Tra le misure più discusse della legge di bilancio 2026 spicca la nuova imposta destinata a banche e assicurazioni, un provvedimento che promette di generare oltre quattro miliardi di euro di entrate per lo Stato ma che, al tempo stesso, ha provocato tensioni politiche e forti perplessità nel settore finanziario. Sostenuta con decisione dalla Lega e accolta con maggiore cautela da Forza Italia, la misura rappresenta uno dei punti centrali della manovra, concepita per garantire nuove risorse a un bilancio pubblico sotto pressione.
L’aumento dell’Irap
Il fulcro dell’intervento è l’aumento dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. A partire dal 2026, le aliquote per banche e compagnie assicurative subiranno un incremento di due punti percentuali, con un’applicazione graduale fino al 2028. Per gli istituti di credito, l’attuale 4,65% salirà al 6,65%, mentre per le assicurazioni l’aliquota passerà dal 5,90% al 7,90%. Il gettito derivante da questa misura dovrebbe confluire nelle casse regionali, rafforzando servizi essenziali come la sanità e il welfare locale. Il Governo presenta questo aumento come un contributo straordinario da parte di due settori che, negli ultimi anni, hanno beneficiato di margini record, ma le associazioni di categoria avvertono che la misura rischia di ridurre gli investimenti e di compromettere la competitività.
Il ritorno della tassa sugli extraprofitti
Un’altra novità riguarda la reintroduzione, in forma indiretta, della tassa sugli extraprofitti bancari, già tentata nel 2023 e poi sostanzialmente neutralizzata dalle stesse banche attraverso la creazione di riserve di capitale non distribuibili. La nuova versione della norma stabilisce che, nel momento in cui queste riserve verranno liberate o utilizzate — per esempio per pagare dividendi o finanziare operazioni di buyback — le somme saranno soggette a un’imposta sostitutiva del 27,5%. L’aliquota aumenterà al 33% se la distribuzione avverrà nel 2027. Lo scopo è monetizzare almeno in parte le riserve accantonate, ottenendo un gettito immediato stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro.
Le modifiche alla deducibilità degli interessi passivi e alle DTA
Un altro tassello della manovra riguarda la deducibilità degli interessi passivi, ovvero il costo del denaro preso in prestito dalle imprese. Finora la deduzione era totale, ma la legge di bilancio introduce una riduzione progressiva: 97% nel 2026, 98% nel 2027 e 99% nel 2028. Anche se l’impatto immediato sui conti pubblici sarà modesto, a regime il Governo stima di incassare circa 500 milioni di euro annui.
Parallelamente, viene rinviata ancora una volta la possibilità per le banche di dedurre dal reddito imponibile le perdite fiscali collegate alle cosiddette DTA (Deferred Tax Assets), ovvero le attività per imposte anticipate maturate negli anni precedenti. Si tratta di un ulteriore slittamento di una misura già rimandata più volte, con cui lo Stato mira a rinviare una compensazione che ridurrebbe il gettito fiscale nel breve periodo.
Le stime della Ragioneria dello Stato
Secondo le proiezioni ufficiali, nel 2026 l’aumento dell’Irap dovrebbe garantire circa 1,15 miliardi di euro, mentre il rinvio delle DTA porterebbe altri 1,18 miliardi. Le modifiche sulla deducibilità degli interessi passivi avranno effetti minimi iniziali, ma cresceranno negli anni successivi. Se le banche decidessero di sbloccare parte delle riserve di capitale nel 2026, lo Stato potrebbe incassare ulteriori 1,6 miliardi di euro, contribuendo a rafforzare il bilancio in vista del 2027.
Le incognite per consumatori e imprese
Sebbene la nuova imposta miri a colpire gli extraprofitti accumulati negli ultimi anni, molti osservatori temono che l’effetto reale possa ricadere sui clienti. Le banche e le compagnie assicurative, per compensare il peso della tassazione, potrebbero aumentare le commissioni, i costi dei mutui o i premi assicurativi. È un rischio concreto, anche se non inevitabile, che potrebbe vanificare gli effetti redistributivi della misura.
Inoltre, l’aumento dei costi per gli intermediari finanziari potrebbe spingere a un irrigidimento nell’erogazione del credito, con conseguenze negative per famiglie e imprese.
Un equilibrio difficile
La tassa su banche e assicurazioni si presenta dunque come un’arma a doppio taglio: da un lato, consente di reperire risorse preziose per finanziare i servizi pubblici; dall’altro, rischia di alimentare tensioni nel sistema economico e di penalizzare, indirettamente, gli stessi cittadini. Mentre la maggioranza cerca di presentare la misura come un atto di equità, il dibattito politico rimane acceso e lascia prevedere ulteriori modifiche nel percorso parlamentare della manovra.