L’Europa si trova in una situazione critica per quanto riguarda le riserve di gas naturale, con livelli così bassi da far temere nuovi problemi energetici in caso di guerra prolungata e temperature fredde che aumenteranno la domanda di riscaldamento. Tuttavia, il principale consumatore europeo sembra non preoccuparsene: la Germania.

Il problema europeo di gas

L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi per la raccolta delle riserve di gas, come il 90% del totale capacità entro l’inizio dell’inverno. Questa soglia è stata ridotta a causa della guerra in Iran e della minaccia di un consumo spaventoso da parte dei cittadini europei che temono le carenze energetiche.

La sfida della Germania

I livelli di gas negli scambi europei hanno già risentito della conflittualità attorno allo stretto di Hormuz, con il prezzo del benchmark europeo del gas naturalmente più alto rispetto a quattro mesi prima dell’inizio della guerra in Iran. Secondo il report di Rapidan Energy Analytics, le riserve continueranno ad aumentare lentamente, raggiungendo solo il 65% della capacità massima entro novembre.

La Germania, come più grande consumatrice europea, ha visto le sue riserve riempirsi più lentamente rispetto agli altri paesi. Secondo i dati più recenti, gli scambi di gas in Germania sono al livello più basso dai tempi della guerra in Ucraina.

Il dilemma del mercato libero

A differenza degli altri paesi europei, la Germania ha adottato un approccio più distaccato e basato sul mercato per rifornire le sue riserve. La ministra dell’Energia tedesca si è rifiutta di intervenire direttamente sui prezzi del gas, lasciando l’iniziativa alle compagnie private.

"È responsabilità delle aziende e dei trader riempire i depositi per l’inverno", ha dichiarato un portavoce della ministero dell’Energia tedesco a POLITICO. "Un intervento governativo potrebbe limitare la disponibilità del gas sul mercato, aumentando ulteriormente le pressioni sui prezzi".

Prospettive incerte

Analisti come Laurent Ruseckas di S&P Global sostengono che l’approccio della Germania potrebbe essere rischioso. In caso di temperature estreme, i trader potrebbero dover acquistare ulteriori forniture a breve termine, aumentando ulteriormente le pressioni sui prezzi.

La sfida delle acquisizioni internazionali

Il mercato del gas è stato ulteriormente complesso dall’abbandono dei contratti di lungo periodo con la Russia e l’adozione invece di acquisti più corti di gas liquefatto (LNG) sull’economia globale. Queste forniture sono molto mobili e vanno al miglior offerente, rendendo i compratori europei esposti alle fluttuazioni del mercato internazionale.

La necessità di intervento?

Heinermann ha suggerito che anche se le riserve tedesche raggiungono il 76% della capacità totale, ciò non assicura la copertura dei bisogni in caso di un’inverno particolarmente freddo. L’aumento delle pressioni sulle forniture potrebbe avere ripercussioni sui paesi confinanti.

Il governo tedesco ha annunciato piani per una nuova riserva di gas d’emergenza, ma questi interventi avranno effetto solo a partire da giugno dell’anno successivo. Altri paesi europei stanno già adottando misure più drastiche: il Belgio e i Paesi Bassi hanno allocato risorse significative per le proprie compagnie di gas.

Anche SEFE, la principale azienda tedesca del settore, ritiene che sia raggiungibile la soglia del 70%, ma non senza un intervento diretto dal governo. Un portavoce di Uniper ha invece avvertito che "sarà sempre più difficile raggiungere gli obiettivi senza una modifica delle politiche".

L’Europa si trova in una situazione delicata per quanto riguarda le riserve di gas. La Germania, come il principale consumatore del blocco, deve trovare un equilibrio tra la necessità di intervento diretto e la volontà di mantenere un mercato libero. Solo il tempo dirà se l’approccio attuale sarà sufficiente a garantire la sicurezza energetica durante l’inverno.

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