Una frattura che scuote l’intero continente americano. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato la sospensione immediata della cooperazione di intelligence con gli Stati Uniti, interrompendo decenni di collaborazione nella lotta al narcotraffico. La decisione, comunicata con un messaggio ufficiale su X, arriva dopo una serie di accuse durissime rivolte all’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, che secondo Bogotá avrebbe condotto operazioni militari letali in acque internazionali contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga.

Secondo il leader colombiano, alcuni degli attacchi avrebbero provocato la morte di civili, trasformando la “guerra alla droga” in un conflitto senza regole. “La lotta al narcotraffico non può calpestare i diritti umani del popolo caraibico”, ha dichiarato Petro, accusando Washington di esecuzioni extragiudiziali.

Un’alleanza storica che si spezza

Per oltre quarant’anni, Colombia e Stati Uniti sono stati alleati inseparabili nella guerra alla droga. Fin dai tempi del celebre Plan Colombia, varato nel 1999, Washington ha investito più di 10 miliardi di dollari in aiuti militari, programmi di sicurezza e campagne di eradicazione delle piantagioni di coca. Il Paese sudamericano era diventato il perno delle strategie americane in Sudamerica, con una cooperazione costante tra le forze armate dei due Paesi.

La scelta di Petro rappresenta una rottura storica con questa tradizione. Da tempo il presidente colombiano, primo leader di sinistra nella storia del Paese, critica la strategia statunitense definendola “fallimentare e disumana”. Secondo la sua visione, il modello repressivo imposto da Washington ha colpito duramente contadini poveri e comunità rurali, senza intaccare davvero i flussi finanziari dei cartelli della droga.

Gli attacchi nel Mar dei Caraibi

La scintilla della crisi è arrivata con una serie di operazioni militari condotte da unità navali statunitensi nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico. Secondo i dati diffusi da Bogotá, almeno 75 persone sarebbero rimaste uccise negli ultimi tre mesi, in gran parte in attacchi contro barche sospettate di trasportare stupefacenti.

Il governo colombiano denuncia che molte delle imbarcazioni sarebbero state colpite senza preavviso né tentativi di arresto, e che in più di un caso le vittime erano pescatori locali, non narcotrafficanti. Petro ha chiesto un’indagine internazionale e ha chiesto apertamente che Trump venga “indagato per crimini di guerra”.

“Non si può bombardare un popolo in nome della legalità – ha dichiarato il presidente colombiano –. Nessuno può arrogarsi il diritto di essere giudice e carnefice in acque internazionali.”

Washington reagisce con sanzioni

La risposta degli Stati Uniti non si è fatta attendere. Poche settimane prima della rottura ufficiale, l’amministrazione Trump aveva imposto sanzioni economiche contro Petro e alcuni membri della sua famiglia, accusandolo di non fare abbastanza per combattere i cartelli della droga. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha affermato che “il governo colombiano ha lasciato prosperare le organizzazioni criminali, trasformando il Paese in un rifugio sicuro per i narcos”.

Petro ha ribattuto parlando di un “ricatto politico” e di una “campagna di delegittimazione” orchestrata da Washington. “I cartelli – ha detto – non si combattono con i missili, ma colpendo il denaro sporco che circola nelle banche internazionali.”

Il Venezuela in allerta e la tensione nel Caribe

La crisi tra Colombia e Stati Uniti si inserisce in un contesto regionale già teso e instabile. Washington ha rafforzato la propria presenza militare nel sud dei Caraibi, dispiegando otto navi da guerra, un sottomarino e jet da combattimento, ufficialmente per monitorare il traffico di droga. Ma il governo venezuelano di Nicolás Maduro ha definito la mossa “una provocazione diretta”, accusando gli Stati Uniti di voler militarizzare l’area.

Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López ha annunciato l’avvio di esercitazioni militari e mostrato in diretta televisiva un sistema missilistico piazzato a Caracas, definendo la situazione “un rischio per la sovranità del Paese e per la stabilità dell’intera regione”.

Verso una nuova dottrina latinoamericana sulla droga

Con la sospensione della cooperazione con Washington, Petro punta a ridefinire la strategia antidroga dell’America Latina. Il nuovo approccio si basa su tre pilastri: la regolamentazione del mercato della coca, la lotta ai flussi finanziari del narcotraffico e la tutela dei diritti umani delle comunità rurali coinvolte nella produzione.

Secondo fonti vicine al governo colombiano, l’obiettivo è quello di costruire un fronte comune tra i Paesi sudamericani, capace di elaborare politiche autonome, lontane dall’influenza degli Stati Uniti.

Gli analisti internazionali parlano già di una “dottrina Petro”, una linea che potrebbe cambiare radicalmente l’equilibrio geopolitico del continente. Se la Colombia, storico bastione della politica antidroga americana, rompe l’alleanza con Washington, l’intero asse di sicurezza regionale rischia di essere riscritto.

Una cosa è certa: la guerra alla droga non sarà più la stessa. E mentre le accuse volano da una sponda all’altra del Mar dei Caraibi, la diplomazia mondiale osserva con crescente preoccupazione una crisi che potrebbe aprire un nuovo capitolo nella storia dei rapporti tra Nord e Sud America.

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