Il mercato automobilistico europeo continua a crescere, ma la tanto proclamata “rivoluzione verde” non sta decollando. I numeri parlano chiaro: nonostante incentivi, campagne pubblicitarie e un costante pressing politico, gli automobilisti europei non si stanno convertendo in massa all’auto elettrica. Anzi, il motore termico, in una forma o nell’altra, resta il vero protagonista delle vendite.
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Associazione dei costruttori europei (ACEA), nei primi nove mesi del 2025 le immatricolazioni complessive di nuove auto sono cresciute dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, con un balzo del +10% solo a settembre. Un risultato positivo che però nasconde una verità scomoda per Bruxelles: la crescita non arriva dal segmento elettrico, ma da modelli tradizionali e soprattutto ibridi.
Le auto elettriche pure, cioè quelle alimentate esclusivamente a batteria, si sono fermate a una quota del 16,1% del mercato europeo, un dato praticamente identico a quello dello scorso anno. Una stagnazione che contrasta con le ambizioni dell’Unione Europea, che aveva puntato su una crescita costante per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati entro il 2035.
A trainare le vendite, invece, sono stati i veicoli ibridi, che oggi rappresentano il 34,7% del totale delle immatricolazioni: più del doppio rispetto alle auto completamente elettriche. Questi modelli, che uniscono un motore termico a uno elettrico, sembrano essere la risposta più “umana” e accessibile alla transizione verde. Offrono infatti autonomia, praticità e costi più contenuti rispetto ai veicoli a batteria, che continuano a essere penalizzati da prezzi elevati, tempi di ricarica lunghi e una rete infrastrutturale ancora insufficiente.
Le auto benzina e diesel, nonostante un calo complessivo di quasi dieci punti percentuali rispetto al 2024, mantengono comunque un 37% di quota di mercato complessiva, confermando che la propulsione tradizionale resta il riferimento per milioni di automobilisti. Nello specifico, il benzina copre il 27,7% del mercato e il diesel il 9,3%.
Questi numeri tracciano un quadro preciso delle preferenze dei consumatori: la maggioranza non è ancora disposta ad abbandonare del tutto il motore termico. La transizione ecologica imposta dall’alto, fatta di divieti e scadenze rigide, sembra dunque scontrarsi con la realtà quotidiana fatta di esigenze concrete — costi, affidabilità e libertà di movimento.
Le politiche “green” dell’Unione Europea, pensate per accelerare il passaggio all’elettrico, rischiano così di produrre l’effetto opposto: diffidenza, confusione e una crescente distanza tra cittadini e istituzioni. Molti automobilisti vedono nell’auto elettrica non una scelta ecologica, ma un’imposizione ideologica. Il risultato è che si preferisce l’ibrido, una soluzione intermedia che consente di ridurre i consumi e le emissioni senza rinunciare completamente al carburante tradizionale.
La situazione rivela anche un problema strutturale: i prezzi elevati delle auto elettriche restano un ostacolo insormontabile per buona parte delle famiglie europee. A ciò si aggiunge la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica, soprattutto nei centri minori e nelle aree rurali, che rende impraticabile l’utilizzo quotidiano di un veicolo elettrico per molti automobilisti.
Il messaggio che arriva dai consumatori è netto: le persone non vogliono essere costrette a cambiare abitudini senza garanzie concrete. L’elettrico affascina, ma non convince. La fiducia arriverà solo quando il progresso tecnologico permetterà di abbassare i costi e garantire la stessa comodità di un’auto tradizionale.
In questo scenario, il tanto annunciato addio al motore a combustione entro il 2035 sembra sempre più un obiettivo difficile da raggiungere. Gli europei continuano a scegliere secondo logiche di convenienza e praticità, non secondo le imposizioni dei piani ecologici.
Finché le istituzioni non affronteranno le vere criticità del settore — infrastrutture, costi e autonomia — la transizione resterà un progetto incompiuto. Per ora, gli automobilisti mandano un segnale inequivocabile: la sostenibilità sì, ma non a qualsiasi prezzo.