Una conferenza sulla pace tra Israele e Palestina si è trasformata in una scena di caos e violenza nel cuore di Venezia, dove il clima di tensione intorno al conflitto mediorientale ha raggiunto un livello mai visto prima. Lunedì sera, nel polo universitario di Ca’ Foscari a San Giobbe, un gruppo di studenti e militanti di estrema sinistra ha assediato l’aula in cui era atteso Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele ed ex deputato, costringendolo a spostare all’ultimo momento il suo intervento in una sede segreta.
L’incontro, pensato come un dialogo sulla pace e sul ruolo dell’Europa nel conflitto israelo-palestinese, è diventato teatro di una violenta contestazione pro-Palestina. Gli organizzatori, preoccupati per la sicurezza del relatore, avevano già tentato di mantenere segreto l’orario e la nuova ubicazione, ma i contestatori hanno scoperto tutto e si sono presentati in massa, armati di megafoni, striscioni e slogan “antisionisti”.
L’assedio tra urla e simboli d’odio
Secondo i testimoni, la manifestazione è degenerata in pochi minuti. I contestatori hanno marciato lungo Cannaregio, passando davanti alle sinagoghe storiche del ghetto veneziano, oggi blindate per il timore di nuovi episodi antisemiti. In un gesto che ha indignato la comunità ebraica, alcuni di loro hanno calpestato le pietre d’inciampo – i piccoli memoriali in ottone che ricordano le vittime veneziane della Shoah – gridando insulti e slogan violenti contro gli ebrei e contro lo stesso Fiano.
Sulla porta dell’aula è comparsa la scritta “Sionista zitto”, accompagnata da una bestemmia in dialetto. Altri hanno mimato il gesto di una pistola P38, simbolo degli anni di piombo, e gridato frasi come “Fiano appeso a testa in giù” e “ebrei dovete sparire”. Alcuni testimoni hanno descritto la scena come una “spedizione punitiva”, un agguato pianificato per impedire al relatore di parlare.
Gli agenti della Digos e la scorta di Fiano sono intervenuti per contenere la situazione, evitando il contatto diretto e l’escalation fisica. Ma la tensione è rimasta altissima per tutta la serata.
La ferita di un’eredità familiare
L’attacco ha colpito profondamente Emanuele Fiano, figlio di Nedo Fiano, unico sopravvissuto della sua famiglia all’Olocausto. “È stato come rivivere il dramma di mio padre nel 1938”, avrebbe confidato il politico dopo l’episodio. L’obiettivo della conferenza, ha ricordato, era un confronto sereno sulle due tragedie che oggi devastano il Medio Oriente: quella del popolo israeliano e quella dei palestinesi.
Ma la violenza del blitz ha fatto emergere un altro tema, ben più ampio: la rinascita dell’antisemitismo in Italia e in Europa. Negli ultimi mesi, Venezia è stata teatro di scritte minacciose come “sgozzate i figli degli ebrei” e di attacchi verbali sempre più frequenti. Il centro storico è oggi sorvegliato da decine di pattuglie armate, mentre le autorità cercano di contenere un’ondata d’odio che ricorda tempi bui.
Divisioni dentro e fuori l’università
La reazione politica e accademica è stata immediata. Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica veneziana, ha definito l’episodio “una ferita per la città” e un segnale allarmante di come la memoria storica stia cedendo il passo alla propaganda. “Si è voluto soffocare il dialogo per mostrare una Venezia piegata alle posizioni di Hamas”, ha dichiarato.
Diversa la versione dei manifestanti del Fronte della Gioventù Comunista e dei collettivi Sumud e Lisc, che parlano di “contestazione pacifica” e negano qualsiasi violenza fisica. “Fiano aveva già parlato per quaranta minuti – ha detto una portavoce –. Nessuno lo ha aggredito. Non siamo antisemiti, ma antisionisti”.
La rettrice Tiziana Lippiello, già alle prese con le occupazioni studentesche e le proteste pro-Palestina, ha definito “grave e inaccettabile” quanto accaduto, ma ha anche chiarito che l’università non sporgerà denuncia fino all’identificazione certa dei responsabili.
Condanna unanime e ferite aperte
Da Liliana Segre a Massimo Cacciari, fino alla ministra Anna Maria Bernini, le voci istituzionali e culturali hanno espresso condanna unanime. “Non si può permettere che l’odio torni nelle università italiane”, ha detto Segre, inviando a Fiano “un saluto affettuoso e materno”.
Cacciari ha invitato a non generalizzare, definendo i contestatori “un manipolo di idioti che si dichiarano antisionisti ma alimentano l’antisemitismo”. Tuttavia, ha ammesso che episodi simili sono il segnale di un clima di intolleranza crescente, in cui la libertà di parola è messa in discussione.
Venezia sotto assedio
Oggi ghetto, calli e atenei sono sorvegliati giorno e notte. Le pattuglie della polizia presidiano ogni ingresso, mentre la città si interroga sul proprio futuro. Venezia, culla di cultura e tolleranza, si trova di fronte a una prova difficile: difendere la libertà di espressione e la memoria storica senza cedere al fanatismo e alla paura.
Perché se l’odio riesce a mettere a tacere chi vuole parlare di pace, la violenza non resta più fuori dalle aule: entra dentro, e vince.