evento che ha acceso nuove tensioni diplomatiche tra Israele, la Svezia e la Turchia. Le versioni contrastanti sulle condizioni della sua detenzione e sulle modalità dell’arresto rendono il caso ancora più delicato.
La vicenda potrebbe avere conseguenze significative nei rapporti tra i Paesi coinvolti e rilancia il dibattito internazionale sul trattamento dei volontari che cercano di rompere il blocco navale di Gaza.