Alla vigilia del Consiglio europeo del 23 ottobre, il tema dell’utilizzo degli asset russi congelati per sostenere finanziariamente l’Ucraina divide ancora i leader dell’Unione. Nonostante settimane di negoziati e incontri preliminari, tra gli Stati membri non è stato raggiunto un accordo unanime. La proposta, che prevede l’impiego degli interessi generati dai beni russi bloccati nelle banche europee per finanziare un nuovo prestito all’Ucraina, è considerata troppo delicata per essere approvata senza il consenso di tutti i governi.

Un’intesa ancora lontana

Secondo fonti diplomatiche europee, durante la riunione preparatoria tra gli ambasciatori non è emerso un compromesso. Per questo motivo, il punto resterà “tra parentesi” nel testo delle conclusioni da sottoporre ai capi di Stato e di governo. La questione è complessa e presenta risvolti giuridici, finanziari e politici che rendono difficile trovare una linea condivisa.
Il piano europeo prevede la creazione di un meccanismo finanziario basato sugli interessi maturati dagli asset russi immobilizzati, che ammontano a centinaia di miliardi di euro. Queste risorse sarebbero utilizzate come garanzia per un prestito destinato a sostenere la ricostruzione dell’Ucraina, devastata da oltre due anni di conflitto.

Le posizioni dei Paesi contrari

Tra i governi che hanno espresso la propria contrarietà figurano l’Ungheria e la Slovacchia, entrambe su posizioni più vicine a Mosca. Budapest, in particolare, considera l’iniziativa una violazione del diritto internazionale e teme che un simile precedente possa minare la credibilità dell’Unione sui mercati globali. Anche Bratislava si è allineata a questa posizione, chiedendo ulteriori garanzie legali.

A frenare l’accordo è anche il Belgio, che si trova in una posizione particolarmente delicata. Nel Paese ha sede Euroclear, l’istituto finanziario che detiene la quota più consistente degli asset russi congelati, stimati in oltre 200 miliardi di euro. Bruxelles teme che un utilizzo improprio di tali fondi possa avere ripercussioni sulla stabilità del sistema finanziario europeo e sul ruolo internazionale delle infrastrutture belghe. Il governo belga chiede quindi una condivisione dei rischi tra tutti gli Stati membri e la garanzia che la misura non riguardi soltanto gli asset custoditi da Euroclear, ma l’intero patrimonio congelato a livello comunitario.

La posizione italiana

Nel suo intervento al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso cautela sul tema. Pur ribadendo la solidarietà dell’Italia all’Ucraina, ha sottolineato la necessità di rispettare i principi del diritto internazionale e di agire nel pieno rispetto della legalità. “Ogni passo – ha dichiarato – deve essere sostenibile, sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello della stabilità finanziaria e monetaria dell’area euro.”

La linea italiana è dunque orientata alla prudenza, condivisa anche da altri Paesi dell’Unione che temono possibili conseguenze economiche e diplomatiche di un’iniziativa troppo radicale.

Le reazioni di Mosca

Dal Cremlino è arrivato un avvertimento diretto ai governi europei. In un lungo messaggio pubblicato sui social, l’ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov, ha definito la proposta “il furto del secolo”, avvertendo che la Russia considererebbe l’uso dei propri beni congelati come un atto di pirateria finanziaria. “Un simile passo – ha scritto – comprometterebbe per anni ogni possibilità di ripristinare la cooperazione economica e commerciale con la Russia.”

Le autorità di Mosca sostengono che il sequestro e la successiva redistribuzione dei fondi russi rappresenterebbero una violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, oltre che un pericoloso precedente per il sistema economico globale.

Le prospettive del vertice

Il Consiglio europeo si preannuncia quindi teso. I leader dovranno decidere se procedere con il progetto o rimandare ulteriormente la decisione. L’obiettivo della Commissione è creare un fondo di sostegno stabile per Kiev, capace di finanziare non solo la ricostruzione ma anche le spese correnti dello Stato ucraino. Tuttavia, senza l’unanimità, qualsiasi passo avanti rischia di restare bloccato.

La discussione di Bruxelles metterà alla prova la coesione politica dell’Unione in uno dei momenti più delicati del conflitto. Mentre Kiev chiede risorse e garanzie, l’Europa si trova divisa tra la volontà di sostenere l’Ucraina e la necessità di non oltrepassare i limiti del diritto internazionale. Un equilibrio fragile, che il vertice del 23 ottobre dovrà tentare di ricomporre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *